Home ATTUALITÀ In manette 14 persone per il business dei cassonetti gialli

In manette 14 persone per il business dei cassonetti gialli

gialli2401.jpgNon finivano ai poveri gli abiti usati lasciati dai cittadini nei cassonetti gialli ma, ancora sporchi, venivano venduti in paesi dell’est Europa, nord Africa e sud-Africa. E non si esclude una connessione con Mafia Capitale. Giovedì 15 gennaio, la Polizia di Stato e la Polizia Provinciale hanno arrestato quattordici persone ritenute responsabili di aver messo in piedi un’organizzazione “dedita al traffico illecito di rifiuti speciali, ovvero gli abiti usati raccolti nei cassonetti gialli distribuiti in città.

Gli arrestati

Gli arresti sono avvenuti nelle città di Roma, Napoli, Salerno, Novara, Pavia, Macerata e Frosinone. Fra gli arrestati, dei quali nove portati in carcere e cinque ai domiciliari, numerosi sono di Roma. In manette responsabili e dipendenti delle Cooperative “New Horizons Onlus” e “Lapemaia Onlus”, il vicepresidente del CDA della “Sol.Co. srl”, società che per conto dell’AMA ha l’appalto del ritiro e gestione degli abiti usati lasciati nei cassonetti gialli, l’amministratore della “B. & D. Ecology s.r.l.”; titolari di ditte di trasporto.

“Tra i capi dell’organizzazione, finalizzata alla raccolta di indumenti usati, prodotti tessili e accessori di abbigliamento da rivendere in diversi Paesi europei e africani, emerge – rende noto la Questura di Roma – la figura di Pietro Cozzolino, elemento di vertice dell’omonimo clan camorristico operante nell’hinterland napoletano e già condannato per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, e il fratello Aniello, anch’egli condannato in via definitiva per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti e latitante dal 2008.”

I reati

Tutti, a vario titolo, – spiega il comunicato della Questura – “sono ritenuti responsabili dei reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di indumenti usati, prodotti tessili e accessori di abbigliamento che venivano inoltrati per la vendita – con spedizioni transfrontaliere – nei paesi dell’Est Europa, del Nord-Africa e del Sud-Africa. Sono state riscontrate, inoltre, diverse violazioni delle normative ambientali relativamente allo smaltimento dei rifiuti speciali, oltre a reati di falsità materiale e ideologica in atti pubblici, il tutto aggravato dall’aver fornito il loro contributo nella commissione di reati a vantaggio di un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato.”

“Anche nei confronti delle società cooperative di Roma e Napoli denominate “LAPEMAIA Onlus”, “New Horizons Onlus”, “B.F.L. in the World srl” e “B&D Ecology srl”, il G.I.P. del Tribunale di Roma – continua il comunicato – ha contestato specifiche responsabilità penali in violazione della normative sulla tutela ambientale e sullo smaltimento dei rifiuti speciali, avendo omesso le prescritte operazioni di “igienizzazione”, ovvero quei processi di riciclo che consentono ai rifiuti di tornare a essere beni di consumo. Proprio per tali ragioni, contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, il Giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo nei confronti della società “B&D Ecology srl” e delle cooperative “New Horizons Onlus” e “LAPEMAIA Onlus”.

Peraltro, nel corso delle indagini sono emerse illecite spedizioni di rifiuti di natura tessile attraverso i porti di Salerno e Civitavecchia, quantificati in oltre tre tonnellate all’anno e fatturate soltanto per un quarto del totale, con conseguente contabilità nascosta e, quindi, guadagno in nero, per la parte preponderante del carico.

“L’organizzazione criminale – conclude il comunicato – che vantava supporti logistici in ambito internazionale, si fondava su un accordo tra società e finte ONLUS, operanti quali recuperatori di rifiuti che, abusando della qualità cooperativistica, tramite un sistema di “conoscenze” per la ripartizione degli appalti distribuiti dall’A.M.A. spa, stipulavano apposite convenzioni di igiene urbana volte all’affidamento diretto di servizi pubblici.”

Non si esclude la mano di Mafia Capitale

“Non può non pensarsi che la delibera che aveva ripartito nel 2008 il territorio Roma in competenze ai consorzi dell’Ati Roma Ambiente non obbedisca alle logiche spartitorie” e “non abbia coltivato le finalità speculative, rientranti negli interessi di Buzzi”.
E’ quanto scrive il GIP Simonetta D’Alessandro nell’ordinanza dell’indagine che ha portato ai quattordici arresti. Il GIP non esclude che l’affare degli abiti usati “non sia rientrato nel più ampio disegno dirigista e corruttivo di Salvatore Buzzi” sottolineando che “di tanto non vi è la prova in atti mancando nella fase delle prime assegnazioni le intercettazioni ma vi è una concreta emergenza documentale”.

Claudio Cafasso

Visita la nostra pagina di Facebook

2 COMMENTI

  1. I vestiti usati non finiscono ai poveri. In nessun caso. Quanto raccolto viene selezionato pulito e venduto da cooperative. Cooperative che occupano persone in stato di necessità.
    Questa è la finalità sociale della raccolta degli abiti usati.

  2. Ancora con questa storia di mafia capitale! Basta prenderci in giro! Qui ci sono le solite cooperative rosse e corruzione! Stop.

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome