Home AMBIENTE Ritrovata sotto la via Flaminia un’antica galleria Etrusca

Ritrovata sotto la via Flaminia un’antica galleria Etrusca

galleria-etrusca

Le prime immagini e le descrizioni dell’antico tunnel lungo più di 350 metri che passa sotto la consolare a 40 metri di profondità frutto di fortunata ricognizione, effettuata da chi scrive, al Km 18 della via Flaminia a nord di Prima Porta.
L’esplorazione ha restituito le prime informazioni sul tracciato viario dimenticato.

Il passaggio sotterraneo

La galleria è localizzata a ridosso del costone tufaceo che cinge al di sotto la valle di Pietra Pertusa. Il rinvenimento mette in luce una formidabile opera di ingegneria creata sul tracciato viario utilizzato dalla città di Veio per controllare la valle del Tevere. Sicuramente la sua realizzazione è legata anche all’attività estrattiva nelle cave del Fosso del Drago e di Grotta Oscura sulla via Tiberina, protrattasi fino a quando Roma, nel 396 a.C., conquistò la città e iniziò lo sfruttamento del territorio. Infatti il tufo delle mura seriane proviene da questa zona.

Carta Archeologica Agro T9. Archivio Andrea Venier

    Il tunnel consentiva ai carri molto carichi di evitare il superamento della collina che separava i due versanti (dal Tevere a Veio e viceversa). La sezione del traforo è quadrata, ha una volta piana ben conservata di circa m. 2,20 di larghezza, e una altezza che varia da un minimo di m. 1,50 a un massimo di m. 3,00 in base all’interro esistente.

Sulle pareti laterali sono scavate canalette inclinate di drenaggio che convogliano le acque di falda in un ingegnoso sistema di cunicoli che affiancano la galleria. Tale impianto manteneva la carreggiata asciutta e perfettamente percorribile.

A circa 280 m. dall’imbocco nord-ovest si apre lateralmente un vano semicircolare lungo circa 5,00 m. e profondo 3,00 con un pilastro centrale a sostegno della volta. Non è chiara la sua funzione forse riconducibile alla necessità di un area di sosta per l’incrocio dei carri provenienti da direzioni opposte. In questa camera, e frontalmente sul piano della galleria, giacciono cinque grandi blocchi di tufo di forma quadrangolare tre sulla corsia centrale, uno a filo della stessa ed un altro all’interno di questo ambiente.

 La tipologia dei manufatti, il formato e la qualità del tufo corrispondono a quelli estratti nelle cave circostanti. Il più grande misura 1.80 m. di lunghezza, 60 cm. di larghezza e 60 cm. di altezza. I blocchi sembrerebbero essere stati abbandonati forse perché a 10 m. di distanza da questo punto, una frana ha completamente ostruito il passaggio verso l’uscita della galleria. In questa zona infatti, la natura sabbiosa del banco tufaceo, ha compromesso la stabilità del tunnel facendolo crollare irrimediabilmente. Oltrepassando questa grande cavità – che misura 8 m. di diametro e 4 m. di altezza, si percorrono gli ultimi 10 m. in una trincea molto bassa scavata in un periodo non definibile all’interno del corridoio. Forse l’ultimo tentativo di ripristinare il collegamento con lo sbocco sud-est ormai ostruito.

Pietra Pertusa TrinceaUn frammento di ceramica rinascimentale trovato in questo ultimo tratto attesta la frequentazione in quel periodo. Il progetto di costruzione della galleria ha probabilmente previsto l’utilizzo di maestranze provenienti dalle cave vicine (a Grotta Oscura all’interno dell’ ex insediamento militare, esiste una lunga galleria in direzione ovest verso il Fosso del Drago; sarebbe interessante un confronto con quella etrusca) e l’apertura di due fronti di scavo. Ciò risulta dalle tracce dei solchi di lavorazione lasciati sulle pareti laterali e da una correzione di quota sulla volta di circa 50 cm. a quasi metà tracciato. Si riscontrano anche sulle fiancate laterali, le nicchie delle lucerne per illuminare il percorso.

Il volume del materiale asportato durante la realizzazione è quantificabile in più di 200.000 metri cubi, con uno sforzo costruttivo imponente. La difficoltà di far coincidere quota e direzione evidenzia la complessità dell’opera.

