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Orti di Veio, orti in affitto e sapori di una volta

orti120.jpgNelle sue prime tre settimane di vita, l’associazione Orti di Veio ha già cominciato a muovere i suoi primi passi. Ci troviamo a via della Giustiniana 380, nel cuore del Parco di Veio, a pochi chilometri dal centro della Capitale, eppure l’aria che si respira è già cambiata. E’ un’oasi di pace quella che andiamo a visitare, un rifugio dallo stress e dalla vita frenetica della città dove il rumoroso sottofondo urbano svanisce e lascia spazio al piacevole cinguettio degli uccellini.

L’associazione offre la possibilità di affittare un orto di 70mq e di poterne disporre per coltivare prodotti sani e genuini da portare sulle proprie tavole guadagnando su qualità e prezzo (meno di un euro al giorno).

Ma affittare un orto non comporta solo lavorare la propria terra perché, oltre agli orti, il terreno vanta un’area attrezzata con tavoli, barbecue e giochi per bambini dove poter trascorrere il tempo libero a contatto con la natura in qualsiasi momento della giornata. È proprio intorno ad uno di questi tavoli che ci siamo seduti insieme a Mariella per farci raccontare come nascono gli Orti di Veio.

È un’idea che germoglia dalla comune passione di Mariella e di suo marito Alessio per la natura, la terra e il cibo sano. “Fin da bambina sono stata abituata a mangiare i frutti dell’orto di casa” ci dice Mariella, “da qui l’idea di condividere con gli altri questa passione”. Avendo a disposizione tre ettari di terreno, l’obiettivo finale è quello di raggiungere un numero di circa cento orti coltivabili.

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Ma come già detto, non ci saranno solo gli orti, Mariella ci spiega che se l’iniziativa avrà successo le idee sono tantissime; ci sarebbe lo spazio per allevare degli animali come asini, cavalli, alpaga addirittura. Da qui poi nasce la Fattoria didattica, in cui si educano i bambini alla realtà rurale e al rapporto uomo-animale. Si potranno organizzare feste per bambini e perché no, fare una piscina un giorno.

Per il momento gli orti in affitto sono ventidue e lo spazio per i prossimi è pronto per essere ricavato. La misura degli orti è quella giusta, lo spazio è sufficientemente grande per fare più colture ma non così tanto da richiedere troppo lavoro.

Ci facciamo raccontare allora chi sono questi primi “contadini” affittuari. Ci sono insegnanti, studenti, uomini in pensione. Effettivamente il target a cui si rivolge questo tipo di iniziativa non è limitato a chi da sempre lavora la terra, ma al contrario, come dimostra l’evidenza, si adatta a tutte le categorie: famiglie, coppie, anziani, gruppi d’amici.

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“Imparare a riconoscere quali prodotti sono di stagione e quali no, è diventato complicato se al supermercato trovi tutto e sempre” ci dice Mariella. Ormai la gente non sa più quello che mangia e iniziative di questo tipo, oltre che ad una fuga dalla città, ti offrono davvero l’opportunità di avere a tavola pomodori che sappiano di pomodori o zucchine che non siano acquose come quelle che trovi nei supermercati.

La crisi economica e la voglia di cibo sano hanno portato in quest’ultimo periodo ad una crescita impressionante di orti pubblici. Secondo il censimento effettuato dall’Istat, quasi la metà delle amministrazioni comunali dei capoluoghi di provincia ha previsto orti urbani tra le modalità di gestione delle aree del verde: il 72 per cento nelle città del Nord-ovest, poco meno del 60 per cento e del 41 per cento rispettivamente nel Nord-est e nel Centro, a Sud solo in alcune città tra cui Napoli e Palermo.

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Quello di Mariella e Alessio non è un orto pubblico, ma tali dati ci fanno capire che questo tipo di consapevolezza sta crescendo tra gli italiani; la loro quindi, non è altro che la risposta ad una nuova esigenza. Ma quella dell’associazione, non è soltanto la proposta di un cambiamento di punti di vista ma anche una vera e propria educazione al buono e alla genuinità dei prodotti della nostra terra e della nostra fatica.

È un ritorno a quanto c’è di primitivo e di innato nel lavoro manuale, nel contatto fisico con la natura; è un’immersione totale in un locus amoenus dove per un po’, ogni problema viene dimenticato.

Anna Garbarino

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