Home ATTUALITÀ Dimissioni Marino, Municipi tutti a casa… o no?

Dimissioni Marino, Municipi tutti a casa… o no?

15presidenti.jpgCon le dimissioni da sindaco di Ignazio Marino, formalizzate lunedì 12 ottobre, si è messa in moto la procedura prevista dall’articolo 53 del TUEL, Testo Unico sugli Enti Locali, sulla base del quale devono trascorrere venti giorni prima che esse siano efficaci. In questo periodo sindaco, giunta e consiglio hanno solo poteri di ordinaria amministrazione.

Al termine dei venti giorni, cioè il prossimo 2 novembre, il prefetto della capitale, Franco Gabrielli, scioglierà il consiglio comunale e procederà alla nomina del Commissario, che resterà in carica per massimo 90 giorni, dopodichè dovrà essere nominato un commissario straordinario che porterà la città alle elezioni.

Il commissario potrà nominare un vice e anche uno o più sub commissari. In virtù di tali poteri può compiere qualunque atto, sia di ordinaria che di straordinaria amministrazione.

La prima finestra utile per andare al voto, in base alla Legge 120 sulle elezioni negli enti locali del 1999, e’ quella della prossima primavera. Il voto si potrebbe tenere in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno 2016.

Ma cosa succede nei Municipi?

Per quanto riguarda gli enti di prossimità la questione non è chiara, sembra esistere un vuoto normativo o quanto meno differenti valutazioni delle norme del TUEL raffrontate con quelle dello Statuto del Comune di Roma.

Il Testo Unico sugli Enti Locali dice che “Si applicano agli amministratori dei municipi le norme previste per gli amministratori dei comuni con pari popolazione“.

Poi, all’articolo 53, così sancisce: “Le dimissioni presentate dal sindaco diventano efficaci ed irrevocabili trascorso il termine di 20 giorni dalla loro presentazione al consiglio. In tal caso si procede allo scioglimento del rispettivo consiglio, con contestuale nomina di un commissario. Lo scioglimento del consiglio comunale determina in ogni caso la decadenza del sindaco nonché delle rispettive giunte“.

Ergo, traslando la disposizione ai municipi, anche i consigli municipali decadono il giorno stesso in cui decade il consiglio comunale. Se così fosse, il 2 novembre addio a 15 presidenti, 90 assessori, 360 consiglieri. A guidare verso l’elezione gli enti di prossimità romani sarebbe un subcommissario nominato dal commissario che guiderà il Campidoglio.

Stando invece allo Statuto del Comune di Roma, entrato in vigore a marzo 2013, la procedura da adottare è diversa. Il 4° comma dell’articolo 27 stabilisce infatti che “i Consigli dei Municipi sono eletti contemporaneamente all’Assemblea Capitolina, anche nel caso di scioglimento anticipato della medesima; restano in carica per la durata del mandato dell’Assemblea Capitolina; esercitano le loro funzioni sino alla elezione dei nuovi, limitandosi, dopo la pubblicazione del decreto di indizione dei comizi elettorali, ad adottare gli atti urgenti e improrogabili.”

In soldoni, Presidente, giunta e consiglieri restano in carica, senza perdere poteri e responsabilità, fino al giorno precedente l’inizio della campagna elettorale.

Così infatti avvenne nel 2008 quando, a seguito delle dimissioni dell’ex Sindaco Veltroni, fu sciolto il consiglio comunale.
Esiste dunque un precedente, una nota dell’allora segretario generale del Campidoglio che nel febbraio 2008 stabilì che le dimissioni del sindaco “non producevano nell’immediato alcun effetto diretto sull’attività dei municipi“.

Infatti, “durante la gestione commissariale – continuava la nota – gli organi attualmente in carica presso i municipi continueranno a svolgere la loro attività con l’unico limite, per i consigli, dell’adozione – dopo la pubblicazione del decreto con il quale il prefetto procede all’indizione dei comizi elettorali – dei soli atti urgenti e improrogabili“.

