Home ATTUALITÀ Lentocrazia, mal (del) Comune zero gaudio

Lentocrazia, mal (del) Comune zero gaudio

Gli editoriali di VCB – Potabilità acqua Roma Nord: inconcepibile e ingiustificabile il ritardo con il quale l’ordinanza del sindaco Marino, firmata venerdì 21 febbraio, sia stata resa nota alla cittadinanza solo dopo sette giorni, venerdì 28 febbraio. E ingiustificabile anche il metodo: in fondo alla homepage del portale del Comune anziché diffonderla ai media e alle agenzie stampa. Una vicenda, ferme restando le responsabilità politiche, figlia della peggiore lentocrazia.

Festina lente, affrettati lentamente pare essere il leit motiv di questa assurda vicenda che ha visto circa duemila cittadini bere, cucinare e lavarsi con acqua non potabile per sette giorni prima di venire a conoscenza che già da una settimana con quell’acqua ci potevano al massimo lavare i pavimenti.

E, non per vanagloria, è proprio dalla nostra testata che ne sono venuti a conoscenza. Dalla sua pubblicazione sul sito capitolino fino alle 17 di sabato 1 marzo l’unico quotidiano ad avvisare i cittadini di Roma Nord dell’ordinanza è stato appunto VignaClaraBlog.it.
Poi, a metà pomeriggio, sono arrivati tutti gli altri.

Sette giorni per rendere nota un’ordinanza. Spiegare l’inspiegabile ritardo ai cittadini sarà compito e dovere del Sindaco, noi cerchiamo invece di capirne i motivi. Che poi stanno tutti in una parola: lentocrazia.

Lentocrazia, quel fenomeno che privilegia il calmo rispetto della forma anziché della sostanza; lentocrazia, quel mindset che mette al primo posto la lenta esecuzione delle prassi e delle procedure anziché il senso d’urgenza; lentocrazia, quella che va alla ricerca esasperata dei bolli, dei protocolli, dei timbri e delle firme.

Lentocrazia: sta tutto nella prima pagina dell’ordinanza, quella letterina di accompagnamento con la quale è stata trasmessa dal Dipartimento Simu all’Albo Pretorio perché fosse pubblicata.

letterab470.jpg

Una lettera datata 27 febbraio che nell’inviare all’Albo Pretorio l’ordinanza emessa sei giorni prima, il 21, la definisce giustamente “urgente”. E le domande che sorgono sono allora tante.

Se era urgente perché si è atteso sei giorni per chiederne la pubblicazione?
Perché non è stata subito trasmessa via mail?
Nel 2014, da ufficio a ufficio del Comune ancora  si scambiano lettere e allegati cartacei? Ben 26 nel caso specifico!
Roma Capitale ignora l’esistenza del Codice dell’Amministrazione Digitale?
E dal punto di vista umano, chi ha avuto fra le mani per sei giorni l’ordinanza perché non s’è premurato di avvertire subito i presidenti dei due Municipi coinvolti?

Insomma, chi, come e perché ha cincischiato?

E ancora.
L’ufficio Albo Pretorio, ricevuta la richiesta di pubblicazione, perché l’ha messa online quasi a piè di pagina del portale capitolino anziché in grande evidenza?
E il Dipartimento Comunicazione, perché non ha subito diffuso la notizia ai media e alle agenzia stampa?

Domande alle quali gradiremmo una risposta dai singoli interessati, risposta che però ci pare già di conoscere: “non mi compete”. Perché la lentocrazia è fatta anche di questo, di competenze o meglio di non competenze. E di festina lente.

Domande però alle quali la politica dovrà pur dare risposta: se non a noi almeno alle oltre 500 famiglie, circa duemila cittadini, che per una settimana hanno usato a loro insaputa acqua non potabile.

Claudio Cafasso

Visita la nostra pagina di Facebook

4 COMMENTI

  1. Sento da un GR nazionale che le utenze interesate avrebbero ricevuto – già da due anni – le bollette con la dicitura di “acqua non potabile”. Qualcuno dei lettori di VCB lo può cinfernare?

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome