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Quando Carminati voleva un terreno sulla Cassia

mafiacapitaleGià accennata nell’ordinanza “Mondo di mezzo” di dicembre 2014, la vicenda del terreno di via Cassia sul quale aveva messo gli occhi Carminati trova ora ampio spazio nell’ordinanza di pochi giorni fa che ha portato 19 persone in carcere e 25 ai domiciliari, oltre ad altre 21 indagate a piede libero.

Una vicenda nella quale emergono e trovano conferma gli appetiti dei protagonisti di Mafia Capitale, gli obiettivi (“se magnamo Roma“) da perseguire con tutti i mezzi, le modalità con le quali agivano non solo nell’accaparrarsi le gare della pubblica amministrazione ma anche nel prendersi tutto ciò che faceva gola. Come appunto un terreno comprensivo di un basso edificio in via Cassia Antica, là dove fino a qualche anno fa c’era una concessionaria di auto. Terreno di poco meno di 600 metri quadri di proprietà della società “Seccaroni Srl.”

Siamo ad aprile 2013 quando, stando alle intercettazioni riportate nelle due ordinanze, Carminati e il suo sodale Brugia sono alla ricerca di un terreno sulla Cassia per avviare una nuova attività e i loro occhi cadono su quell’edificio e su quell’ampio parcheggio annesso ubicato sulla Cassia Antica, fra l’incrocio con via Pareto e quello con via di Villa Lauchli.

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Cominciano quindi a concentrare la loro attenzione su Luigi Seccaroni, titolare dell’area e imprenditore nel commercio di autovetture, che dalle indagini emerge come vittima inconsapevole di un piano di intimidazioni mirate a fargli cedere la proprietà dell’area.

Il tutto prende il via un giorno di primavera quando Carminati avvicina Seccaroni e gli chiede di vendergli quel terreno perchè vuole avviare un’attività di rifornimento di carbo-lubrificanti.
A raccontarlo agli inquirenti è il diretto interessato e le sue dichiarazioni compaiono nell’ordinanza di custodia cautelare dello scorso 29 maggio firmata dal GIP Flavia Costantini.

Io gli rispondevo che per avviare quella attività non andava bene, poiché troppo piccolo. Gli proponevo di vedere un terreno in via Flaminia…ma il loro interesse per il mio terreno non scemava e iniziavano insistentemente a chiedermi di venderglielo o di affittarglielo” racconta Seccaroni.

Iniziano così le pressioni, lo vanno a trovare spesso, si fanno minacciosi mentre Seccaroni tenta di prendere tempo adducendo il fatto che il terreno non era suo ma del padre. “Cercavo di farli desistere, ma questo generava un radicale cambiamento di atteggiamento nei miei confronti che diveniva sempre più pressante e minaccioso tanto da indurmi uno stato d’ansia e preoccupazione costante di pericolo per me ed i miei cari” mette a verbale Seccaroni.

I due, “er cecato” e il suo socio, arrivano al punto di minacciare “di incendiarmi l’azienda, di picchiarmi e di fare del male ai miei familiari, compresi mio fratello e mio padre” racconta l’imprenditore.

Affermazioni che trovano riscontro in alcune intercettazioni già diffuse all’epoca di Mafia Capitale 1.
A parlare è sempre lui, Carminati: “O me lo affitta per 18 anni, 9+9, oppure me lo vende… e poi l’affitto deve essere 500 al mese! Non hai capito gli faccio cagà sangue, la paga tutt’insieme…”. E ancora: “Lo torturo, lo faccio campa’ male”.

Minacce serie, dure, che vengono palesate in modo concreto anche intimandogli di non transitare nei luoghi abitualmente da loro frequentati.

Un sabato mattina – si legge sull’ordinanza, è ancora Seccaroni a raccontare – mentre accompagnavo mia figlia a scuola ho incrociato Carminati lungo corso Francia e lo stesso, dopo avermi seguito per un pezzo di strada, mi affiancava e mi guardava. La circostanza mi ha spaventato parecchio, tanto che sviavo lo sguardo e cambiavo corsia.”

L’interesse di Carminati per qual terreno di via Cassia Antica dura a lungo, per tutto il 2013, e a lungo dura lo stato di vessazione e di terrore psicologico nel quale viene tenuto il proprietario con telefonate minacciose, apparizioni improvvise nel suo ufficio, intrusioni nell’area (in un paio d’occasioni in quel periodo il cancello dell’ampio parcheggio venne trovato divelto ma, come si legge nelle carte, nessuna denuncia venne sporta).

Poi, così com’era nato l’interesse viene meno. Due le cause, stando alle ordinanze. La prima è che si scopre che la vendita non può essere effettuata perchè sull’area grava un leasing che ne impedisce il trasferimento di proprietà. La seconda è che Carminati e Brugia nel frattempo hanno messo gli occhi su un altro terreno, questa volta in via Flaminia, al Fleming, all’altezza di via Monterosi. Ma se e come ne siano mai entrati in possesso è ancora un mistero.

Resta il fatto che quello spicchio di Parco di Veio sul lato destro di via Cassia Antica ha sempre suscitato appetiti speculativi. Come non ricordare la vicenda legata al tentativo di trasformare la grande area ubicata al civico 306 in un centro commerciale da 1200 metri quadri, in barba a tutti i vincoli imposti dal Parco. Tentativo stroncato a metà percorso e per il quale sono indagati tre funzionari dell’Ufficio Condono del Comune di Roma per illeciti amministrativi: leggi qui.

Claudio Cafasso

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