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Osteria Nuova, a scuola nei container

osteria-nuova120.jpgOsteria Nuova è un piccolissimo quartiere all’estrema periferia nord della Capitale, ai confini del XV Municipio che di Roma è l’ultimo avamposto prima dei comuni che sorgono attorno al lago di Bracciano. Un quartiere storico, come storico lo è Cesano, e come questo afflitto da problemi cronici che si trascinano da anni.

Quello della scuola di Via Quero, sede distaccata dell’Istituto Comprensivo Enzo Biagi, è uno di questi.
La scuola, la cui sede principale si trova a Cesano, è costituita da tre ordini: 2 sezioni di Scuola dell’Infanzia, 32 classi di Scuola Primaria e 21 classi di Scuola Secondaria. L’Istituto fa parte di due reti di scuole, Roma Nord e Resco 28. La sede centrale si trova a Via Orrea, nel cuore di Cesano, le altre sono dislocate a Cesano Borgo, Cesano Stazione, Tragliata e Osteria Nuova.
Quest’ultima è da tempo al centro di aspre polemiche le cui radici risalgono a più di trent’anni fa.

Cioè a quando il piccolo edificio di Osteria Nuova si trovò di fronte a un problema urgente: non riuscire a fronteggiare il numero sempre più esteso di iscritti. È noto che le piccole realtà periferiche come Osteria Nuova e Cesano, che negli anni ‘80 erano abitate da un numero ristretto di persone, abbiano subito gli effetti di un popolamento graduale provocato dal progressivo estendersi dei confini cittadini.

Il risultato è che quartieri periferici e un tempo quasi semisconosciuti si siano con gli anni colmati di nuclei familiari al punto da rendere necessaria la costruzione di nuove infrastrutture. Tale fenomeno, esploso senza controllo negli ultimi tempi, era in embrione già tre decenni fa, come il caso di Via Quero dimostra.

I trent’anni passati da allora sono l’unica giustificazione che oggi possa aiutarci a comprendere il rimedio scelto per ovviare al problema. Che si materializzò nell’installazione, nel piazzale antistante la scuola, di numerosi container in cemento-amianto in cui i bambini avrebbero passato le otto ore giornaliere di lezione.

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La produzione e la lavorazione dell’amianto in Italia sono fuorilegge dal 1992, anche se la sua vendita è ancora legale. Ciò non toglie che i problemi di salute legati al contatto con l’amianto siano gravi e riconosciuti anche in diversi processi intentati da lavoratori la cui esposizione al materiale ha causato patologie specifiche. Che sono quasi sempre legate all’inalazione di fibre di asbesto e di conseguenza all’insorgere di malattie polmonari.
Queste possono manifestarsi anche a distanza di anni dall’inalazione del materiale, e si concretizzano in insufficienze respiratorie e cardiocircolatorie. Insomma, è ormai assodato come il contatto con l’amianto costituisca un pericolo per la salute soprattutto se di mezzo ci sono i bambini.

Per di più la soluzione dei container, volta a tamponare un’emergenza che nei fatti meritava un intervento più incisivo, si dimostrò più che mai disastrosa considerando che, col passare degli anni, l’utenza scolastica a Osteria Nuova crebbe al punto che l’unico risultato ottenuto da quella decisione fu di esporre studenti e insegnanti a seri rischi sanitari.

Solo nel settembre 2011 l’allora XX Municipio riuscì a trovare i fondi necessari alla costruzione di una nuova ala, quando ormai intere generazioni avevano sofferto i danni di una situazione al limite del paradosso.
Con quei fondi si è garantito che tutti gli alunni possano svolgere le lezioni all’interno del plesso scolastico, ma il problema resta ancora irrisolto in quanto i container continuano ad essere utilizzati come mensa.

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Container che sono provi di uscite di sicurezza, servizi e riscaldamento.
“Non dimentichiamo che quello dei container non è solo un problema di spazio e sicurezza” dichiara a VignaClaraBlog.it la madre di uno dei bambini che frequentano la sede di Via Quero.