L’antica strada che portava al Tevere partiva a ovest dalla città di Veio, continuava in direzione est attraversando il Fosso della Torraccia a Pietra Pertusa e proseguiva frontalmente verso l’ingresso della galleria con una rampa artificiale che compensava il dislivello di 8 m. o saliva lateralmente affiancando il costone tufaceo

A quasi 100 m. da questa entrata – in una piccola cavità alla base della parete destra -, si individua un tubo metallico; esso corrisponde ad una perforazione fatta anni fa all’altezza del km 18 della via Flaminia. Unendo graficamente l’entrata nord-ovest con questo punto di riferimento, si può tracciare la traiettoria della galleria. Riportando la quota altimetrica di questo ingresso sul versante sud-est, si può posizionare indicativamente lo sbocco del tunnel all’incrocio di via Cornalba e via Lograto. La strada antica quindi proseguiva scendendo nella vallata costeggiando il Fosso del Drago fino a raggiungere, dopo quasi 2 km, il fiume Tevere, collegamento fondamentale verso il mare.

Un dato storico lasciato dal Degli Effetti in ‘Memorie di S. Nonnoso abbate del Soratte e luoghi convcini e loro pertinenze‘, nel 1657: ‘Quanto alla via traversa che qui incrociava con la via Flaminia che dirigevasi dal tevere a pietra pertusa ossia metteva in comunicazione la via tiberina colla claudia e cassia per mezzo di veii‘, egli si riferisce senza dubbio alla strada in questione. Non specifica il tipo di attraversamento, ma il ‘qui incrociava‘ fa presupporre la conoscenza di questo passaggio sotterraneo. Tanto più che l’autore essendo di Castelnuovo di Porto rende molto attendibile questa descrizione.

Mappa Judson-Kahane Judson-Kahane, in ‘Underground drainageways in southern etruria and nothern latium‘ (1962, pag.98 nota 47. Road tunnel beneath Flaminian), descrive l’esistenza del tunnel di 350 m. e riferisce di non riuscire ad entrare in quanto il lato occidentale è interrato e quello orientale risulta sommerso dai rovi come riporta anche Ward- Perkins 350 metres. Western entrance clogged with silt in March ridge at Km. 18 of ViaFlaminia 1962, and not entered. Eastern end not seen by us. Ward-Perkins reports its existence as a bramble-choked hole on east side of ridge.

Nessuno quindi entrò all’interno della galleria, ne tantomeno furono fatte ispezioni. Nel 1992, insieme allo scomparso Prof. Gaetano Messineo cui sono riconoscente per avermi insegnato ad esplorare il territorio con curiosità ed attenzione e al Dott. Andrea Carbonara, perlustrammo la zona di Pietra Pertusa alla ricerca di queste due gallerie che volevano inserire negli itinerari della guida ‘Antiche StradeLazio Via Flaminia ed. Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, ma non ne trovammo traccia; non ho informazioni se in seguito furono fatte altre ricerche. La recente indagine quindi, integra i primi resoconti degli Inglesi fatti negli anni ’60 e sicuramente invita a proseguire ed approfondire questo argomento.

La galleria romana

L’origine del toponimo ‘Petra Pertusa‘ – Saxa Intercisa = Pietra Spaccata o Sasso Rotto, successivamente Petra Pertusa = Pietra Forata, fu utilizzato già al Passo del Furlo per indicare la galleria fatta realizzare dall’imperatore Vespasiano nel 76 d.C. sulla via Flaminia. E’ plausibile che tale definizione sia stata adottata per analogia con l’altro cunicolo costruito qui dai romani a ridosso della rupe a sud-ovest delle pendici della valle.

Questo traforo, scavato anch’esso nel tufo litoide, è largo 3 m. alto in alcuni punti 6 mt. e lungo circa 150 mt con una volta quasi a ogiva. Esso è la parte finale di un diverticolo che dalla via Flaminia si distaccava all’altezza del km. 17.700 per scendere fino a raggiungere la piana.

Tale tracciato, un tempo lastricato, collegava la consolare a Veio e alle cave del Fosso della Torraccia. Troviamo una descrizione già nell’800 di Antonio Nibby in ‘Analisi storico-antiquaria della carta dei dintorni di Roma vol. I- 1857‘ e di Francesco Tomassetti nel libro ‘La campagna romana antica medievale moderna‘ vol. III – 1910.

