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AAA, a Collina Fleming cercasi pollice verde

pollice-verde.jpgFiori colorati, piante rigogliose, alberi da frutto, ce n’è per tutti i gusti. Tra strade trafficate, palazzi imponenti e parchi abbandonati, un raggio di verde illumina Collina Fleming. Giampiero è il suo artefice. Da ormai tre anni gli dedica i suoi momenti liberi e, nonostante le vicissitudini, riesce a regalare giorno per giorno questa piccola oasi agli occhi dei residenti. Giampiero è come un eroe d’altri tempi, si vede poco in giro e “agisce nell’ombra”, ma a VignaClaraBlog.it ha raccontato di sé e delle sue piante, non tralasciando qualche nota amara.

Lì, ai piedi di Collina Fleming, al termine di via Flaminia, dove finiscono i negozi e appena prima del box della Polizia Municipale, vi è un triangolo di verde quieto e baciato dal sole.

A chi, in attesa che il semaforo che immette su Corso Francia diventi verde, non è capitato di appoggiarvi lo sguardo con una certa sorpresa? A chi, vedendolo così florido, non è capitato di pensare “Non può essere opera del servizio giardini, chi sarà ad occuparsene?”

Bene, anche noi ci siamo posti questa domanda e siamo andati a cercare la risposta.

Un pollice verde in Collina

Giampiero Turella è un uomo alto, gentile ed elegante nel suo essere particolare e fuori dagli schemi, laureato in Archeologia Greca e Romana, da cui deriva il suo amore per il bello, e figlio di carabiniere, dal quale ha imparato a prodigarsi per il bene di tutti, anche della natura.

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“Quando sono venuto ad abitare qui a Collina Fleming – ci racconta – attorno a casa mia era pieno di sterpaglie che nessuno veniva mai a togliere. Io sono cresciuto in campagna, mio padre ha cinquecento piante di olivi e da lui ho appreso, osservandolo, come ci si prende cura della natura.
Così ho deciso di dare inizio ad un vero e proprio disboscamento per lasciare spazio al bello. Per me è una vera passione, portata dentro fin da quando ero piccolo e, del resto, se non lo cura il Comune perché non lo può curare un cittadino? Ma mi sono imbattuto in tanti ostacoli”.

Difficili convivenze

Che tipo di problemi ha incontrato? Chiediamo. Il suo sguardo si fa più serio e le parole escono dure e libere.
“lo spazio per le mie piante l’ho ritagliato da un’area verde quasi abbandonata a se stessa e che viene usata dagli abitanti del quartiere per far correre i loro cani che vi fanno anche i loro bisogni. Il problema nasce dalla noncuranza di alcuni “canari” verso il prossimo che li porta a non voler raccogliere le feci persino dove io stavo cercando di creare un’area curata e piacevole alla vista di tutti. Sono nate discussioni, sfociate talvolta in insulti e dispetti.”

“Finché, stanco delle polemiche, ho tirato su un piccolo recinto, si badi bene, valicabile su un lato perché altrimenti rischi una denuncia per appropriazione indebita di suolo pubblico – ci spiega sarcastico – al che gli irritati proprietari di cani hanno chiamato i vigili.
Una gentile agente si è presentata alla mia porta a chiedere spiegazioni. Io alle sue domande ho risposto “se ritenete che si una cosa deprecabile non la curo più” e lei mi ha risposto “no, la trovo assolutamente apprezzabile”. Da quel giorno i proprietari di cani non si sono più lamentati, ma continuano i piccoli furti”.

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 Furti di piantine

I furti? Chiediamo noi sorpresi. ” Ebbene si! – risponde Giampiero – Prima piantavo delle piante più pregiate, alcune regalate dalle signore del quartiere, altre comprate. Me le rubavano sistematicamente! Allora mi sono inventato di legarle col fil di ferro e non le possono più rubare – sogghigna soddisfatto e gli torna il sorriso – Inoltre, ho optato per piantare piante che non possono dare adito al furto. Per esempio, i crisantemi. Che tra l’altro io adoro. Così ho potuto unire il piacere al bisogno. I crisantemi sono bellissimi ed eleganti, ve ne sono di varia foggia, ma sostanzialmente sono delle palle frangiate di diversi colori. Emanano un profumo stupendo, che certo non ha nulla a che vedere con i profumi degli altri fiori, ma a me piace moltissimo e ho risolto il problema.”

Domus Turella

I vasi, invece, non attirano i ladri? “Ho trovato un escamotage anche per loro. E’ tutto fatto con materiali di recupero, con risultati graziosi ma al di là di ogni tentazione, almeno spero! Prendo dai secchioni ciò che la gente butta. Vasi rotti, porta ombrelli, ciotole, ma anche oggetti inusuali che mi diverto a reinventare, come i rulli delle serrande che ho trasformato in colonnine su quali ho poggiato due classiche piante marine che resistono a questo sole impietoso. Ogni oggetto è siglato col mio nome Domus Turella e la data di creazione.”

