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POS? Non POSsiamo! (o non vogliamo?)

pos.jpgNel primo giorno di applicazione, nel mondo degli artigiani, dei negozi di vicinato e dei mercati rionali fa discutere l’obbligo di usare il bancomat dai 30 euro in su. Da Prima Porta a Ponte Milvio, viaggio fra gli operatori commerciali di Roma Nord: non possono o non vogliono adottare il POS?

Si fa ancora più aspro il controllo fiscale per le attività commerciali. Il provvedimento è entrato in vigore solo ieri, ma già i piccoli commercianti e gli esercizi di zona corrono ai ripari domandandosi quali sia la novità introdotta questa volta nella lotta all’evasione.

Varato dal governo Monti ed entrato in vigore in queste ore, il provvedimento obbliga infatti gli artigiani e professionisti a richiedere pagamenti tracciati (come assegni, bonifici, carte bancomat o di credito) per cifre superiori ai 30 euro. Ma, a ben vedere, la bilancia pende quasi interamente a loro sfavore.

Precisamente, a fare le spese del provvedimento sarebbero soprattutto le piccole attività al dettaglio i venditori dei mercati rionali, come, per quanto riguarda Roma Nord, quelli di Ponte Milvio, Labaro, Prima Porta, Grottarossa e Collina Fleming, dove la presenza obbligata del pos e dei bancomat si rivela un’arma a doppio taglio.

Se è vero che “il cliente ha sempre ragione”, non è un caso che i venditori si trovino costretti ad assecondare le sue richieste di pagamento con carta anche per cifre esigue, gravando ancor di più sui guadagni con le spese di commissione alle banche. E non è un caso isolato.

La perdita di guadagno ed il rapporto con i clienti

“Ci troviamo spesso ad accettare pagamenti con bancomat anche per importi minimi, una manciata di euro. In questo caso paghiamo la commissione e il costo del servizio di chiamata. Fra entrate ed uscite, il guadagno è azzerato costringendoci a due scelte: aumentare i prezzi dei prodotti, con il rischio di andare fuori mercato e quindi il fallimento dell’attività, oppure l’evasione fiscale”, sostengono alcuni operatori commerciali del mercato di Ponte Milvio e di piazza Diodati, alle spalle della stazione Vigna Clara.

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A pesare sono infatti i costi fissi: per dotarsi di un POS occorrono mediamente sui 1200 euro annui, a cui vanno aggiunti i costi di traffico telefonico, le transazioni sui pagamenti e le percentuali . Si parla di spese che, nell’attuale situazione economica in cui si trova un normale commerciante, difficilmente sono sostenibili.

Il problema principale, però, è a monte, con una clientela anch’essa provata dai tagli e le spese, fatta di pensionati e giovani precari.

“Molti preferiscono pagare importi di 10 euro con carta piuttosto che con i soldi liquidi per un controllo più accurato del portafoglio. Così facendo anticipiamo noi i loro i soldi. Purtroppo in questo modo l’evasione fiscale non viene ridotta, ma incentivata dal nostro bisogno di sopravvivenza”, sostiene un venditore di pesce al mercato di Ponte Milvio.

Il fallimento delle attività commerciali e l’aumento dell’evasione

Non stupisce da queste parole come uno dei più noti mercati di Roma Nord, quello appunto di Ponte Milvio, sia praticamente vuoto nel pieno della giornata lavorativa: di ben 72 esercizi solo 40 sono rimasti aperti. “Chi non ce la fa chiude, dopo questa stangata molte altre serrande si abbasseranno”, sottolinea un commerciante.

In realtà i controlli della Guardia di Finanza avvengono abbastanza regolarmente nei mercati rionali, ma sembra che non sortiscano l’effetto che il provvedimento si promette di realizzare.

“Se trovano uno straniero non in regola che vende frutta e verdura si limitano a fare il verbale e la storia finisce lì. La legge o si applica a tutti o a nessuno. Altrimenti per stare al ritmo con la concorrenza siamo costretti ad entrarne a farne parte”, incalza un venditore di ortofrutta.

Sorprendentemente, tutti, o quasi tutti, sostengono di essere già attrezzati da tempo per i pagamenti telematici, ma in realtà solo un numero ristretto tiene esposto in bella vista il bancomat. Macellai, pescivendoli e commessi sembrano tranquilli in questa situazione: “La gente che compra da noi sa già che supererà i 30 euro per cui noi siamo i meno colpiti”, risponde un salumiere.

Disobbedienza civile

Come riferito da Lilli Garrone sull’edizione romana del Corriere della Sera di oggi, però già si parla di disobbedienza civile.

