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Francesca Vecchioni, t’innamorerai tra Roma Nord e Milano

Vecchioni Francesca

È un inno all’amore senza pregiudizio quello di Francesca Vecchioni. All’amore verso i genitori e i figli, verso gli amici, verso i simili e i diversi da noi. Lei è una donna dolce e combattiva, omosessuale e madre di due bambine, presidente di Diversity Lab e autrice del libro T’innamorerai senza pensare, dove racconta la sua vita tra Milano e Roma Nord.

Per Francesca Vecchioni la voglia di raccontarsi è nata in linea con l’idea che, negli ultimi anni, è diventata fondamento di tutto ciò che fa: mostrarsi per ciò che si è, perché solo così si possono abbattere i muri del pregiudizio.

“Il mio non è un discorso su un’opinione, ma su un dato di fatto. Non c’è bisogno di parlare di omosessualità, basta parlare di sé stessi con limpidezza. Se fai un passo avanti non minaccioso, l’altro è più disposto ad accoglierlo”. Così inizia a raccontarci Francesca, figlia del cantautore Roberto Vecchioni.

Al padre ha preso in prestito una strofa della canzone Figlia per il titolo della sua autobiografia: T’innamorerai senza pensare. D’altronde quelle righe piene di forza e amore erano dedicate proprio a lei.

Nel suo libro Francesca tratteggia la sua storia, con semplicità e onestà. E comincia dal principio: dall’incontro tra mamma Irene e papà Roberto. “Comincio da lì, perché noi siamo chi ci ha cresciuti, siamo ciò che ci hanno passato, da loro derivano in parte le nostre idee e i nostri sogni”.

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Gli anni a Roma Nord

Nata a Firenze e cresciuta a Milano, però l’adolescenza, gli anni in cui si diventa donna, li hai vissuti a Roma, nella casa materna in via Cassia e al liceo Farnesina. Come ti ha accolto questo quartiere della capitale e cosa voleva dire essere omosessuale negli anni ‘90? Le chiediamo.

“Nel libro non cito nello specifico né la zona né il liceo, perché volevo che tutti si potessero identificare al di là dei luoghi. – spiega a VignaClaraBlog.it – Ma ho amato molto il Farnesina, Piazza dei Giuochi Delfici, il cinema Odeon e la chiesa di Santa Chiara, nonostante sia laica. Mi sento legata a quei luoghi e ci torno volentieri.
Quando sono arrivata a Roma, la prima difficoltà è stata essere milanese, ma l’ho superata velocemente. I miei anni di liceo sono stati caratterizzati da una forte partecipazione all’interno dell’istituto, tra autogestioni, teatro e giornaletto. Non ho fatto coming out al liceo, ma lì ho avuto il primo amore e già frequentavo locali omosessuali “.

Definisce Roma la sua “città dell’anima”, ma per lei ha anche dure critiche: “Sa essere accogliente, ma il livello di omofobia è elevato. I romani sono estremi come la sua città, sanno essere meravigliosi come bassissimi. Questo non vuol dire, però, che un romano non sappia dimostrare un’intelligenza emotiva”.

Preso il diploma, Francesca è tornata a Milano per frequentare l’università, ma le sue visite nella capitale sono sempre state frequenti. Roma e Milano, le eterne rivali, si possono amare entrambe?
“Sì, perché rappresentano l’Italia. Tra le tante anime dell’Italia, loro sono le più grandi, trainano il pensiero, seppure siano profondamente diverse. E rappresentano mio padre e mia madre, non si può amare uno più dell’altro. Io mi sento italiana, più che romana o milanese”.

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Essere madre

Oggi, Francesca è mamma di due bambine, Nina e Cloe, avute con la sua ex-compagna Alessandra. Cosa significa essere una mamma omosessuale? “Vuol dire essere mamma punto. Non c’è differenza nell’essere genitore, la differenza è nel pregiudizio che ci può essere. Come trent’anni fa era per le mamme single o divorziate. Quel che conta davvero è dare ai figli gli strumenti per affrontare la vita, insegnargli a essere forti e donargli leggerezza allo stesso tempo”.

Cosa rispondi a chi sostiene che un figlio debba avere un padre e una madre? “La domanda da porsi è: chi lo dice? Su che base? La scienza e la psicologia educativa sono concordi sull’affermare che non sia necessario e che la genitorialità prescinda dal genere, tant’è che oggi in tutte le cause di affido si valutano i genitori in ugual misura. Nella crescita di un figlio c’è bisogno di affetto, cura, protezione e giusti insegnamenti”.

Le affermazioni di Francesca, come riporta anche nel suo libro, derivano dalle dichiarazioni pubblicate dall’American Academy of Pediatrics, dall’American Academy of Child and Adolescent Psychiatry e dall’Associazione Italiana di Psicologia.

Quest’ultima ha anche più volte invitato “i responsabili delle istituzioni politiche a tenere in considerazione i risultati che la ricerca scientifica ha prodotto e messo a disposizione della società e si facciano promotori del rispetto delle persone e della corretta divulgazione scientifica evitando di esprimere asserzioni infondate che hanno il solo risultato di rinforzare i pregiudizi e danneggiare le famiglie neo-genitoriali, le coppie omosessuali e, soprattutto, i bambini”.

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Diversity Lab

Nel 2014, è nata Diversity Lab, associazione di cui Francesca Vecchioni è presidente.

“Volevo lavorare sull’abbattimento del pregiudizio attraverso la formazione e l’educazione. L’abbiamo chiamata Diversity per darle un aspetto positivo, perché la diversità è arricchimento ed è insita nella natura. In genere le associazione sono politicizzate, si rivolgono a pochi. Noi abbiamo pensato che ci fosse bisogno di parlare semplice, di spiegare le ricerche scientifiche, di divulgare alcuni concetti ad un pubblico più ampio possibile. È importante che anche chi pensa di non essere interessato, sia informato su questi temi , perché ciò gli permetterà di non essere un inconsapevole spettatore di una discriminazione o un genitore di un bullo. Discriminare è peggio di essere discriminati, su questo bisogna lavorare. Si devono creare ponti, senza alzare barriere”.

T’innamorerai senza pensare raccoglie, quindi, la storia di una ragazza come tante che da bambina diventa prima adolescente, poi donna e, infine, madre, ma con la particolarità di essere lesbica. E si chiude con un ironico e utile “Manuale di sopravvivenza per eterosessuali”.

Non è indirizzato solo agli omosessuali, ma a chi è curioso e a chi vuole andare oltre il comune pensiero, per capire e approfondire un tema mai stato attuale come oggi.

Giulia Vincenzi

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9 COMMENTI

  1. come facciano 2 donne ad avere delle bambine poi è un mistero, forse un pezzo/un protagonista della storia si è perso per strada!

  2. Rispetto Francesca ma dire che la genitorialita’ prescinde dal genere è una bugia così lampante che non merita neppure d’esser confutata. Certo, in laboratorio ormai si può far tutto, ma sogniamo ancora un mondo dove l’uomo è la donna vengano prima delle provette.

  3. Certo che per avere agio , disponibilità e pubblicità ( soprattutto ) per dire queste cretinate, il cognome aiuta e parecchio pure.
    Come tanti altri inutili e vacui “figli d’arte” (?)

  4. Eminenti ricerche scientifiche di altrettanto eminenti laboratori di ricerca di prestigiose
    ed eminenti Università hanno certificato per decenni che il fumo non recava danno alla salute, ma anzi rendeva sani e forti. Altri eminenti studi di eminenti e prestigiose Università hanno certificato per decenni la non tossicità di farmaci teratogeni. Eminenti studi di ricerca di prestigiosi laboratori hanno negato per anni la tossicità del DDT e dell’amianto. Eminenti ricerche scientifiche di eminenti e prestigiosi laboratori di prestigiose fondazioni hanno negato fino agli anni ’80 la dipendena fisica da cocaina e da altre sostanze psicoattive. E si potrebbe continuare per molto ancora……..

  5. non è importante il sesso di chi alleva un bambino ma l’attenzione, la cura, il rispetto, l’amore che sa dare per costruire una persona capace di essere serena e di volersi bene senza essere arrogante, prepotente, stupida

  6. Va bene tutto… tutti i concetti sono giusti e nobili. Ma si parte dal capitolo 2 del libro della vita. Nel capitolo 1 sono necessari un uomo e una donna per generare un figlio e diventare genitori. Basta. Niente e nessuno potrà mai abbattere questa condizione naturale e fondamentale. Poi… per il resto… va bene tutto. Stop. Distinti saluti. Adriano.

  7. Per “costruire” una persona mediamente ci vuole un uomo ed una donna
    Altre cose sono diverse
    Fate pace con la vostra diversità e lasciate gli atti naturali a chi ne è capace e piace.
    Siete “diversi” perché rappresentate una più che esigua minoranza del genere umano , non per questo però bisogna discriminare.
    Godetevi la vostra vita e basta , senza avanzare ed accampare diritti che vi sono preclusi ( per vostra sessuale scelta )
    Mai stato un fan della pecora dolly , figurati per un essere umano

  8. E’ partita la sfida prometeica al volere delle Divinità.
    L’era del post umano è preannunciata da eventi che nell’antica Roma sarebbero stati definiti prodigi: nonne che partoriscono nipoti, figli generati da padri morti dieci anni prima, bambini nati da due madri, che potrebbero avere due padri o due madri, anzi genitore A e genitore B.
    Non sono Teofanie, ma inquietanti dimostrazioni di un potere della Tecnica che si sta affermando come nuovo Nomos della Terra, come principio regolatore di una nuova Società, in cui si impone la riscrittura della grammatica del nostro statuto antropologico, passando da un paradigma fondato sulla filiazione naturale ad un paradigma fondato sulla filiazione arificiale e quindi sulla creazione, sullla manipolazione e, in ultimo, sulla mercificazione dell’uomo.
    Il tutto per la soddisfazione dei propri egoismi, in nome di supposti diritti, trascurando il diritto del nascituro a non venire alla luce orfano di una delle figure genitoriali.
    La teoria di genere, l’ultimo frutto avvelenato della mondializzazione, del mercato globale che impone le sue teorie economiciste alle fattrici dei centri di procreazione surrogata al lavoro h 24 per nove mesi.

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