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Teatro Olimpico, bastano 80 minuti per girare il mondo

girodelmondo.jpgDopo il grande successo di pubblico e di critica ottenuto lo scorso anno, “Il Giro del Mondo in 80 Minuti” è tornato al Teatro Olimpico e ci resterà fino a domenica 26 gennaio. Il concerto dell’Orchestra di Piazza Vittorio è un viaggio affascinante, una narrazione in musica e parole di migranti e vagabondi, un delizioso inno alla vita e all’incontro, declinato in diciotto canzoni e coniugato in dieci lingue, romanesco compreso, dato che c’è anche lo zampino di Luca Barbarossa.

““Non voglio dormire, voglio solo abbracciarti e sognare””: è il canto ipnotico della sirena Sylvie Lewis ad aprire questo magnifico concerto. Una melodia dolcissima per una voce cristallina : ecco l’’incipit del racconto, l’’inizio della storia. La zattera capitanata da Mario Tronco è quasi pronta per salpare e le regole sono chiare: il viaggio è gratis, la destinazione è ignota, il superfluo si butta a mare e solo una canzone può farti salire a bordo.

““L’’unico bagaglio che puoi portare è tutto quello che non puoi lasciare indietro””, si potrebbe dire citando gli U2. Sì, perché l’’unica valigia che si può portare e la canzone che si deve cantare non sono altro che la nostra personalità e i nostri sentimenti, la volontà vera di intraprendere il viaggio, i nostri ricordi e i nostri legami. Il peso netto finalmente liberato dalla tara. La ricerca di una casa lontana da casa o la riscoperta della casa che stiamo lasciando. Sogni e speranze. E al diavolo le sovrastrutture!

Nel frattempo un improbabile quanto irresistibile gladiatore, che sbarca il lunario facendosi fotografare con i turisti davanti al Colosseo, legge che la partenza è prevista per le ore 21. Non ci pensa due volte e si precipita (si fa per dire) a casa (ATAC, distrazione e contrattempi permettendo) a prendere la valigia e il suo strumento. Riuscirà ad arrivare in tempo?

E, mentre il gladiatore cerca di arrabattarsi per poter arrivare al porto in orario, sulla banchina si susseguono i musicisti e i cantanti, continuano ad arrivare i potenziali passeggeri. Ma nessuno può violare le regole, su questo il nocchiero Tronco è inflessibile. Uno viene mandato via. Ma il capitano non è severo: se la tua canzone non è un granché, non importa. Quello che conta è volerla suonare o cantare davvero, quello che fa la differenza è il desiderio reale di spogliare la vita da tutto ciò che non la riguarda. Una valigia e una canzone. E occhi nuovi, per poter guardare finalmente dentro noi stessi e verso gli altri.

Siamo tutti passeggeri e viaggiatori, e in questo senso siamo tutti potenziali artisti. Ecco la nostra vita, ecco la nostra voglia di camminare, di stringere mani e di conoscere l’altro noi stesso che abita negli altri. Com’è nella filosofia, nell’atto di fondazione e nelle corde dell’affollata ensemble fondata e guidata da Mario Tronco, la contaminazione fra i generi musicali più disparati è la regola, così come è la norma l’abbraccio fra voci e lingue diverse.
Dalle coste del Mediterraneo all’Africa, dall’India al Sud America, da nord a sud e da est a ovest, la bussola è impazzita o, fate voi, è rinsavita. Il risultato è una babele armoniosa di suoni e di voci, una magica alchimia che accorcia le distanze rispetto a tutto quello che riteniamo estraneo.

““È in noi che i paesaggi hanno paesaggio, i viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo””: è Fernando Pessoa a riassumerci il senso di questo spettacolo, che parla direttamente all’’anima del pubblico. Uno spettacolo che prevede l’amichevole partecipazione di Luca Barbarossa, alle prese con una magnifica serenata romana di Romolo Balzani, “Notte de dorcezza”, un’interpretazione che segna uno dei momenti più belli ed intensi dell’intero concerto.

E che non vi venga voglia di andare via anzitempo! Infatti, ogni sera il pubblico e, in particolare i bambini, sono coinvolti nello spettacolo attraverso la body percussion. I giovanissimi allievi della Scuola Popolare di Musica “Donna Olimpia”, guidati dal Maestro Ciro Paduano, insieme ai musicisti dell’Orchestra, si divertono a “far suonare” la gente in sala attraverso l’utilizzo del corpo e di un oggetto insospettabile…

Giovanni Berti

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