Il 27 marzo 1898 il famoso fotografo/archeologo Tomas Asbhy ritrae in due immagini ormai storiche l’illustre collega Rodolfo Lanciani all’interno di questo traforo durante una ricognizione effettuata sulla via Flaminia. Le immagini sono pubblicate nel libro: ‘Thomas Asbhy. Un Archeologo fotografa la campagna Romana tra ‘800 e ‘ 900 Roma, 1986.

E’ singolare come in questo caso si può smentire Rodolfo Lanciani, che ammonendo il suo amico Asbhy gli diceva: ‘noi siamo gli ultimi che vedremo la Campagna Romana di un dì‘. Invece questa testimonianza storica così celata dalla natura, restituisce intatta l’immagine che videro un tempo i due archeologi.

Cenni storici

Pietra Pertusa è una vasta tenuta nel fondovalle tra la Cassia e la Flaminia. Al centro della piana fu eretta nel III secolo d. C. una sontuosa villa imperiale della quale oggi restano a testimonianza due grandi ninfei scavati nella roccia a sud della valle. Essi erano interamente decorati con partizioni architettoniche e rivestiti di pomici, conchiglie e stucchi che completavano la ricchezza di questa grande residenza. Nel 1780, in questa zona, si ha notizia del ritrovamento di un mosaico con scene marine che fu staccato per adornare la Sala Rotonda del Museo Pio Clementino in Vaticano.

Nel VI sec. d.C. Pietra Pertusa fu menzionata per la prima volta come insediamento fortificato e successivamente, nel 1035 e 1072, come ‘Castrum‘.

Nel 1278, il fondo fu acquistato dal Capitolo di S. Pietro insieme a quello di Malborghetto, ma verso la fine del XIII sec., tutto risulta in stato di abbandono e ridotto a casale; di ciò si fa menzione in un documento del 1468 relativo alla tassa per il rifacimento della via Flaminia. Di questo insediamento resta solo al centro del promontorio una torre segnaletica composta da 11 fasce alternate di scaglie di selce e tufo e calcare bianco. La sua presenza è l’unico residuo ancora visibile della fortificazione medievale.

Nel 1962, la missione archeologica danese, mise in luce i resti di una chiesa presente all’interno delle mura del castello sullo sperone meridionale del promontorio di cui esiste una relazione in ‘Analecta Romana Istituti Danici Three Deserted Medieval Villages in the Roman Campagna – by Hans Stiesdal‘.

Conclusioni

La nuova evidenza storico-topografica offre un contributo allo studio della viabilità antica nella zona a nord di Roma. Queste presenze invitano a cercare sul territorio realtà archeologiche ancora nascoste. E’ auspicabile che l’Ente Parco di Veio possa inserire nei suoi itinerari queste due suggestive testimonianze storiche.

Il Dott. Andreas Schatzmann ha successivamente condotto, all’interno della galleria, alcune interessanti attività speleologiche.

Si ringrazia il proprietario Antonio Dezi la cui disponibilità ha consentito di effettuare le esplorazioni, la Dott.ssa Alessandra Giovenco Archivista Responsabile della Britisch school at Rome e la Dott.ssa Sabina Zeggio del Servizio Territorio – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Carta dell’Agro, per le ricerche d’archivio. Ringrazio anche il Fotografo Roberto Falcinelli per avermi accompagnato già nel 2010 alla galleria romana a sud di Pietra Pertusa.

Fonti bibliografiche

  • Le sedi umane abbandonate nel patrimonio di S. Pietro – Simonetta Conti ed. Leo Olschki 2012
  • La Via Flaminia da Porta del Popolo a Malborghetto – Gaetano Messineo ed. Quasar 1991
  • Il Vulcano di Sacrofano- Donatella de Rita ed. Ireco 1999
  • Antiche Strade Lazio- Gaetano Messineo, Andrea Carbonara IPZDS 1993
  • Storia del Paesaggio Dell’Etruria Meridionale- Timothy W. Potter ed. NIS 1979
  • La Campagna Romana Vol III -Francesco Tomassetti 1910
  • The Ager Veientanus, North and East of Veii –
  • Anne Kahane, Leslie Murray Threipland and John Ward-PerkinsSource 1968
  • Analecta Romana Instituti Danici – Per Krarup 1962
  • Analisi storico-antiquaria della carta dei dintorni di Roma – Antonio Nibby Vol. I- 1857
  • Underground drainageways in southern etruria and nothern latium – Judson-Kahane 1962
  • Memorie di S. Nonnoso abbate del Soratte e luoghi convicini e loro pertinenze Degli Effetti 1657
  • Rodolfo Lanciani L’Archeologia a Roma tra Ottocento e Novecento – Domenico Palombi L’Erma di Bretschneider 2006.
  • http://www.anticofurlo.it/storiadelfurlo.htm
  • http://mostre.museogalileo.it/vinum/oggetto/ScenaTrasportoCarro.html
  • http://www.myswitzerland.com/en-us/home/interests/excursion-summer/historical-switzerland/abbeys-churches/the-roman-mosaics.html

