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Chiudere i campi nomadi, è giusto o no? La proposta di FDI

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Da pochi giorni ha preso il via a Roma, a cura di Fratelli d’Italia, una raccolta di firme a sostegno di una delibera d’iniziativa popolare con la quale si chiede lo smantellamento definitivo di tutti i campi nomadi. Servono minimo 5mila firma entro i prossimi tre mesi e loro sono certi di farcela.

Lo strumento

La proposta di delibera d’iniziativa popolare è uno strumento previsto dallo Statuto capitolino per favorire la partecipazione dei cittadini alla gestione della città. Per presentarla, occorre costituire un comitato, depositare in Campidoglio il progetto di deliberazione, raccogliere nei tre mesi successivi minimo 5mila firme.

Dopo aver consegnato le firme raccolte, la proposta passa all’esame delle competenti Commissioni Assembleari che hanno tempo 15 giorni per valutarla ed esprimere un parere. L’ultimo step è la discussione in aula Consiglio che deve avvenire entro i 6 mesi successivi.

Così, sinteticamente, prevede lo Statuto. Poi a volte accade che i tempi delle commissioni o dell’approdo in aula non siano proprio quelli.

La proposta

“Vogliamo porre fine all’esistenza dei campi a Roma. Questi luoghi di disagio e di degrado sono diventati molto spesso teatro di diverse attività illegali, il tutto avviene a spese della collettività con una spesa di circa 30 milioni di euro l’anno. E’ ora di dire basta.”

Così hanno dichiarato gli esponenti FDI nel presentare la proposta (per leggerla cliccare qui), spiegando che in base alla stessa i nomadi potranno transitare a Roma solo per un breve periodo, poi in quanto nomadi dovranno “nomadare”. Chi invece si vorrà fermare si dovrà “mettere in fila” con le migliaia di cittadini romani in difficoltà e fare lo stesso percorso che fanno tutti senza pretendere scorciatoie o privilegi.

Entriamo nel merito

Il tema è delicato. Nomadi, rom, camminanti, sinti, chiamiamoli come volete, a Roma sono circa 15mila. Una stima per difetto, visto che non sono mai stati censiti.

Vivono in insediamenti spesso abusivi e in campi più o meno attrezzati come ad esempio, a Roma Nord, il campo Foro Italico, sull’Olimpica, e il campo River, sulla Tiberina. In quest’ultimo sono oltre cinquecento.

I rom non godono di buona fama, non sono visti di buon occhio da romani. Usare il termine rom in una discussione a volte è come sventolare il drappo rosso davanti al toro.

Chiudere i campi definitivamente può dunque sembrare uno slogan di facile presa. Ma quando, ma come? E dopo?
Ne parliamo con Giorgio Mori, portavoce FDI nel XV Municipio e rappresentante del Dipartimento Immigrazione di FDI Roma.

Mori, da un po’ negli ambienti romani del PD si parla di “andare oltre la logica dei campi”, FdI chiede la chiusura definitiva. Visione convergente o due modi diversi di vedere lo stesso problema?

Il PD non ha mai fatto alcun passo verso il superamento dei campi nomadi. Al contrario essi sono proprio tra coloro che hanno fatto i ricorsi al TAR per impedire la chiusura dei campi come previsto dal Piano Nomadi prefettizio del 2009. Se veramente vorranno chiuderli e convergere realmente su questo progetto voteranno questo documento a firma di cinquemila cittadini senza alcun tentennamento.

Veniamo alla delibera d’iniziativa popolare. Volete chiudere i campi, ok. Ma come, con le ruspe alla Salvini? Cosa prevede la vostra proposta?

Non esiste alcun pregiudizio ad usare il termine “ruspe”. In fondo ogni sgombero di edifici abusivi viene fatto con le ruspe da sempre. Quando un cittadino italiano costruisce qualcosa di abusivo arrivano le ruspe, prima o poi, e nessuno si scandalizza. Perchè scandalizzarsi adesso ? Si chiede solo lo stesso trattamento che viene applicato agli italiani. Io personalmente sarei disposto a guidare la ruspa dopo che lo sgombero è avvenuto.

Per quanto riguarda la nostra proposta essa prevede l’inizio della procedura di chiusura dei campi e la fase di transizione in aree di sosta per un periodo massimo di sei mesi. Gli ospiti dovranno rispettare la legge (niente roghi tossici,rovistaggio, etc.) come tutti gli italiani e contribuire, come avviene per tutti gli altri residenti, al pagamento delle utenze.

Le ruspe vanno bene per i grandi campi. E per i micro-insediamenti, quelli da 30-40 persone nascosti nei canneti, lungo le rive del Tevere, sotto i viadotti? Mi consenta una battuta, bisognerà “chiamà esercito“?

Se serve, perchè no, chiamare il genio civile o militare, e ogni altri strumento idoneo. Resta da precisare che per gli insediamenti di questo tipo non serve alcun regolamento o delibera. Essi vanno rimossi con gli strumenti ordinari destinati già a tutti gli italiani che si insediassero illecitamente in luoghi abusivi.