A farlo è Giovanna Marchese Bellaroto, presidente di Cna-Commercio e di Assocommercio Roma Nord, che annovera fra gli iscritti numerosi operatori commerciali di Vigna Clara e Ponte Milvio. Da un sondaggio fra gli associati emerge la richiesta “che non siano sempre le piccole aziende a doversi far carico dei costi di un sistema bancario che le sta stritolando. Prima di imporre a noi il Pos si faccia un accordo per costi calmierati”.

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La scomparsa degli artigiani

Diversa è invece la situazione per i piccoli artigiani, come vetrai, corniciai, fabbri, calzolai e, per esempio, una pelletteria di Prima Porta.

“Abbiamo a che fare per la maggior parte coi privati, realizziamo creazioni con materiali al dettaglio, lavori su commissioni che superano sì i 30 euro, ma che in ogni caso non ci permettono di essere flessibili sui prezzi per una questione di qualità del prodotto. Questo ci costringe ad usare sempre il bancomat o i bonifici, ma il numero di commissioni sta diminuendo bruscamente”.

“Se non troviamo delle grandi imprese in grado di assicurarci dei lavori , presto morirà il mondo dell’artigianato”, sostiene infine un un falegname di Prima Porta.

Barbara Polidori

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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9 COMMENTI

  1. Guarda caso i controlli agli ambulanti che non sanno neanche come è fatto uno scontrino e ai mille abusivi che vendono ogni merce contraffatta mai.

    In Italia per essere impunito basta non avere cittadinanza italiana.

  2. Se Simone ci spiega come far emettere lo “scontrino abusivo” con tanto di CF/Piva agli abusivi impariamo tutti un nuovo approccio alla fiscalità creativa.

  3. Il fatto che in Italia ci sia la più bassa percentuale di uso della moneta elettronica assieme alla più alta percentuale di evasione fiscale non ha alcuna relazione…, vero? Si tratta di semplice coincidenza, eh?

    Ma le associazioni di categoria di commercianti, esercenti, artigiani… che fanno? Quale migliore occasione per contrattare con le banche dei servizi a costo “politico”; con un grande aumento delle utenze POS, conseguente ai recenti provvedimenti, i costi (già trattabili oggi) potrebbero facilemnte essere ridotti ad una sopportabilissima normalità.

    Ma lo si vuole fare? O si preferisce rimanere nel mare del “nero”?

  4. il problema non sono i commercianti…….il problema sono i consumatori che non si fanno scrupoli a comprare da un commerciante abusivo e non richiedere lo scontrino fiscale e nel malaugurato caso non gli venisse dato a denunciare il fatto…..ricordate che la prima regola fondamentale per il commerciante è che “il cliente ha sempre ragione” e quindi si fa di tutto per accontentarlo…..

    allora NOI CONSUMATORI VOGLIAMO LO SCONTICINO PER LA NON EMISSIONE DELLE SCONTRINO O PREFERIAMO CHE IL COMMERCINATE PAGHI LE TASSE SUL PRODOTTO CHE ABBIAMO APPENA ACQUISTATO?

    Trovo l’obbligo del POS fondamentale per ritornare a livelli decenti di legalità, ma il servizio dovrebbe essere “agevolato” (nel senso di tariffe scontate per le chiamate o l’acquisto per esempio) per i commercianti.

  5. Esistono i mobile pos, non hanno canone, non hanno bisogno di essere collegati ad un conto corrente, costano 2 euro a transazione e 72 euro il dispositivo che poi resta di proprietà.

  6. Corretto..

    I commercianti mi sembrano i polli di renzo.

    Litigano tra di loro, con gli abusivi e con i clienti che comprano da loro.

    L’unico loro “nemico vero” è questo Stato/governo amico delle banche.

    Iniziamo ad avere uno governo di gente onesta, che pensa all’interesse della gente, il resto “in automatico” viene da solo.

    Esprimo solo un’opinione personale.

  7. Buongiorno a tutti,
    se la norma sui POS fosse una cosa seria
    1. sarebbero indicate le sanzioni
    2. gli UFFICI POSTALI non negherebbero il pagamento con Bancomat per i servizi postali, ovvero lettere raccomandate, ecc.
    Il vero scandalo e’ che il Governo prima di obbligare il privato ad utilizzare il POS dovrebbe obbligare la PA, comprese le partecipate, ad utilizzarlo a sua volta.
    Invito pertanto la dott.ssa POLIDORI a recarsi alle POSTE, chiedere conto di questa anomalia e pubblicare la risposta.
    Un saluto
    Iacopo

  8. sempre più “Schiavi delle Banche” (leggetevi l’omonimo libro di Maurizio Blondet), e del modello usuraio di società.
    Una norma irragionevole e vessatoria, come sono “di norma” le norme in questo Paese.

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