Andrea Venier

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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20 COMMENTI

  1. Alcuni anni fa durante il rifacimento di via Castenedolo a Valle Muricana fu trovata una strada romana prontamente ricoperta che guarda caso è nella direttrice del tunnel di Pietra Pertusa verso est e Veio verso ovest . Sarà un caso?C’è ancora tanto da scoprire sul nostro territorio.Grazie per l’articolo.

  2. da anni si dice di una serie di gallerie che sono scavate sotto la collina di Prima Porta.

    Sotto qualche palazzo sono stati murati i passaggi!

  3. Non v’è dubbio che quest’articolo rappresenti anch’esso un grande lavoro della Redazione e non c’è neanche dubbio che molte persone non abbiano denunciato tanti “ruderi” per evitare che i lavori di costruzione degli immobili venissero bloccati dalla sovrintendenza. L’Italia è ricca, gli italiani molto meno…

  4. LA PRECISIONE DEI TRACCIATI, LA RICOSTRUZIONE TOPOGRAFICA, GLI ELEMENTI STORICI EGREGIAMENTE FISSATI, FANNO DI QUESTO ARTICOLO
    UN DOCUMENTO UNICO E PREZIOSO.
    AGGIUNGENDO A QUESTO TERRITORIO UNA ANALISI ANALITICA ED ESCLUSIVA
    PER GLI APPASSIONATI,” come me ” DEL SETTORE.
    COMPLIMENTI VIVISSIMI ALL’AUTORE — ANDREA VENIER.

  5. Caro Alessandro, hai ragione a dire che l’Italia è ricca, e che il patrimonio archeologico andrebbe conservato e valorizzato.
    Sulla seconda considerazione sono un po’ meno d’accordo: evitando di citare i casi di abuso edilizio, faccio notare che chi ha comprato una casa in regolare costruzione, di fronte ad un ritrovamento del genere potrebbe vedersi bloccati i lavori per anni!
    Mettiamoci nei panni di chi ha giustamente realizzato il progetto di metter su casa, con enormi sacrifici e tempo: il vedersi vanificati gli sforzi a causa di un non funzionante sistema che tuteli anche questi diritti, ha come risultato che l’interessato preferisce nascondere tali tesori.
    Ricordo ancora per quanti anni la Via Cassia è stata congestionata nei pressi della Valle del Baccano, poiché non era stato possibile raddoppiare la carreggiata a causa di un sito archeologico.
    Direi che l’Italia sarebbe ricca se alcuni italiani lo fossero a loro volta…

  6. Una scoperta fantastica, il caro amico Andrea si conferma un ricercatore e un comunicatore bravissimo. La ricerca, basata su scarsi riferimenti strorico-bibligrafici, è stata eccezionale.Una galleria che conferma la grande capacità tecnica degli Etruschi, vedi il ben conosciuto ( a chi si interessa di Etruscologia) Ponte Sodo, vicino a Veio,e la necessità, per questa città, di collegarsi al Tevere senza passare per Roma, divenuta, dopo la caduta della monarchia Etrusca e la proclamazione della Repubblica, ormai nemica. Questo lavoro, che speriamo abbia un seguito non lontano, pone ancora una volta in evidenza l’importanza della collaborazione con le associazioni di volontariato ( nel nostro caso l’Archeoclub di Formello ), nel lavoro di ricerca, di salvaguardia e di valorizzazione dell’enorme patrimonio storico che è ancora nascosto sotto i nostri piedi. Il lavoro da noi svolto, sotto l’impareggiabile guida del non mai troppo rimpianto prof. Gaetano Messineo, nostro maestro, insieme agli archeologi e al personale ausiliario, nei lavori di scavo e di restauro, ha portato alla messa in luce ed alla valorizzazione di molti siti archeogici nella zona della via Flaminia, prima fra tutti la Villa di Livia a Prima Porta. Coraggio Andrea Venier, porti un nome illustre e ne sei degno. Nei limiti delle nostre possibilità non ti mancherà la nostra simpatia e il nostro appoggio, morale e, se possibile, anche pratico. Auguri, Luciano

  7. PARCO ARCHEOLOGICO DELLA VIA FLAMINIA SUBITO!! Basta con gli scempi e le speculazioni lungo la consolare più ricca di storia.

