Home ATTUALITÀ “The voice” sulla Camilluccia

“The voice” sulla Camilluccia

labibi.jpgCome si doppia un film? Quanto ci si mette? Quale mole di lavoro si nasconde dietro quelle pellicole estere nelle quali gli attori parlano magicamente la nostra lingua, o dietro quelle telenovele brasiliane dove lui e lei si dichiarano reciproco amore in portoghese mentre noi l’ascolteremo in italiano?

Ce lo spiega l’attore e doppiatore Claudio De Angelis, con cui abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere nella nuova sede de La Bibi.it, storica società di edizione, doppiaggio e post-produzione che dirige da venticinque anni, in via Nevio, sulla Trionfale, poco distante dal bivio con la Camilluccia.

Claudio De Angelis è esponente di spicco di quella schiera di doppiatori capitolini da cui la nostra tradizione nazionale ha attinto a piene mani nel corso dei decenni.

Nella sua carriera ha prestato la voce ad attori del calibro di Nicolas Cage, Kiefer Sutherland e Anthony Quinn, e con La Bibi.it ha doppiato, solo nell’ultimo decennio, film come I segreti di Brokeback Mountain, Valzer con Bashir e Le invasioni barbariche, e serie televisiv, e come ER-Medici in prima linea, X-Files e I Soprano.

Gli uffici de La Bibi.it si trovano al pianterreno di uno stabile di recente costruzione. L’ampio ingresso somiglia a quello di una banca o di un grande albergo, con porte scorrevoli, reception e un paio di impiegati in pausa sigaretta sotto l’androne.

L’orario del nostro incontro è quello stabilito ma meglio telefonare per sicurezza. “Salve Signor De Angelis, sono qui per l’intervista, mi trovo davanti al portone”.”Bene, e perché non entra ?”

All’interno, la sede, ristrutturata di recente, è molto bella, spaziosa e moderna negli arredamenti.
L’aria che vi si respira è frizzante, dinamica ma tutto sommato rilassata dato che l’ambiente è molto giovane, 24 dipendenti per un’età media che si aggira sui quarant’anni. “Ma io purtroppo la alzo di parecchio” – ci dice sornione De Angelis mentre ci fa accomodare nel suo studio luminoso con vista sulla Riserva Naturale di Monte Mario.

Al suo cospetto, ammettiamo un po’ di soggezione, lui decano tra i doppiatori romani e deus ex machina di quest’impresa che ruota attorno alla sua figura, ma coi suoi dipendenti deve aver stabilito un bel legame, a giudicare dal clima di simpatia e laboriosa sintonia che sembra regnare sovrano.

bibi4.jpg

Partiamo dal vostro rapporto con Roma Nord. Come mai la scelta di stabilirvi qui?
Ci siamo trasferiti qui da piazza Euclide all’inizio di quest’anno, cercavamo una sede più spaziosa e poi volevamo avvicinarci alla nostra struttura sussidiaria che si trova in via Arnobio.
Roma Nord è storicamente un polo molto importante per l’industria cinematografica ed il suo indotto.

Non dimentichiamoci che la RAI, da cui inizialmente dipendeva gran parte – se non la totalità – delle fortune di chi lavorava nel campo del cinema e della televisione, ha sede qui vicino, in Viale Mazzini, e studi in via Teulada. Anche Mediaset all’inizio era di base qui, per cui è naturale che tutto si sia sviluppato in quest’area. Consideri che qui nelle vicinanze vi sono diversi altri studi come il nostro.

Quali prodotti vi capita più spesso di doppiare?
Principalmente ci occupiamo di film, serie televisive, cartoni animati, ma anche giochi interattivi e documentari. Siamo molto flessibili, anche perché adattarsi alle richieste del mercato è l’unico modo per rimanere a galla in un momento come questo di crisi nel settore.

