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A Tor di Quinto l’emozione non ha voce

chiara.jpgSiamo a Tor di Quinto, in un’area pubblica abbandonata. Dove sta nascendo una chiesetta. Il fatto è che a costruirla è un gruppo di ragazzi con problemi dello spettro autistico. Ogni settimana s’incontrano per fare i carpentieri e i muratori, e lo fanno bene, e questo fa del bene a loro e ai genitori. Ecco la loro storia.

Sotto elmetti protettivi gialli e rossi, con tute da lavoro e scarpe pesanti, impugnano vanghe, impastano il cemento, sudano, sorridono e sanno il fatto loro. Hanno iniziato a Tor di Quinto e ora chi li ferma più.

Sono ragazzi dai 15 ai 26 anni con disturbi dello spettro autistico e ogni mercoledì pomeriggio si ritrovano in un ampio spazio verde (ben 5mila metri quadri nei pressi del Poligono di tiro: vi si arriva percorrendo viale Tor di Quinto, dopo aver superato il viadotto di Via del Foro Italico), per lavorare come carpentieri, con la collaborazione dei loro papà.

Il progetto

Il progetto ha preso il via 3 anni fa, dalla comune volontà dell’ANPeT e dell’Associazione “L’emozione non ha voce”, costituita dai padri di 6 ragazzi autistici seguiti dall’Istituto di Ortofonologia.

“Il nostro obiettivo – spiega a VignaClaraBlog.it Enzo Cardogna, operatore di ANPeT – è insegnare a questi ragazzi un mestiere, al fine di inserirli nel mondo del lavoro. Sono 30 i giovani carpentieri che ci hanno lavorato, 15 quelli al momento attivi. Materiali, abbigliamento adeguato e attrezzature vengono forniti dal padre ferramenta di uno dei ragazzi, che li aiuta e supervisiona i lavori.
Certo all’inizio non è stato semplice, ma loro si stanno perfezionando e mostrano di volta in volta significativi progressi: ora caricano la molazza, fanno il cemento, usano l’avvitatore elettrico..”.

Capacità tutt’altro che comuni tra gli uomini comuni, verrebbe da dire…

Ma i giovani carpentieri hanno tutt’altro a cui pensare, tra carriole da svuotare e caricare e mattoni da piazzare, perché c’è una chiesa da costruire.

La chiesa in costruzione

La Chiesa sarà edificata in onore di Antonietta Meo, detta Nennolina, bambina dichiarata venerabile nel 2007, per la quale è stato avviato un processo di beatificazione.
“Tre anni fa abbiamo conosciuto i familiari di Nennolina, che rimasti colpiti dalla nostra iniziativa hanno voluto incontrare i ragazzi”.

Entro l’estate l’opera dovrebbe essere conclusa e a settembre vedrà l’inaugurazione alla presenza del vescovo.

Lo scopo prefisso è importante, ma ciò che interessa ai genitori, ai padri è soprattutto come ci si arriva. Perché, come ricorda Gianluca Nicoletti, padre di un giovane carpentiere, “non c’è nulla a misura di un autistico cresciuto e bisogna inventarselo”.

Chi sono

I giovani che lavorano al cantiere appartengono ad una fascia d’età critica, quella in cui la socialità diventa più difficile: cresce il fisico e proporzionalmente l’energia a disposizione, ma dentro si rimane bambini, privi di malizia.

“Non è piacevole vedersi arrivare addosso una montagna di ottanta chili incazzata dura per via di un gesto fuori luogo o di un tono di voce troppo acuto. Non è socialmente conveniente invitare amici a cena se poi tuo figlio si mette in mezzo al salotto, si apre i pantaloni e procede da amanuense”.

Di certo non aiuta ad uscire dal binomio padre-figlio la miopia sentimentale della gente, né tantomeno l’abbandono delle istituzioni.

Le istituzioni

Da 4 anni genitori e associazioni stanno infatti chiedendo un riconoscimento ufficiale da parte dell’Assessorato capitolino all’Ambiente, visto che quel terreno appartiene ai cosiddetti Punti Verde Qualità.

