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Smart drugs, new entry a Roma Nord

smart-drugs120.jpgQualcuno potrebbe dire che questi sono dati drogati. Invece no, sono dati reali e ufficiali. Roma è Capitale, capitale anche della droga. E Roma Nord non fa eccezione: dieci ragazzi su cento “fumano” regolarmente ogni giorno, a Ponte Milvio si smercia nei week-end e non solo. Ma è dalla rete che ora arriva la tentazione: le smart drugs.

Cocaina, eroina, ketamina sono alcune delle vecchie droghe che emergono dal passato e si affacciano alle nostre porte affiancandosi a droghe più moderne dai nomi intriganti, come Eclipse, Atomic Bomb e Blow-up. I dati parlano chiaro: a Roma la droga è di casa ovunque Ma se in qualche posto non è ancora scontato trovarla, nella “Roma bene” dove da tempo vige la moda del salutismo tra jogging, sigarette elettroniche e prodotti biologici, appare sorprendente come invece sia diffusa.

Non sempre si vede, ma i nostri sono occhi attenti. Silenziosa si dirama tra gli spalti dello Stadio, i parchi, i locali e le feste, casalinghe o all’aperto. Ragazzi e ragazze, tra i 15 e i 30 anni, in cerca chi di una serata da urlo, chi del coraggio per non restare nell’angolo e chi di un po’ di pace effimera fumando uno spinello sulle sponde del Tevere.

Qualcuno tra i benpensanti dà la colpa alle paghette troppo generose, ma chi ha le tasche vuote risolve il problema vendendo la collanina della prima comunione al compro oro più vicino. Tutti sembrano sapere, ma nessuno ne parla o meglio nessuno ne è poi così sconvolto, come se ciò fosse socialmente accettato.

il rapporto Espad-Italia del Cnr

La ricerca Espad-Italia condotta dal CNR ha coinvolto, a livello nazionale, tutti gli studenti delle scuole superiori. Di questi, 500mila hanno dichiarato di aver consumato cannabis, più di 30mila gli oppiacei, 60mila cocaina e altrettanti allucinogeni e stimolanti.

Le prime volte sono a 15 anni e i “current users” sono in crescita. Il risultato complessivo rivela che l’Italia è nella top-ten per il consumo di cannabis, eroina e cocaina, mentre per le altre droghe si mantiene nella media.

E gli studenti del Lazio superano la media nazionale per l’uso di cannabis (24%), cocaina (3%), allucinogeni (1,9%) e da quest’anno anche per gli stimolanti(2,6%).

Roma, i dati dell’ACT

L’Agenzia capitolina sulla tossicodipendenza (Act) ha reso noti i risultati emersi dallo “Studio Minerva”, realizzato in collaborazione con La Sapienza tramite i Servizi di Prevenzione.

Su un campione di 3.226 giovani tra i 15 e i 36 anni è emerso che l’uso di alcol è in forte aumento. Sembrano più confortanti, invece, le percentuali che riguardano l’uso di droghe: il 9,8% fa uso abituale di cannabis e il 9,3 solo ogni tanto, mentre il 22,2% assume stupefacenti con cadenza occasionale e l’1,6 abitualmente.

Di questi il 44,2% fa uso di cocaina, il 27.9% di ecstasy, il 10% di ketamina, il 5,3% di psicofarmaci e il 4,7% di LSD.  L’Act rivela anche un calo del 56,8% dei decessi dovuti all’assunzione di droga. Sempre troppi.

A Roma droga nelle acque reflue

la Relazione annuale del Dipartimento Politiche Antidroga al Parlamento riporta che dall’analisi delle acque reflue (Progetto AcquaDrugs) “Roma, con 55 dosi totali al giorno ogni 1000 residenti è la città con i consumi più elevati di sostanze stupefacenti”, raggiungendo le vette per quanto riguarda l’uso di cannabis (43 dosi/die), cocaina (7/8 dosi/die) ed eroina (3 dosi/die).

Infine, se l’ecstasy appare assente nelle regioni di centro e sud d’Italia, Roma vince il premio “eccezione”.

