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Quattro appuntamenti con il cinema di Pasolini a Pineta Sacchetti

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pasolini-regista240.jpgNovembre e Pasolini, un binomio tristemente inscindibile. In occasione del quarantennale della morte, la biblioteca Casa del Parco – in via della Pineta Sacchetti 78 – ne ripercorre in parte la parabola di regista con la proiezione, ogni venerdì a partire dalle 16, di quattro suoi film. Quattro appuntamenti con il neorealismo pasoliniano proprio da non mancare.

Si comincia venerdì 6 novembre con la sua opera più famosa, “Accattone” (1961), con protagonista Carlo Citti nei panni di Vittorio Cataldi, un poveraccio romano che vive di espedienti e per mantenersi fa di tutto, anche il “magnaccia”. Ma quando si innamora di Stella, una ragazza che aveva invano cercato di convincere a prostituirsi, decide di mettere la testa a posto e cercarsi un lavoro.

Anche se i buoni propositi dureranno poco…”Accattone” fu il primo film di Pasolini ed era una sorta di trasposizione su pellicola dei suoi precedenti lavori letterari.

Venerdì 13 sarà invece la volta di “Mamma Roma” (1962), con la grandissima Anna Magnani nei panni di una prostituta che per amore del figlio, e per garantirgli un futuro migliore, abbandona il marciapiede ed inizia un’attività onesta.

Solo che, come spesso accade, il passato ritorna e lei è costretta di nuovo a prostituirsi. Il figlio, fino ad allora ignaro del mestiere della madre, non glielo perdona e torna a rubare, fino al tragico epilogo.

Il 20 toccherà a “Il Vangelo secondo Matteo” (1964), meravigliosa e fedele trasposizione su pellicola della vita di Gesù com’è descritta – appunto – nel Vangelo di Matteo. Il film però restituisce una storia di Cristo molto più documentaristica e meno dogmatica, sull’onda degli scritti di un illustre filosofo dell’Ottocento, Ernst Renan, che per primo iniziò quest’opera di storicizzazione della figura di Gesù.

Il film fu girato in varie località, tra cui Matera che nel 2004 fece da set anche per le riprese de “The Passion” di Mel Gibson. “Il Vangelo secondo Matteo” è stato probabilmente il più bel film italiano sulle Sacre Scritture fino a “Gesù di Nazareth” di Franco Zeffirelli. Da vedere e rivedere.

E poi venerdì 27 c’è lui, Totò. Sì perché con Pasolini recitò pure il grande comico napoletano, che negli ultimi anni della sua carriera venne “scoperto” anche dal cinema impegnato (lavorò con Lattuada, Risi, e Fellini lo avrebbe voluto per un suo film che però non fu mai realizzato).

Con Pasolini nel 1966 – un anno prima di morire – fece “Uccellacci e Uccellini”, il film sul corvo marxista, un piccolo gioiello del cinema italiano.

E’ la storia di due uomini, padre (Totò) e figlio (Ninetto Davoli), che lungo il cammino si imbattono in un corvo parlante che dispensa loro considerazioni filosofiche sul marxismo e gli racconta la storia di due frati francescani – anch’essi interpretati da Totò e Davoli – a cui San Francesco aveva ordinato di evangelizzare i falchi e i passeri mettendo così fine alla loro rivalità. Cosa che ovviamente ai due non riuscì.

Pasolini neo neorealista

Il cinema di Pasolini è stato un nuovo neorealismo dopo il neorealismo di De Sica, Rossellini, Visconti e Antonioni. Anche i suoi film erano drammatici e raccontavano la realtà della gente comune. La differenza però è che Pasolini andava più a fondo, raccontava il sottoproletariato, le borgate, i “ragazzi di vita”.

Anche lui utilizzava perlopiù attori non professionisti, e anche i suoi film avevano finali drammatici. Insomma, se il filone neorealista all’inizio degli anni ’50 andò lentamente trasformandosi in commedia all’italiana, Pasolini nei ’60 lo recuperò alle radici.

Ma era il suo stile allegorico e visionario a fare la differenza. Tanto che fu d’ispirazione per molti cineasti venuti dopo. Non più tardi di un anno fa Abel Ferrara, nel presentare al Festival di Venezia il suo “Pasolini”, con Willem Defoe nei panni del protagonista, disse che il grande autore romano è stato per lui una fonte continua d’ispirazione nel tempo.

Non solo. Anche uno tra i più stimati fotografi e registi di videoclip musicali degli ultimi trent’anni, l’olandese Anton Corbjin (ha firmato i video più famosi di Depeche Mode, U2 e Nirvana, ma ha anche diretto film come “Control” e “La spia – A most wanted man”), non ha mai nascosto l’influenza che ha avuto su di lui PPP. Questo a dimostrare la trasversalità del suo lascito.

Perchè Pasolini è stato uno dei personaggi più amati, controversi e discussi sia in Italia che all’estero. Un pensatore, un outsider, che oggi celebriamo pur senza averne mai veramente assimilato il pensiero. Un pensiero che ha espresso in mille modi come poeta, romanziere, giornalista, regista, drammaturgo, ma che forse non è riuscito a cambiare il mondo.
Ma alla domanda “qual è la vera vittoria, quella che fa battere le mani o i cuori ?” noi la risposta ce l’abbiamo.

Valerio Di Marco

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