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    Diciannove usi obbedir tacendo

    silenzio.jpgQuando diciannove eletti in rappresentanza della collettività anziché ascoltare gli umori dei propri elettori sposano il motto della Benemerita ed ubbidiscono a testa china ad un ordine di scuderia imposto dall’alto contro le richieste che vengono dal basso, che democrazia è?

    Usi obbedir tacendo. Lo scolpiremo sull’ingresso di via del Tritone 142 dove nella giornata di venerdì 30 ottobre è stata scritta una delle più brutte pagine della storia politica della capitale.

    Là, diciannove consiglieri PD sono stati visti a testa bassa davanti ad un notaio invece di essere a fronte alta in aula Giulio Cesare.

    Il risultato sarebbe stato lo stesso, Marino lo avrebbero sfiduciato e fatto cadere. Ma sarebbe caduto alla luce del sole, nel nome della trasparenza e della democrazia.

    Oggi invece Marino è stato impallinato, anzi “accoltellato”, come ha detto.

    Si era presentato come l’uomo nuovo alla guida della città, un uomo al di sopra di ogni sospetto, estraneo alle lotte di potere, ai manierismi, alle beghe di palazzo. Voleva cambiare Roma, ma per cambiare Roma e la politica romana ce ne vuole veramente.

    Discutibili già le sue prime scelte. Appena eletto si era intestardito – nonostante tutti i problemi ereditati – con la pedonalizzazione dei Fori Imperiali creando subito sconcerto fra chi s’aspettava invece immediati interventi sul traffico, sull’inquinamento, sulla mobilità, sull’abusivismo commerciale ed edilizio.

    Di cose poi, in due anni ne ha comunque fatte: ha chiuso Malagrotta, ha tolto i camion bar dal centro storico, ha varato un nuovo piano generale del traffico urbano (peraltro discusso e discutibile), ha dato un nuovo impulso alla raccolta differenziata, ha messo (o tentato di mettere) ordine in AMA e ATAC sconquassate da scandali e parentopoli, solo per citarne alcune.

    Non è stato scalfito a livello personale da Mafia Capitale e questo senza dubbio va a suo vanto.

    La sua immagine però – e questo è un qualcosa che un primo cittadino non può permettersi – si è rapidamente opacizzata e sbiadita con episodi che nulla dovrebbero avere a che vedere con il sindaco della città caput mundi. A partire dalla Panda rossa finendo con gli scontrini e l’avviso di garanzia noto ma taciuto fino all’ultimo minuto.

    Una gaffe dopo l’altra, compreso il tira e molla delle dimissioni: prima annunciate, ma con riserva, poi ritirate sul filo di lana. Gli è andata male ma se l’è cercata, è caduto goffamente in tranelli che si è creato da solo.

    Un sindaco gaffeur non dura, non può durare. Il suo stesso partito l’ha mollato.

    Ma c’è modo e modo di mollare. C’è quello delle segrete stanze e c’è quello alla luce del sole. C’è quello studiato alla scacchiera e c’è quello basato sul confronto e sul giudizio pubblico.

    E un partito che pur si chiama democratico ha scelto la prima strada, quella del trasformismo, degli atti notarili, rinunciando alla democrazia e “tradendo ciò che ha nel suo dna“.

    Marino aveva chiesto – ma con giravolte e capriole gli è stato negato – di poter intervenire in Assemblea Capitolina per illustrare successi ed errori e dopo un dibattito sottomettersi al giudizio degli eletti. Che poi avrebbero pure votato la sfiducia, transeat, ci stava tutta.

    Ma è così che funziona in democrazia. Diteglielo a quei diciannove usi obbedir tacendo.

    Claudio Cafasso

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    2 COMMENTI

    1. Non solo i diciannove (più sette) hanno tradito il loro mandato, le istituzioni e gli elettori, ma così facendo (dal notaio!!) hanno compiuto l’unico passo che non avrebbero dovuto compiere: dare al sindaco uscente un’ occasione per costruirsi il “santino” da martire.

    2. Condivido questo articolo e aggiungo non ci si aspettava ne’il modo ne’la maniera in cui hanno tramato e rispetto per gli elettori o per lo meno per chi segue la politica 0 .non si fa cosi’!!!!!!!!!!!

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