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    Io, che valgo come due pezzi di formaggio e quattro wurstel

    bilancia240.jpgQuanto vale la vita di una persona? L’interrogativo è nato dopo aver letto la notizia della condanna di un barbone ucraino, che a Genova è stato condannato a sei mesi di reclusione (e a una multa di 160 euro) per aver rubato dagli scaffali di un supermercato due pezzi di formaggio e una confezione di wurstel per un valore totale di 4,07 euro.

    Sei mesi di reclusione.
    Giusto o sbagliato che sia, è venuta in mente l’idea di confrontare la condanna del clochard con quella del comandante della nave Concordia, Francesco Schettino, condannato a sedici anni, e qui c’è pure da aggiungere che l’ufficiale di bordo non sbarcherà nelle patrie galere.

    Siete bravi in matematica? Fate due conti: nella tragedia del Giglio sono morte trentadue persone, che divise per i sedici anni di condanna, fanno sei mesi a cadavere. Gli stessi della condanna del “barbun” ucraino.

    E’ scorretto pensare che la vita di una persona per la nostra giustizia vale due pezzi di formaggio e una confezione di wurstel?

    Massimiliano Morelli

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    4 COMMENTI

    1. Pur nella massima comprensione del lato “umano” della triste vicenda genovese… mi pare facile lamentarsi in casi come questo in cui viene applicata la legge. Una legge “inumana”, sproporzionata e – persino – crudele. Ma nota. Ci si potrebbe, e dovrebbe, battere per cambiarla prima che accadono fatti simili.

    2. Lui ha rubato due pezzi di formaggio e quattro wurstel e ha avuto sei mesi.
      Ai nostri politici allora non basterebbero 10 vite per pagare per quello che hanno rubato…..

    3. Prima di pensare a cambiare la legge , si potrebbe invece pensare che non dovremmo avere “barboni ucraini” in Italia ? o di altra etnia e provenienza ? Ci bastano ed avanzano i “nostrani”.
      Potremmo anche pensare di applicare tale legge anche sui rom che invece pare siano abbonati al tran-tran del preso-arrestato-denunciato a piede libero-fuori ?

    4. Non pare un problema isolato
      http://www.beppegrillo.it/2013/11/furto_aggravato_mele_e_noci_per_4_euro.html

      In questo caso l’uomo è stato processato per direttissima e condannato a 18 giorni di libertà vigilata.
      http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/mamme-rubano-per-la-fame.aspx.

      In quest’ultimo articolo si evidenzia a livello sistemico che “nel nostro Paese i furti nei negozi equivalgono all’1,3% delle vendite, quasi 3,7miliardi euro all’anno”.

      Il problema non consiste dunqe nell’assolvere il singolo cittadino ordinario (l’ordinamento penale offre ai giudici misure alternativa, come si è visto), ma nel pretendere da tutti, nessuno escluso, il rispetto della legge.
      Certo se anche in Italia ci fosse il sostegno ai bisognosi come in Germania (assistenza economica, sanitaria e abitativa) forse questi episodi di disperazione sarebbero meno frequenti.

      Dall’altro lato, non ci sono dubbi che il nostro codice penale, sostanzialmente basato sul codice Rocco del 1930, abbia una matrice repressiva (sia pur temperata dalla sua sottoposizione gerarchica alla carta costituzionale e alle normative ordinarie susseguitesi nella Repubblica), ma soprattutto non può essere discusso che oggi il problema è costituito (non dai residui repressivi del fascismo, ma) dalla nostra attuale, moderna, democratica classe dirigente, che salva i colletti bianchi
      http://www.huffingtonpost.it/2015/01/07/decreto-ilva_n_6427626.html
      e abbandona al proprio destino la gente comune.

      Ce ne ricorderemo alle prossime lezioni?

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