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Hei Joe, non ti abbiamo dimenticato

giomarrazzo240.jpgTrent’anni fa, il 27 febbraio del 1985, nella sua casa di via dei Giochi Istmici, a Vigna Clara – dove viveva dagli anni ’50 – moriva il giornalista Giuseppe Marrazzo. Un grande professionista, un esempio di vero giornalismo della carta stampata e della TV. Le sue coraggiose inchieste sono ancora oggi di grande insegnamento per chi crede in questa professione.

Lo chiamavano “Joe”, per i suoi trascorsi come corrispondente dall’Italia per il giornale “Il Progresso italoamericano”, ma la carriera giornalistica di Giuseppe Marrazzo, a trent’anni esatti dalla sua scomparsa, rimane sempre legata a doppio filo con la sua terra. I suoi servizi sui poteri occulti, sulla mafia e l”ndrangheta – ferite ancora aperte del suo Sud – sono rimasti nella storia del giornalismo.

Nato a Nocera Inferiore, un paesino in provincia di Salerno, il 19 marzo del 1928, Giuseppe Marrazzo venne presto a Roma, “con le scarpe bucate e la macchina da scrivere impegnata”, come scrisse su un suo diario, dopo le prime esperienze nella carta stampata – Il Mattino, Omnibus, Epoca, Tempo Illustrato -.

Il salto verso la televisione, in cui avvenne la sua consacrazione a voce del suo tempo, fu nel 1965, con mamma Rai: dapprima per programmi come Tv7 e Cordialmente, in seguito per i dossier del Tg2 in cui armato solo di “nagrino” – in gergo, il piccolo microfono a filo – ha tratteggiato la realtà del crimine organizzato e non solo.

Ciò gli valse tre macchine bruciate, una delle quali conteneva la prima copia del suo libro, “il Camorrista”, uscito nel 1984, un anno prima della sua morte, che procurò a un piccolo editore un grande successo e a un altro Giuseppe, questa volta Tornatore, l’inizio di carriera nel mondo del cinema come regista. Al suo paese natale, ha lasciato l’esperienza di un giornale, Dossier Sud, seppellito a suon di querele dai potentati DC, e una parentesi come consigliere comunale, in seno al PCI.

Della sua vita privata, fuori dai suoi diari, c’è poco: un matrimonio nel ’58 con la figlia di Eugenio Spina, direttore del Progresso Italoamericano, da cui poi nacque il figlio, Piero Marrazzo. Il secondo, Giampiero, nacque da un’altra relazione.

RaiStoria, poche ore fa, gli ha dedicato un bel documentario, in cui il ricordo di chi l’ha conosciuto si intreccia alle immagini dei suoi servizi che gli valsero una condanna a morte: nel 1998 infatti, il pentito Giovanni Brusca rivelò che i cugini Nino e Ignazio Salvo – gli esattori di Salemi – avevano deciso di uccidere Giuseppe.
Stava però già molto male e un’emorragia cerebrale lo prese, nel 1985, all’età di 57 anni, nella sua casa a via dei Giochi Istmici. Due giorni dopo, nella parrocchia di Santa Chiara, in piazza dei Giochi Delfici, vennero celebrati i funerali.

Roma gli ha dato una casa, ma lui ha dato se stesso a casa sua, e le sue immagini raccontano chi era molto più delle parole. I suoi servizi non possono mancare di colpire un lettore odierno: nessun sensazionalismo, nessuna affettazione o indulgenza nel porre domande, ma un racconto realistico, in cui l’unica protagonista è la verità.

Descrivere tutti i suoi servizi sarebbe impossibile, ma abbiamo raccolto una serie di quelle che sono, a nostro giudizio, pietre miliari di un giornalismo che ha tantissimo ancora da raccontare e da insegnare.

Mafia e NCO-Nuova Camorra Organizzata

Due servizi, diverse le fonti, i luoghi e le epoche. Il primo, del 1974, è un confronto lucido e serrato tra Camorra napoletana e Mafia siciliana, prendendo le mosse dal caso di omicidio per vendetta di Pasqualino Simonetti, il figlio di soli due anni di Pupetta Maresca – la vedova nera – e del “guappo” Pasquale Simonetti. Una disanima in cui viene tracciato il rapporto tra crimine ed attività economiche, sfatando diversi luoghi comuni, alcuni dei quali ancora oggi piuttosto diffusi.

Segue poi un’intervista fatta a Salvatore Serra e a Rosetta Cutolo, la sorella del boss Raffaele Cutolo, detta Primula Rossa e Occhi di ghiaccio, tanto era solerte nell’eseguire gli ordini del fratello.
Questa è l’unica intervista esistente della donna, assieme a quella del boss Serra, al tempo emergente boss di Pagani, camorrista rivale, soprannominato ‘o cartuccia.

Chiude l’intervista a Raffaele Cutolo, l’iniziatore da dentro il carcere della Nuova Camorra Organizzata, violenta compagine di stampo ribellista che si caratterizzò per la totale adesione alla volontà del capo, per la forte connivenza politica e per la sua organizzazione quasi parastatale e militare.
video raistoria.rai.it

Camorra

Qui Marrazzo è a Corleone, in Sicilia: quella che dovrebbe essere ormai una patria solo folkloristica della mafia, resa famosa dalla filmografia americana, diventa lo scenario per dimostrare quanto è ancora forte la mafia nel 1977, dopo l’esecuzione a Ficuzza, paesino vicino, del Colonnello Russo mentre si trovava in vacanza. Emblematica la frase di uno degli intervistati: “Le cose che non mi interessano non mi ci immischio.”
video youtube

Il giorno della Ficuzza

Il servizio dedicato alla morte del Colonnello Russo, uomo di fiducia di Carlo Alberto dalla Chiesa e comandante del nucleo investigativo di Palermo. Assieme a lui morì un conoscente, Filippo Costa, per non lasciare testimoni, nel periodo in cui il colonnello si occupava del caso Mattei.
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Gli intoccabili di Taurianova

Un servizio del 1978, anno in cui Marrazzo fu nominato Cronista dell’anno, dedicato a Francesco Macrì, Don Ciccio, il padre-padrone di un paesino di Gioia Tauro, arrestato all’alba della sua elezione in paese, tra lo sgomento generale della gente “per quanto bene aveva fatto”.
Il suo regno era la Usl 27, praticamente un Lazzaretto, il cui pronto soccorso era “per i maiali, non per gli uomini”, a detta di un infermiere ascoltato per un articolo di Repubblica il 19 febbraio 1985. Marrazzo era arrivato un po’ prima, diciamo.
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Sciuscià 80

Un dossier sociologico, per certi versi, che esplora il gravissimo problema del lavoro minorile a Napoli negli anni ’80. Girato in notturna, la bellezza di questo documentario sta nella mancanza di indulgenza, nel racconto reso davvero crudo e drammatico solo dal materiale e dalle parole dei bambini, senza aggiunte o imbeccate. Da un lato “il bimbo che guarda le macchine”, dall’altro gli scugnizzi che portano alla “signora” del porto gli americani.
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Eroina spa

Siamo al nord, 1980. Ed è strano pensare che quella Verona che conosciamo oggi potesse essere soprannominata Bagkok. In questo servizio, per la prima volta, compare un “buco” nelle televisioni generaliste; l’immagine del ragazzo nella piazza, che stringe il braccio in un laccio emostatico, alla ricerca della vena per iniettare l’eroina, fu uno shock e al contempo una rivelazione, di quei giovani sfortunati finiti nelle mani di potenti senza morale.
(video youtube)

Bonus track: Pino Daniele

Una veste strana e diversa per Marrazzo, niente ‘nagrino, ma un microfono, di fronte a un giovane e smaliziato Pino Daniele, a parlar di blues. Un accostamento interessante di due personaggi che hanno raccontato tutto della loro terra, ognuno con propri mezzi: per entrambi l’ultimo giorno della loro vita è stato qui, nella Capitale.
(video youtube)

Flavia Sciolette

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