  8. meglio di una lezione all’universita’ su archeologia, territorio, storia….complimenti, si legge con semplicita’ – è comprensibile anche per chi come me non è molto addentro agli argomenti, la zona la conosco perchè è bella anche solo a guardare il panorama con il Soratte e la valle del tevere…..a Capena e a Fiano Romano ci sono due ville romane che ho visitato e tutto il territorio è ricco di storia etrusca e romana

  9. Questo articolo è prezioso per più di una ragione: la scoperta, le relative e scientifiche ricostruzioni, il materiale iconografico arricchito dagli scatti odierni messi a confronto. Un grande lavoro. Emozionano le tracce di vita: basta una sola ceramica, e il passato rivive. Tutto è scritto, nulla è perduto. Lode a chi dedica il suo tempo e le sue competenze al recupero della storia. Andrebbero incoraggiati e sostenuti lavori simili. La cultura si deve a chi, come Andrea Venier, mai è sazio abbastanza di ricerca e studio. Grazie.

  10. Errata corrige :
    – leggasi “… Infatti il tufo delle mura serviane…” ( anziché seriane ) ;
    – leggasi su foto di Thomas Ashby 1898 ( anziché 1989 ).

  11. articolo molto interessante!!! abito a Castelnuovo di Porto e non conoscevo fino ad ora l’esistenza di questo sito. Sono appassionata di archelogia e spero di poter leggere in futuro altri articoli di questo genere!!

  12. Bellissimo articolo, molto ma molto interessante. Complimenti al dr Venier e a questo giornale che ha pubblicato il suo articolo.

  13. La Roma odierna utilizza ancora le opere della Roma antica, e non solo per i turisti : la cloaca maxima è il primo esempio che mi viene in mente.
    Questa galleria potrebbe essere ripristinata per consentire percorsi pedonali o piste ciclabili, oppure per altre finalità che la farebbero rivivere agevolando i Romani di oggi.
    Mi viene in mente il percorso sotterraneo di Perugia che viene utilizzato oggi nel quotidiano semplificando i percorsi dei cittadini.
    La mia paura è che se alcune opere antiche non vengono inserite nell’ utilizzo odierno vengano abbandonate al degrado o nascoste sotto nuovi insediamenti. Del resto tutta l’Italia è un museo ma deve trovare il modo di conservare e al tempo stesso mantenere, nonché ovviamente vivere dell’oggi.
    Complimenti per la ricerca, la scoperta e la comunicazione!

  14. ….. nell’articolo “ Cave Antiche presso il fosso di Grotta Oscura e il Fosso del Drago “ pubblicato a firma di Andrea Carbonara, Gaetano Messineo nel Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma XCVII 1996 viene riportata una nota interessante : ….Le cave tuttavia si estendevano per un area molto più vasta: un nucleo più prossimo alla strada di accesso della Tiberina è stato distrutto anch’esso da una recente esplosione; da qui sembra si dipartisse una galleria in pendenza che, passando sotto la collina, riusciva presso la Tiberina, consentendo un facile trasporto dei materiali fino al Tevere…..(“..a Procoio Nuovo gli ultimi ospiti erano stati i tedeschi, che dopo aver ricostruito fortificazioni e ingrottamenti, avevano fatto saltare tutto durante la ritirata del 1944, rendendo così particolarmente complessa la bonifica del sottosuolo e nei camminamenti…” leggi articolo di Stefano Mannucci Fonte: Il Tempo – 23 settembre 2004 ‘Bombe incustodite alle porte di Roma’ http://www.disarmo.org/rete/a/7058.html )
    Durante il sopralluogo effettuato nel 1995 all’interno dell’area utilizzata dall’Esercito Italiano come deposito munizioni sotto il controllo dell’8° Centro Rifornimenti e Manutenzioni, i militari raccontarono che erano ancora visibili all’interno dell’antico tracciato sotterraneo le tracce dei solchi carrai e che la galleria non era più percorribile in quanto alcune frane ne avevano bloccato il passaggio. Attualmente l’intero complesso archeologico è gestito dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo il Museo Nazionale Romano e l’Area archeologica di Roma.

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