Home ATTUALITÀ Quello strano modo di “copiaincollare” le notizie degli altri

    Quello strano modo di “copiaincollare” le notizie degli altri

    copy.jpgAbitudine disdicevole, penosa, irriguardosa nei confronti d’un collega, o comunque di qualcuno che s’industria per arrivare a méta portando in redazione una news se non altro lavorata: “rubare” quel che scrivono gli altri è abitudine italiana, pardon, “italiota”. Ma col regolamento Agcom, le cose potrebbero cambiare.

    Succede a volte, e ogni volta l’abbiamo denunciato, che qualche testata blasonata “copi e incolli” le nostre notizie. Un paio di volte abbiamo telefonato nelle redazioni direttamente interessate, qualcuno ha svicolato, uno ha detto “non lo farò più”, un altro ancora dopo un lungo sermone (lui a noi, quasi da non crederci) ci ha sussurrato che “è consuetudine”, un altro caporedattore ha attaccato il telefono quando ha capito l’argomento e si è fatto negare a lungo.

    Quando abbiamo protestato scrivendo una nota, in risposta abbiamo letto che se due notizie sono uguali è frutto della “casualità”, della “coincidenza”, del “Fato”. E sul copia e incolla delle foto, qualche risposta ha rasentato il “che male c’è?”.

    Qua non si vuole insegnare il mestiere a nessuno, ormai la perversione è quella di portare avanti la professione a “membro di segugio”, ognuno a modo suo, confidando sul fatto che tanto finisce tutto nel calderone e non ci si fa caso se uno scopiazza qua e la.

    Né c’interessa il ragionare sull’etica professionale, sul sacro fuoco della scrittura, su Biancaneve e i sette nani e compagnia cantante. Qua restiamo colpiti – e qui l’etica ci obbliga a non citare la fonte; a proposito, a meno che non ci sia un processo in corso neanche il prete che t’ha confessato può rivelare lo scoop del confessionale, questo sia noto a chi non vuole ricordarlo – nella stucchevole sottolineatura delle news da parte di quelle stesse testate blasonate, blasonatissime oserei dire, che “copiano e incollano” perfino i comunicati stampa della Questura, financo dei corpi militari, e poi in bella mostra ostentano la dicitura “riproduzione riservata”.
    Come se quelle righe fossero frutto della spremitura di meningi dedicate al pensiero e alla scrittura.

    Direte “vabbé, ma a noi basta leggere la notizia, che c’importa che è un comunicato stampa riciclato?”. Giusta osservazione, perfetta nel suo essere diretta e ficcante, come dovrebbero essere dirette e ficcanti le domande di un cronista a margine chessò… di una conferenza stampa, o nel corso d’una intervista.

    Non sarebbe malvagio però se qualche aspirante Montanelli o, al femminile, qualche Oriana Fallaci, provasse a capire che se i lettori sono in calo, dipende da questo smisurato modo di fare il cronista alla volemose bene.

    Tranquilli, tutto passa. E se parte la denuncia all’Agcom, si potrà cominciare a pensare di punire i copioni. Nessuno si senta offeso, se abbiamo cominciato a ragionarci su…

    Fabrizio Azzali

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    1 commento

    1. Certo le cose che segnalate sono a dir pco disdicevoli. Non so se rientrino nella categoria dei fatti penalmente rilevanti, ma sotto il profilo dell’etica professionale appaiono certamente molto gravi. Ci vorrebbe un ente, un organismo superiore capace di sanzionare certi comportamenti… una sorta di “Ordine dei Giornalisti“. Come? Ah, esiste già? E che fa, dorme?

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