Al nostro occhio da cronista non sfugge la scritta AFFITTASI e gli chiediamo: ci sono clienti? Lui ride: “La casetta è per gli uccellini, è un po’ piccola ma l’ho pensata per un uccellino single che vuole stare un po’ per conto suo o per una coppia che desidera passare una notte di follia. Ma ancora non ho avuto clienti, d’altronde loro conoscono già i posti giusti dove andare”.

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A ciascuno il suo

Oltre ai crisantemi e altre piccole piante da vaso, contiamo un abete, un fico, dei nespoli, dei peschi… Come fanno a convivere tutte queste piante in uno spazio così piccolo? Chiediamo curiosi e Giampiero, felice di istruirci un po’, ci spiega: “Nonostante l’area sia limitata, ognuna ha il suo spazio, anche in previsione del futuro. Devi pensare a tutto, come con i bambini. Devi prevedere che le radici non litighino. Quindi metti gli alberelli uno accanto all’altro sapendo che uno ha le radici solo superficiali, uno radica poco e l’altro va in profondità”.

E la lezione continua: “Certo, come è insito nella natura, non tutto è prevedibile. Guarda quel fico d’india – ci mostra come un padre orgoglioso – è cresciuto come un pazzo. Avevo preso una sola foglia in campagna da papà ed ha preso piede come un matto grazie alla continua esposizione al sole. O quella furia invadente della passiflora, una pianta rampicante che con le sue liane appena ti distrai ricopre qualsiasi cosa. Io, però, la trovo stupenda e i suoi fiori sono più belli delle rose, sono i fiori della passione di Cristo per via della somiglianza di ogni sua parte ai simboli religiosi della Passio. Certo non consiglio di presentarsi da una donna con una passiflora perché te la tirerebbe dietro, ma non sa cosa si perde.”

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“Ci sono poi le piante ricche di storia – continua Giampiero – come l’acanto. Nell’antichità le sue grandi foglie dall’estremità frastagliate e appuntite sono state ispirazione per adornare i capitelli corinzi, nonché vesti di importanti personalità. “

Persino nelle erbe spontanee e più bruttine si possono trovare aspetti interessanti. “Per esempio questa – ci mostra una pianticella nel muro – di cui non ricordo il nome, è così forte da riuscire crescere tra le rocce e per le emorroidi è una mano santa. Non ho piante preferite, ma trovo che la tuia lasci un profumo delizioso, quando l’ho pianta era molto piccina e mentre la piantavo si sono fermati i vigili e mi hanno detto di fare attenzione al palo segnaletico e io gli ho risposto “Se lei riesce a darmi una giusta causa per rubarlo lo faccio. Ma che vuole che ci faccia?”

T’ho pizzicato sai!

Non aveva risolto i problemi di convivenza col vicinato? Lui sospira: “a queste piante dedico il mio tempo libero, la mia acqua, la mia cura. Sempre, però, sotto lo sguardo burbero dei vigili che sembrano volerti dire “ti ho pizzicato che stai innaffiando la pianta sai!” “che stavi facendo bello”, ti guardano come se dovessi sentirti in colpa per quello che stai facendo. Questo atteggiamento, secondo me, dipende dall’opinione comune che trova inusuale ciò che in realtà è semplicemente diverso, per cui vedere una persona che con un innaffiatoio dà acqua ai fiori in un suolo pubblico è scabroso in quanto non è un’azione usuale e codificata”.

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L’eredità, a chi la lasciamo? Urge nuovo pollice verde

“La verità è che sono esausto, l’intolleranza e l’insensibilità mi ferisce, così ho deciso di trasferirmi in campagna prima dell’arrivo dell’inverno. Mi dispiace per questo angolo di verde, perché quando andrò via non se ne occuperà più nessuno. Qualche pianta la porterò con me, ma la maggior parte di loro resterà qui. Anche perché quando strappi un ramo a una pianta c’è come uno svenimento, ricevono un piccolo trauma dai cui poi si riprende, ma è come se le avessi dato uno schiaffo. Alcuni miei vicini apprezzano ciò che faccio, ma già so che non avranno tempo, voglia o la costanza per occuparsene”.

AAA, a Collina Fleming cercasi pollice verde.

Giulia Vincenzi

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3 COMMENTI

  1. Grazie Giampiero, mi sono sempre chiesta chi curasse quello splendido angolo di verde. Se tutti fossero come Lei vivremmo in una città più bella e più civile. Grazie

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