Le contraddizioni

I dati non quadrano, la verità non emerge, una cosa sembra chiara: il problema droga esiste. Intanto nel Palazzo si stringono le mani: lo scorso 10 giugno le Sezioni unite della Cassazione hanno deposto le motivazioni secondo le quali “il consumo di gruppo di sostanze stupefacenti nella duplice ipotesi di mandato all’acquisto o dell’acquisto comune è penalmente irrilevante”.

Insomma, sembra superato il contrasto giurisprudenziale nato dall’applicazione della legge Fini-Giovanardi del 2006: consumare in gruppo non è reato, purché di uso “esclusivamente personale”. Sarà davvero questa la chiave per combattere il fenomeno?

New entry: le smart drugs

Un business impressionante e difficile da combattere è quello delle smart drugs, le droghe furbe, perché al momento sono sostanze che non rientrano nelle tabelle di stupefacenti e psicotropi, di conseguenza non sono riconosciute come illegali e non possono essere sequestrate.

Le droghe furbe vengono vendute on-line o negli smart-shops, solo a Roma se ne contano 12 e i forum sono pieni di consigli su dove trovarle. Prodotte soprattutto dalla Cina e confezionate sotto forma di profumi, sali da bagno ed erbe da cucina, ma in realtà contengono caffeinici, efedrinici, afrodisiaci ed eco-drugs, cioè sostanze psicoattive di origine naturale.

Queste sostanze stimolano il sistema nervoso, producendo un senso di euforia accompagnato da eccitazione, iperattività e loquacità, facendo dimenticare fatica, sonno e fame. Un pacchetto promettente, ma le conseguenze più comuni sono nausea, ansia e tachicardia, in alcuni casi si arriva al collasso.

E nel XV Municipio?

Per sapere più nel dettaglio quel che succede dalle nostre parti, VignaClaraBlog.it è andata a ritirare la pagella del XV Municipio. E’ sempre L’Agenzia capitolina sulla tossicodipendenza a fornirci i dati.

“Sono 137 gli studenti del XV Municipio che hanno compilato i nostri questionari anonimi – ci spiegano – di questi il 10,2% ha dichiarato di fumare due spinelli al giorno, il 12,4% solo occasionalmente. Mentre l’1,5% consuma una sostanza stupefacente al giorno e il 16,1% tre l’anno. Con piacere abbiamo appreso che più della metà è a conoscenza dei danni provocati dalle droghe, anche se vorrebbero più informazioni”

Voto: si può fare di meglio.

C’è chi parla ai giovani di Ponte Milvio

Dati, percentuali e statistiche sono pur sempre numeri ed è difficile che diano l’idea tangibile di come vada il mondo. Così VignaClaraBlog.it, in cerca di testimonianze concrete, ha incontrato Don Roberto, giovane sacerdote con un passato ai confini dello sbando, tra discoteche, pasticche e spaccio.

Oggi fa parte della comunità di Nuovi Orizzonti, da un anno e mezzo vive nella Parrocchia Gran Madre di Dio e va in giro per le strade cercando di aiutare i giovani tossicodipendenti.

“Se passeggiando nei paraggi di Stazione Termini e Tor Bella Monaca – ci racconta – è facile incontrare giovani zombi sotto effetto di eroina, a Ponte Milvio e dintorni la situazione è diversa, sembra tutto rose e fiori, ma la tranquillità è solo apparente. Qui non si fa uso di eroina, la quale danneggia in modo evidente la persona, ma gira tanto altro. Il venerdì, il sabato e la domenica questa zona cambia aspetto, diventando pericolosa anche per i passanti. Data la mia esperienza di evangelizzazione posso dire che cocaina, alcol, bullismo e violenza da stadio sono fenomeni molto radicati nel XV Municipio, anche se ben nascosti e racchiusi nel fine settimana.”

“Ciò che faccio – ci spiega – è andare per le strade ad incontrare i giovani per parlare delle droghe che usano ed ascoltare le loro storie, le loro motivazioni. Molti di loro, soprattutto ventenni, mi confidano che fanno uso di cocaina. Mi dicono di farlo ogni tanto, solo il fine settimana, tanto per stare con gli amici”.

E ancora. “C’è sicuramente un maggiore uso di cocaina e alcol, situazione, secondo me, dovuta dalla quantità di locali e dal benessere che si respira. Sono questi i fattori – sostiene Don Roberto – che portano a ricercare droghe che danno brio, allegria ed energia, piuttosto che quelle che ti rovinano ed isolano, come l’eroina. È anche molto diffusa, come in tutta Roma, la vendita di droghe sintetiche come ketamina e MDMA. Queste sono rispettivamente un’anestetizzante per cavalli e un’eccitante che con 10 euro puoi trovare ovunque, anche qui attorno alla chiesa, vendute dalle persone più insospettabili.
Non parliamo poi delle canne che vedo fumare liberamente per strada, come se tra le dita tenessero una sigaretta, soprattutto dall’una di notte in poi.”

E la testimonianza del sacerdote si fa ancora più inquietante quando afferma “Mi capita spesso di incontrare anche i giovanissimi, tra i 15 e i 17 anni, e sono quelli che mi preoccupano di più. Sono molto strafottenti, pieni di sé e credono di non avere bisogno di niente e di nessuno, tanto meno di Dio o di un prete che ancora “crede a queste storie del Vangelo”. Mi spaventa il loro sentirsi già super uomini per il solo fatto di fumarsi le canne e sbronzarsi il sabato sera.”

Sullo sfondo c’è Roma Nord

“Il vero dramma non è l’esistenza dei problemi, è la mancanza delle soluzioni, e il mondo è una giostra che entra ed esce dal vuoto.” Parole tratte dal libro Starry Night, la storia di due adolescenti nati dalla penna di Federico Leoni: Filippo e Sergio, uno riservato e amante del cinema d’essai, l’altro scapestrato e con troppi grilli per la testa. Due diciottenni figli della “Roma bene”, che si affacciano ad un mondo che li fa sentire fighi e padroni di se stessi, un mondo fatto di droga, poker, cazzotti e sesso, ma anche di amore appassionato.

Federico ci ha raccontato del suo romanzo d’esordio ambientato appunto a Roma Nord: “Volevo parlare del peso e del ruolo che ha “l’assenza” nella vita di chiunque, intesa come assenza di persone, di oggetti, di ruoli. Ossia spiegare la differenza tra una cosa che non c’è mai stata ed una che c’è, ma che all’improvviso viene a mancare. Mi divertiva l’idea di poter parlare attraverso gli adolescenti, per il loro essere eccessivi sia nell’amore sia nel dolore, per il loro non piegarsi a convenzioni e imbarazzi. A una certa età si tende a mescolare tutto, come se si dovessero provare diverse vite prima di scegliere la propria. Sei prima di un bivio, dove primo o poi arriverai e dovrai scegliere, e metti insieme due opposti, anche se poi non si capisce perché dovrebbero essere opposti.”

“Mi sono basato su esperienze personali – ci spiega Federico Leoni – su quello che ho visto nel corso degli anni e Roma Nord dove sono cresciuto. Una zona che si tende a pensare sia senza macchia, invece così non è e lo sappiamo. Ci sono tanti ragazzi figli di un amore intenso, ma troppo spesso distratto e che pensa di bastare a se stesso. Invece non basta e scatena una reazione opposta, una voglia di buttare alle ortiche questo amore, senza però chiedere nient’altro, quando in realtà, inconsciamente, si vorrebbero delle regole.”

Ben scritto, accattivante, ma la droga non è una cosa perbene, uccide.

Giulia Vincenzi

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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1 commento

  1. Complimenti a Don Roberto che predica bene e razzola male. Prima di darci il suo, verissimo peraltro, inquietante quadro del nostro quartiere, si potrebbe occupare di far smontare la pubblicità della birra dalla facciata della sua chiesa. Come diceva ieri una mia amica, anche una bella pubblicità di profilattici sarebbe stata più indicata….
    Giovani, non drogatevi, ma bevete con la benedizione di Dio.

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