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Prima Porta fra pioggia e allagamenti, e la marana incombe

marana-oggi.jpgIl maltempo che si sta abbattendo in questi giorni su Roma riporta all’attenzione la difficile convivenza con le alluvioni a Prima Porta, in particolare in via Frassineto a ridosso della marana, presenza che incute timore e preoccupazione. Dopo i danni creati dalle piogge torrenziali delle ultime 48 ore, questa mattina il Comune di Roma e AMA sono intervenuti con camion antispurghi per ripulire il sistema fognario e liberare la zona dai detriri che il corso della marana ha trascinato con sé: mobili, rifiuti, sterpaglie e fango.

I lavori, che hanno causato leggeri rallentamenti su Via Frassineto e dintorni, proseguiranno per tutta la giornata odierna.

Gli abitanti, come sempre, si sono attrezzati allestendo agli ingressi delle loro case degli infissi entro cui incastrare paletti e tegole che blocchino l’avanzata dell’acqua nonchè attivando i pozzetti domiciliari con pompe ad immersione per rigettarla dall’interno lungo le strade o nei fossi.

In via Fiammingo, come anche nelle vie attigue alla marana, i residenti hanno trascorso le prime ore della mattina fra passastracci e tubature domiciliari cercando di arginare il ristagno d’acqua che in certi casi è arrivata a superare anche i 10cm d’altezza, danneggiando i rivestimenti murari e mettendo a rischio le prese elettriche.

Le strade sono abbastanza sgombere, ma l’odore a pochi metri dalla zona paludosa è a dir poco nauseabondo, si respira umidità e decomposizione allo stato puro. Arriva dalla marana, un elemento che connota il quartiere e lo spacca in due. Con l’alluvione di 48 anni fa la sua piena fu causa di morti e devastazione. E oggi con il suo letto pieno di sterpaglie, detriti e rifiuti è sempre un pericolo.

“Siamo letteralmente con l’acqua alle ginocchia!” quasi grida un abitante di zona che abbiamo interpellato. Esasperato, poi ci dice: “chiediamo che il Comune si metta una mano sulla coscienza e intervenga in questa situazione una volta per tutte, non solo quando si genera uno stato d’allarme!”.

Barbara Polidori

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