“Io sono costretta a prelevare ogni giorno mia figlia da scuola e portarla a pranzare a casa perché le condizioni in cui i bambini sono costretti a mangiare sono indescrivibili. Basti pensare che più di una volta è accaduto che qualche bambino si facesse la pipì addosso in quanto dentro i container non ci sono servizi e la maestra non può accompagnarli nei bagni all’interno della scuola perché non può lasciare il resto della classe incustodita. D’inverno poi sono costretti a mangiare indossando i giubbotti perché non c’è nemmeno un sistema di riscaldamento, mentre d’estate, quando l’aria viene letteralmente a mancare, il problema è possibilmente più grave. Tolto questo, resta l’angoscia per i nostri figli: cosa sarà della loro salute tra quarant’anni, dopo aver passato tutta la loro infanzia a respirare l’asbesto?”.

Il tutto, lamentano i genitori, avviene a pochi passi da un edificio in muratura che fino a pochi anni fa esercitava la funzione di scuola elementare e che al momento giace inutilizzato.

Ora in molti si domandano: che ne è della gara d’appalto indetta dal Dipartimento capitolino all’Ambiente per la cifra di 323.528,07 euro che secondo Giuseppe Mocci, ex assessore PDL all’Urbanistica del XV Municipio, erano destinati anche a risolvere i problemi della scuola di Via Quero?

L’inizio dei lavori era previsto per luglio, ma ancora tutto tace. La dirigenza scolastica intanto denuncia un totale abbandono da parte delle Istituzioni che si traduce in un costante no comment quando si tratta di chiarire se e quando i container verranno rimossi.

Si sa solo che non è stato dato seguito alla richiesta di fondi per la sistemazione della struttura in muratura che potrebbe fungere, almeno momentaneamente, da mensa al posto dei container. Ma, a quanto pare, sono altri i progetti in vista per quell’edificio che a detta di molti potrebbe trasformarsi nel nuovo centro anziani. Certo è che senza il permesso della preside, trovandosi la struttura all’interno della scuola, tale progetto sarebbe destinato a restare su carta.

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Giuseppe Mocci, che oggi, in qualità di vicepresidente della Commissione Ambiente del XV Municipio, segue da vicino la vicenda, ci ha voluto dire la sua.

“Tempo fa ho scritto una lettera al Dipartimento Ambiente. Stranamente ho avuto solo risposte non ufficiali, vale a dire via mail, che ho comunque provveduto a protocollare. In queste risposte non ufficiali mi veniva garantito che il lavoro per la rimozione dei container era andato avanti, e addirittura era stata individuata la società che, dopo una regolare gara e conseguente appalto, se ne sarebbe occupata”.

“A seguito dell’insediamento della nuova amministrazione, i dirigenti del Dipartimento sono cambiati e ciò ha comportato un allungamento dei tempi burocratici. Eppure – sostiene Mocci – il fatto che non abbiano fornito risposte ufficiali è segno che qualcosa di più serio deve aver provocato lo stallo del progetto di risanamento e dei relativi fondi. Inoltre la maggioranza ha in progetto di realizzare la mensa all’interno della scuola, ma ciò è impossibile per mancanza di spazio”.

Di parere contrario il presidente del XV Municipio, Daniele Torquati, secondo il quale “il Dipartimento Ambiente non ha ancora fornito una risposta sui fondi necessari per la rimozione dei container, fondi che al momento non ci sono. Inoltre è opportuno che prima la ASL effettui un controllo aggiornato sullo stato dei container per verificare se al loro interno ci sia amianto e in che misura visto che gli elementi in nostro possesso sono discordanti e da tempo non viene fatto un controllo approfondito.”

