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Insugherata, un posto da trackers

trackers120.jpgPer molti giorni la Riserva Naturale dell’Insugherata è stata impraticabile a causa dell’acqua e del fango ma da quando è tornato il bel tempo e un tiepido sole ha cominciato ad asciugare il terreno, la Riserva ha di nuovo spalancato i battenti. Sopravvivono ancora ampie zone allagate e il fango è un po’ dappertutto ma è sufficiente indossare un paio di stivali per percorrerla in lungo e in largo.

Nel farlo la cosa che vi sorprenderà di più è come il paesaggio, specie nei pressi dei fossi, sia cambiato; dove prima c’erano prati e campi coltivati ora ci sono ampie zone ricoperte di sabbia.

I fossi sono straripati in più punti e la forza della corrente ha trascinato detriti e sabbia che hanno sommerso sponde e zone vicine. Si tratta di una bella sabbia di fiume su cui, questa estate, prendere il sole come si fa a Fregene.

La furia dell’acqua ha lasciato segni inconfondibili devastando le rive e creando miscugli di rami e canne; i fossi dell’Insugherata non hanno rive erbose e piacevoli ma scorrono all’interno di budelli ricoperti di alberi e rovi. Quando il livello dell’acqua cresce, con la corrente viene portato via di tutto, rifiuti compresi.

In realtà i fossi si comportano come sempre hanno fatto; si ingrossano, esondano e poi tornano nel loro alveo lasciando sul terreno uno strato di sabbia e limo; lo stesso limo di cui ci parlavano le maestre quando, tra faraoni e piramidi, spuntava fuori il Nilo.

Dopo le forti piogge di fine gennaio le rive dei fossi sono diventate delle vere e proprie miniere dove si può trovare di tutto; dalle ossa di animali a sassi dalle forme bizzarre, dalle conchiglie fossili a piccoli vetri colorati e frammenti di vecchie ceramiche.

Tra il fango abbiamo anche scovato la punta di un corno di bovino; chissà per quanti decenni è rimasto nascosto sotto la sabbia.

Segni evidenti che in un lontano passato questi terreni erano utilizzati non soltanto per l’agricoltura ma anche per il pascolo del bestiame.

Per chi è abituato ad osservare, scovare oggetti o riconoscere le impronte dei selvatici è un gran divertimento; sulla sabbia compatta si possono seguire per centinaia di metri le tracce lasciate dai cinghiali che a giudicare da quel che si vede in mezzo al fango devono essersi divertirsi da matti.

Anche risalendo il corso del Fosso dell’Insugherata il paesaggio è cambiato; l’ampio sentiero che dirige verso nord si è trasformato nel letto di un ruscello dove ampie pozze di acqua stagnante riflettono i raggi del sole.

Alle pendici del Bosco di Santo Spirito, poco distante da un ammasso di canne palustri, ci accorgiamo delle presenza di una nutria intenta cibarsi di insetti o radici.
Peccato non avere un teleobiettivo!

Ora quelli che dubitavano della presenza dei “castorini” lungo i fossi dell’Insugherata dovranno ricredersi.

La nutria, disturbata dal nostro armeggiare con una piccola fotocamera, va a rifugiarsi nel canneto, senza però affrettarsi.

Nonostante l’inclemenza del tempo i primi segnali della primavera sono ben evidenti; fiorellini di colore giallo e azzurro spuntano in ogni dove mentre i pruni selvatici si sono ricoperti di bianco.

Dopo la tempesta la Riserva dell’Insugherata, maltrattata e un po’ sconvolta, è più bella che mai; la meta ideale per una lunga passeggiata con bambini e cani al seguito.
Forse al ritorno ci si dovrà liberare del fango, ma che importa: non esiste a Roma Nord luogo più bello e selvaggio dell’Insugherata.

Francesco Gargaglia

© riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

 

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3 COMMENTI

  1. Eh si, è proprio un bel posto, peccato che sia praticamente irraggiungibile. Peccato veramente. Ci sarebbe tanto bisogno di un bel parco fruibile a tutti, e che sia un luogo di incontro. Peccato che la grettezza di pochi renda difficile l’accesso a tanti.

  2. Salve,io volevo chiedere se mi sapete dire qualcosa di piu’ preciso della zona sant’andrea monte arsiccio,l’unico accesso apparentemente fruibile è scavalcare un piccolo muretto dietro la chiesa di “SANT’ANDREA AVELLINO” si ha qualche informazione in piu’? grazie in aticipo e buona giornata

  3. La Riserva ha un solo accesso ufficiale in Via Castagnola; i Guardiaparco hanno però censito, alcuni anni fa, almeno 50 ingressi “non ufficiali” (o abusivi) per cui si deve continuare ad entrare scavalcando muretti, reti e cancelli. Da quella zona, seguendo il margine del bosco che coincide con il Foso di Monte Arsiccio, si può arrivare al Fosso dell’Acqua Traversa e al sentiero della Francigena che porta poi alla Trionfale. Cordiali saluti, RH.

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