Come funziona il processo di doppiaggio?
Si parte dalla stesura del piano di lavorazione, vale a dire il frazionamento in vari turni di lavoro del testo da doppiare, e si passa poi alla fase preliminare di adattamento dei dialoghi; dopodichè si procede col doppiaggio, che può essere “a sync” – cioè sincronizzato con le immagini – o “non a sync”, e si finisce con l’assemblare il tutto in sala di missaggio riaccoppiando colonna sonora e immagini.

L’ultimo passaggio è il lavoro grafico sui titoli, con l’inserimento di quelli in italiano al posto degli originali.

bibi5.jpg

C’è una figura che supervisiona il tutto?
Sì, la figura cardine è il direttore di doppiaggio, che guida il processo dall’inizio alla fine e dirige gli attori in sala sistemandosi dietro al banco mixer assieme al fonico. E’ lui, tra l’altro, a scegliere le voci più adatte per ogni ruolo, previa opportuna selezione.

Come si diventa doppiatori?
Bisogna studiare, naturalmente, ma non sempre questo basta. Un tempo, per diventare doppiatori si doveva essere prima attori, mentre oggi non è più così; e questo purtroppo è andato a detrimento della professione, con un progressivo impoverimento di una scuola, la nostra, che vanta nomi illustri.

I doppiatori fanno parte della vostra società o sono esterni?
Gli attori con cui lavoriamo sono spesso, anzi quasi sempre, dei professionisti freelance chiamati di volta in volta.

Quanto tempo si impiega mediamente per doppiare un film?
Dipende naturalmente dalla durata del film o dell’episodio da doppiare, indicativamente diciamo circa un mese, ma io posso impormi – e imporre ai miei collaboratori – anche tempistiche più ristrette.

A questo punto, De Angelis si offre per guidarci in un “tour” all’interno degli studi mostrandoci gli uffici e le sale dove si tengono le varie fasi della lavorazione.

“Questa è la sala server, qui passano tutti i dati che inviamo e riceviamo. Per questa linea sborsiamo ogni anno una bella cifra – ci dice fieramente – ma è di capillare importanza non lesinare su queste apparecchiature, dato che oggi viaggia tutto in digitale e non esiste più il corriere che ti porta il pacchetto a mano.”

In un altro ufficio la sedia è vuota, l’impiegato probabilmente è andato in pausa, e sul tavolo oltre a un po’ di carte alla rinfusa c’è quello che ha tutta l’aria di un estratto conto personale.
“Vede, abbiamo fatto bene ad entrare – ci dice ammiccando – così almeno so che ha qualche problema con la banca, magari verrà a chiedermi un anticipo.”

Ci mostra poi la sala di doppiaggio, con annesso locale separato da una vetrata dove siedono il direttore ed il fonico, e la sala missaggio, dove in questo momento il tecnico di turno è impegnato in un minuzioso lavoro di adattamento del file audio al labiale degli attori sullo schermo.

bibi6.jpg

“Se il parlato ed il labiale non coincidono perfettamente, con il nostro applicativo possiamo adattare l’audio al video “allungandolo” o “accorciandolo” a nostro piacimento in maniera quasi impercettibile all’orecchio.”

Infine, l’ultima porta sul corridoio è la sala dove viene fatto il lavoro grafico sui titoli. “A noi arrivano i master video sia con che senza i titoli in sovrimpressione, qui al computer li editiamo e inseriamo le scritte in italiano nella posizione dov’erano quelle originali.”

Insomma un lavoro di cesello, artigianale. Un lavoro che dà modo a tutti noi di non doverci sforzare a guardare i film in lingua originale, altrimenti oltre alla fatica saremmo anche responsabili di aver fatto perdere il lavoro ad un bel po’ di gente.

Terminato il giro, De Angelis si offre di accompagnarci all’uscita. “Molto gentile da parte sua, non vorrei rubarle altro tempo “. “No ma guarda che è per assicurarmi che te ne vai”. Capito. Lasciamoli lavorare. Grazie e arrivederci a presto su questi schermi.

Valerio Di Marco

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

Visita la nostra pagina di Facebook

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome