Home ATTUALITÀ Pira (PD): “Difesa legalità e politiche inclusione sociale: anche con i Rom”

Pira (PD): “Difesa legalità e politiche inclusione sociale: anche con i Rom”

pira120.jpg“Non è la prima volta che si discute di come promuovere politiche adeguate per l’inclusione sociale e la difesa della legalità in relazione ai campi che ospitano cittadini Rom nella nostra città.” Inizia così la nota di Vincenzo Pira, coordinatore PD del XV Municipio, con la quale intende sostenere che legalità e rispetto dei diritti umani sono le parole chiave su cui basare un confronto sul tema integrazione. “E ci torno sopra con queste riflessioni” dice Pira nel dare il via alle sue considerazioni.

“Ancora ho presente l’aprile del 2008. Siamo in campagna elettorale e il candidato sindaco Gianni Alemanno in una trasmissione televisiva afferma ‘Sgombero dei campi nomadi e 20mila espulsioni per coloro che hanno commesso reati o sono socialmente pericolosi’. Come sindaco ha dovuto affidare a un commissario di governo, il prefetto Giuseppe Pecoraio, la gestione di questa gestione complessa che non si risolve con slogan elettorali. Di espulsioni non se ne parla. Ma non spetta a un sindaco farle; le leggi e le procedure sono più complesse delle promesse per ottenere più voti.”

“L’ 8 gennaio 2009 – ricorda Pira – il prefetto Giuseppe Pecoraro ha convocato gli amministratori di vari municipi di Roma e di comuni della provincia per verificare l’ ipotesi di ospitare nei loro territori parte dei rom che affollano i campi romani. Forse sarebbe stato utile coinvolgere direttamente in tali riunioni anche i rappresentanti dei cittadini rom e sinti coinvolti. Non tutti sono nomadi. La maggior parte vive in questi campi da decenni.
Più della metà sono cittadini italiani. In più di cinque mila hanno fatto richiesta e sono nell’elenco in attesa di vedersi assegnata una casa popolare. Il problema resta sempre attuale e di Piano Nomadi quasi non se ne parla più come se il problema fosse risolto.”

“Il Comune di Roma spende da alcuni anni circa 5 milioni di euro l’anno per la gestione di sette campi nomadi. Altri 8 milioni sono stati spesi per chiudere alcuni campi irregolari. Nuove risorse sono a disposizione da parte della Unione Europea e dal Ministero degli interni per progetti specifici in questo ambito. Credo sia ora – sostiene dunque Pira – di programmare strategicamente il superamento dei campi in tempi tecnici possibili che permetta di uscire da una eterna logica assistenziale e di emergenza.”

“Questa scelta politica comporta la sospensione di tutte le convenzioni per la gestione dei campi nomadi ed evitare il loro “travaso”, e permette la immediata disponibilità dei 13 milioni di euro, utilizzati per la manutenzione di campi regolari, da utilizzare per iniziare a programmare una politica diversificata della casa anche per Rom e Sinti, tale da avviare subito il superamento della disastrosa ed onerosa politica abitativa del campo nomade obbligato a una permanente situazione di emergenza e di assistenzialismo.”

Ma non basta. Secondo Vincenzo Pira “Anche per i semi nomadi e per gli apolidi occorre proporre misure che aiutino a superare l’assistenzialismo e impostare logiche di medio termine, che permettano di riconoscere i diritti di cittadinanza e i diritti economici, sociali e culturali di queste popolazioni. Le culture non sono un’entità statica e data per sempre. Le culture si trasformano e si adeguano alle esigenze del tempo. La sfida è proprio quella di riuscire a creare le condizioni di libertà e di non urgenza in cui sia possibile realizzare ciò senza costrizioni umilianti.”

“Partire dai bambini e dai giovani”. Nel pensiero di Pira “occorre attivare misure concrete e decisive per la promozione umana dei piccoli, spesso prime vittime degli sgomberi che ne interrompono il faticoso processo di integrazione scolastica. Il rispetto della legalità deve essere una conquista comune che nasce dal dovere dei singoli ma anche dal diritto delle comunità a veder riconosciute le condizioni per poterlo fare . E in questo è fondamentale il ruolo dello stato democratico e delle sue istituzioni.”

“Anche a livello cittadino e municipale – conclude Pira – è doveroso programmare strategicamente politiche sappiano coniugare il rispetto della legalità con quello del rispetto di diritti civili, economici e culturali di queste etnie, storicamente discriminate e che corrono il rischio, proprio per la carenza della politica, di restare escluse dai processi di inclusione comunitaria e sociale.”

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