“Nel gennaio 2012 – continua Torquati – l’inaugurazione della nuova ala della scuola avvenne grazie alla precedente giunta Veltroni che si era impegnata a trovare i fondi necessari nonostante la pessima gestione del problema da parte della giunta di destra che governava il Municipio. Quello che è certo – conclude Torquati – è che i bambini devono essere spostati al più presto dai container, e questo potrà avvenire quando sarà trovato un luogo alternativo dove possano svolgere attività di refezione. Solo allora si potrà pensare alla rimozione dei container che resterà l’ultimo nodo da sciogliere”.

Insomma, se si troveranno i soldi i container verranno tolti, altrimenti saranno lasciati lì e a essere spostati saranno solo i bambini. Il solito, ennesimo disagio e a subirlo saranno sempre i più deboli.

Adriano Bonanni

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

 

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3 COMMENTI

  1. l’adeguamento del locale in muratura a mensa scolastica, era stato proposto al municipio già da tempo anche dai genitori e dal comitato di Quartiere di Osteria Nuova.
    L’auspicio era quello di procedere all’eliminazione delle aule container in cemento amianto, cosa che sarebbe dovuta avvenire in tempi brevi vista la nota pericolosità
    dell’amianto. Riqualificare la zona con una piazza destinata ai cittadini e attrezzare l’area con un parco giochi era la richiesta della popolazione fatta pervenire al Municipio.
    Il fatto che una gara di appalto sia stata aggiudicata a Maggio 2013 del corrente anno da una ditta, faceva sperare che i lavori sarebbero potuti iniziare al più presto
    e invece………
    Non si capisce fino in fondo quali siano i motivi di tale ritardo, speriamo che la discussione sulla nuova collocazione dell’aula mensa non metta a repentaglio l’intera operazione.
    Il definanziamento delle opere, vista la crisi in cui versa il comune di Roma,
    sarebbe un fatto gravissimo.
    Avverrebbe quello che i genitori e i cittadini meno sperano, cioè ne mensa ne piazza, ossia il buio e la disperazione di un quartiere abbandonato a se stesso.

  2. Tutto giusto eccezion fatta per due punti.
    Nel container il riscaldamento c’è!
    Poi che il soffitto sia coibentato con lana di vetro e che ci piova dentro e’ tutt’altra storia…
    Per quello che riguarda il luogo “alternativo” dove sistemare anche provvisoriamente i bimbi, visti i tempi stretti, il Presidente Torquati dovrebbe spiegarci dove lo sta cercando vista la disponibilità dell’adiacente edificio in muratura a tutt’oggi inutilizzato.
    E per favore, basta con questa storia “delle giunta precedente”, ora la giunta e’ cambiata se, come dite da sempre siete diversi, dimostratelo con i fatti, perchè allo stato dei fatti , nulla di nuovo si e’ visto!
    Per ciò che riguarda i fondi, che ci sono basterebbe solo richiederli ufficialmente e fare il normale lavoro che compete al Municipio, per i lavori Dell’adeguamento casetta in muratura non sarebbero neanche serviti perché la scuola e i genitori avrebbero provveduto a farli mediante autofinanziamento, cosa proposta al municipio ma mai accettata dallo stesso. E’ quindi evidente la volontà, ma non la motivazione, di non voler spostare i bambini. Rischiando così di perdere un prezioso e tanto atteso finanziamento e anche la salute dei bambini.
    Il resto sono solo parole, scuse che in futuro spero non debbano pagare i nostri figli!
    Laura, Paola, Giuseppina, Cinzia, Marina, Maria, Antonella. (Genitori)

  3. L’esasperazione dei genitori è tanta…….. la rabbia pure. Solo la pazienza è finita e quando si esaurisce la forza di aspettare che altri ti vengano in aiuto, ti organizzi da solo e fai. Ora il problema sta solo nel capire cosa fare; lettere e firme, nel rispetto della legalità sono state scritte, raccolte e spedite. Il passo successivo credo sia quello di iniziare a rendere evidente il nostro “Problema” con azioni più visibili visto che le lettere scritte su fogli di carta risultano completamente illeggibili ed INCOMPRENSIBILI agli occhi di chi le legge.

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