Un precedente importante dunque, verrà adottato anche nel 2015?

L’ultima parola spetterà al Commissario, che però non potrà non tener conto del parere espresso proprio in queste ore dall’attuale Segretario Generale del Campidoglio, Serafina Buarnè, che in atto formale ha riassunto gli orientamenti più volte avanzati dal Ministero degli Interni e i precedenti di diversi Comuni italiani e dello stesso Comune di Roma in occasione delle dimissioni del sindaco nel 2008: in quella, come in altre occasioni analoghe, i presidenti e gli organi elettivi dei Municipi non sono obbligatoriamente sciolti e continuano nelle loro funzioni fino alle elezioni che rinnoveranno il sindaco del Campidoglio e i presidenti degli stessi municipi insieme a tutti gli organismi elettivi.

Cosa chiedono i mini-sindaci?

Rimanere in sella fino all’ultimo giorno per garantire continuità al territorio.

E’ quanto auspica Daniele Torquati, presidente del XV e attuale portavoce in seno al Campidoglio dei quindici mini-sindaci. Al termine dell’incontro tenutosi oggi con il vicesindaco di Roma, Marco Causi, ha infatti così dichiarato: “Secondo noi i municipi devono restare in carica fino alle elezioni. A breve spero che il segretario generale si pronunci in merito, perche’ se ci sono delle regole vanno applicate.”

La priorità assoluta è la questione legata alla copertura economica dei servizi sociali essenziali“, ha concluso Torquati, spiegando che “il rischio è che restino scoperti gli ultimi due mesi, e quindi io ora raccoglierò tutte le esigenze dei municipi per chiudere l’anno“.

Claudio Cafasso

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4 COMMENTI

  1. Non capisco perché ci sia bisogno di un commissario straordinario “dopo” quello “ordinario”. In questi benedetti 90 giorni cosa altro dovrebbe fare il commissario (oltre all’ordinaria amministrazione), se non eseguire tutte quelle procedura che portano alle elezioni?

    La città ed i suoi cittadini debbono poter esprimersi con il voto, l’unico strumento di controllo democratico rimasto, al più presto possibile. Ogni ritardo sarebbe inteso come un’intollerabile sopruso. E se la Costituzione prevede che possa essere nominato Primo Ministro chi non è eletto… al governo della città ci deve essere un sindaco eletto dai suoi cittadini, non una figura di nomina prefettizia – per quanto degna ed autorevole possa essere.

  2. Scioglimento dei Municipi si, o scioglimento dei municipi no? come è possibile che di fronte allo scioglimento del consiglio comunale della Capitale, si renda necessario convocare una Giunta, chiedere un parere agli uffici e magari interpellare esperti in diritto amministrativo per conoscere quale sia la risposta giusta in termini di legge? Forse anche questo ultimo aspetto grottesco della triste commedia che ha riguardato Roma in questo ultimo anno, denota un degrado che non riguarda solo le condizioni della città ( rifiuti, strade in primis) e il livello di malaffare diffuso ( da ultimo le notizie di oggi sull’arresto di un funzionario del comune e di imprenditori), ma attiene anche alla legislazione, norme , regolamenti e statuti che non riescono a chiarire se un municipio debba o meno essere sciolto contestualmente allo scioglimento del Comune. Sembra di essere alle comiche finali della triste commedia che ha investito Roma.

  3. Noi siamo maestri nel complicare le cose semplici.
    Se esiste un precedente, come avvenne nel 2008 dopo le dimissioni di Veltroni, che con una nota del segretario generale del Campidoglio si stabilì che le dimissioni del sindaco “non producevano nell’immediato alcun effetto diretto sull’attività dei municipi“ si applichi la stessa procedura!
    Per Roma sofferente, sotto molti aspetti, sono già state traumatiche le dimissioni di Marino, non aggiungiamoci anche quelle dei municipi!
    Basta con la stupida burocrazia, basta con le lungaggini, basta con i ritardi, basta con le scuse!

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