E le persone? Cosa sarà dei 15mila nomadi oggi presenti a Roma, tutti espulsi?

I nomadi espellibili sono solo quelli extracomunitari privi di permesso di soggiorno e che comunque sarà difficile espellere a causa della nota mancanza di risorse per i vettori che li riportino nel loro Paese. Saranno dunque costretti a cercarsi un lavoro e a pagarsi casa proprio come tutti gli italiani. Si chiama “principio di eguaglianza” ed è tutelato dalla nostra Costituzione.

E comunque sarà molto difficile espellere anche tutte quelle cooperative che da decenni lucrano e vivono sul “business dei campi nomadi”.

Ipotizziamo di aver fatto tabula rasa, non c’è più un campo in tutta la città. La vostra proposta prevede la realizzazione di aree di sosta temporanee, massimo sei mesi per un massimo di 2mila nomadi in tutta la città. Ci spieghi come dovrebbero funzionare e dove metterle.

La proposta di delibera prevede otto aree di sosta in cui gli ospiti potranno ruotare (o meglio “nomadare”, visto che sono nomadi … ) e mantenere la loro identità sociale ed etnica. Non sarebbe però male anche “ruotare” tutte quelle cooperative che controllano i campi, in modo da non consentire la classica “radificazione” delle stesse e solite cooperative e degli stessi operatori ai fondi destinate a tale voce sociale.

Dove mettere queste aree di sosta è difficile dirlo. Io ho chiesto di inserire alcuni passaggi precisi nel testo in forma espressa (divieto di insediamento a margine delle rive del Tevere, in aree non illuminate, in zone con altri insediamanenti di accoglienza (rifugiati, richiedenti protezione internazionale, etc.)

Con ogni probabilità gli attuali migliori campi verranno trasformati in aree di sosta. Ed in XV Municipio abbiamo già il Roman River che forse è il migliore di Roma ed è gestito dalla Cooperativa Isola Verde.

Secondo lei questa iniziativa verrà accolta con favore dai romani? Dove, a Roma Nord, possono firmarla?

Su questo tema I cittadini non hanno parte politica. Sono tutti d’accordo. Forse solo non ci credono più. Noi invece sì. E chiediamo loro solo un ultimo sforzo per chiudere per sempre questa ignobile pagina di falsa solidarietà e finta integrazione, ma vero business.

Si potrà firmare in ogni municipio e in XV nei seguenti luoghi: in via Due Ponti 192, in via Antonio Serra 22, a piazza Monteleone di Spoleto 40, in via Cassia 1624. Inoltre il prossimo sabato 16 maggio, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18, raccoglieremo le firme anche in piazza Ponte Milvio.

Immaginiamo che domani giunga in aula Giulio Cesare. Occorrerà una bella maggioranza trasversale perchè venga approvata, vi serviranno anche voti in libera uscita del PD. Siete sicuri di farcela o sarà un flop?

Se tutti Ii Partiti, compreso il PD di Marino che ha la maggioranza comunale, sono d’accordo non avranno problemi a firmare il documento e poi a votarlo.

Quello che ci spaventa di più è il fatto che gli operatori del vecchio “business dell’accoglienza rom”, sentendosi braccati dopo Mafia Capitale, si stiano preparando una “exit strategy” per riqualificarsi come operatori del nuovo “business dei rifugiati”. Noi questo lo impediremo ad ogni costo.

Claudio Cafasso

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6 COMMENTI

  1. Vanno chiusi e di rom in quanto nomadi non devono sostare più di tanto in un crto periodo altrimenti se fissi devono sottostare alle leggi del paese stesso, come tutti noi

  2. Credo che sia positivo sapere che già da tempo, chi sosta presso il campo Roman River, partecipa alle spese con un contributo mensile. E sarebbe interessantr conoscere e approfondire meglio il lavoro che fanno da anni gli operatori delle cooperative. Non si possono buttare tutti nello stesso “calderone business” o no?

  3. Ho trovato la soluzione a costo zero! 500 famiglie possono essere alloggiate al Quirinale che ha 1000 stanze vuote; altre nelle case dei questori di Camera e Senato (tanto le hanno avute gratis…); ogni deputato e senatore si fa carico di una famiglia mentre chi ha più di 1 vitalizio (ad esempio Amato) prende 2 famiglie. 2 famiglie ai Parlamentari Europei e ai loro Assistenti (stipendio mensile 24.000 Euro). 3 famiglie infine ai conduttori televisivi come Fazio che incassano da mamma-rai (ovvero dal contribuente) un milioncino di Euro all’anno……..basta poco che ce vo’.

  4. Si vanno chiusi e i nomadi fatti girare come è nella loro cultura… Il nostro modo di vivere
    è diverso: lavorare e farci una casa con i nostri sacrifici! Loro aspettano soldi, chiedono elemosine, rubano per professione, ecc…. Perchè ostinarci a tenerli qui con noi!
    Se poi c’è qualcuno che li vuole li ospitasse a casa sua!!

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