“Abbiamo bussato a tutte le porte, da Fabio De Lillo a Marco Visconti, nessun risultato. Al momento stiamo aspettando una firma da parte del Dipartimento Sport di Roma Capitale perché sarebbe sufficiente una sola firma per rendere ufficiale quella che è ormai consolidata realtà”.

Il terreno ora a disposizione dei ragazzi fino a 16 anni fa era totalmente abbandonato, disseminato di sterpaglie, rifiuti e scarti industriali e nonostante la richiesta al Comune di poterne usufruire, “non c’è rimasta altra scelta che occuparlo”.

L’opera è a metà, ma in cantiere c’è molto altro.

Le attività

Pensare al “dopo” di un giovane autistico significa soprattutto garantirgli occasioni in cui esprimersi, opportunità in cui sviluppare la propria autonomia. Ed è per questo che “L’emozione non ha voce” si è attivata per offrire un’agenda ricca di impegni.

Si va dalla nuototerapia al Foro Italico, al rugby fine settimanale con la Primavera Rugby all’Acqua Acetosa, alla terapia assistita dal cavallo. Occhio: non si tratta di semplice Pet-Therapy; si deve strigliare il cavallo, pulirgli il box…
Insomma stare insieme ai cavalli gestendoli dal naso alla coda, zoccoli compresi.

Il messaggio di Papa Francesco

Se non bastasse e non basta mai, per questa estate l’ANPeT e l’associazione di genitori hanno in programma una passeggiata a cavallo che partendo dalla Caserma Militare Montelibretti arriverà alla Tenuta dei Ciclamini di Mogol, padrino dell’Onlus.

Scopo del viaggio sarà coinvolgere le altre associazioni nazionali, da nord a sud e lasciare loro il messaggio augurale del Papa. A breve infatti è fissata un’udienza col Pontefice che affiderà ad una pergamena le sue parole di speranza e invito alla cooperazione.

Il viaggio equestre sarà inoltre scortato dalla polizia stradale e dalla protezione civile locale e verrà seguito tappa per tappa in diretta televisiva tramite Unomattina e via web.

Chiara Maria Sole Bravi

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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1 commento

  1. Complimenti a Vignaclarablog che apre sempre le sue pagine su problemi del sociale e, come nel caso del bellissimo articolo di Chiara Maria Sole Bravi “L’EMOZIONE NON HA VOCE”, porta a conoscenza dei suoi lettori tante situazioni che, seppure permeate di tanta malinconia e sofferenza, testimoniano che non esiste la DIVERSITA’ quando si parla di UMANITA’.
    Io mi occupo di Solidarietà e coordino il Tavolo Permanente della Solidarietà di HERMES 2000 Associazione Culturale e per il Tempo Libero, al quale aderiscono ad oggi 90 Associazioni di Volontariato e anche Culturali, perché io sono assolutamente convinta che è fondamentale portare avanti il concetto della SOLIDARIETA’ COME CULTURA e non più la mera e parolaia Cultura della SOLIDARIETA’.
    Si diventa colti perché si pratica la SOLIDARIETA’ come abitudine e stile di vita quotidiano mentre,al contrario, non si diventa solidali per il solo fatto di essere colti o acculturati, come ci gabellano quelli “che parlano bene” e razzolano male.
    Il Progetto che l’Associazione L’EMOZIONE NON HA VOCE sta realizzando, a dispetto e superando gli ostacoli delle becere pastoie burocratiche, è bellissimo e sicuramente di una “brillantezza” geniale, che merita di essere apprezzata, condivisa, sostenuta e portata a conoscenza delle persone di buona volontà.
    Conosco bene la zona dove i ragazzi stanno costruendo questa Chiesetta (che certamente avrà uno splendore che verrà direttamente dallo Spirito Santo) e andrò senz’altro sul posto per offrire, nel mio piccolissimo, un aiuto sia materiale che morale.
    Io sono niente e nessuno ma il motto del Tavolo Permanente della Solidarietà è “UNIAMO LE FORZE PER DARE FORZA A CHI FORZA NON HA” e farò il possibile per dare le mie deboli forze a questi stupendi genitori, che non conoscono la parola “rassegnazione”.
    Ancora COMPLIMENTI e auguro all’Associazione L’EMOZIONE NON HA VOCE il pieno successo del Progetto attuale e di tutti quelli futuri.

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