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Ponte Milvio cambia volto ogni giorno di più

Ponte MilvioPonte Milvio cambia volto ogni giorno di più. Negli ultimi mesi chiusure e aperture di esercizi commerciali si sono susseguite a spron battuto accentuando vistosamente la mutazione in atto della piazza più famosa di Roma Nord. Sempre più locali di ristorazione e somministrazione sempre meno di servizi. A esclusione dello storico ristorante Pallotta che ha solo cambiato gestione ed è prossimo alla riapertura, hanno recentemente chiuso le filiali di Banca Toscana ed Unicredit che lasceranno il posto a due nuovi locali.

Si vocifera insistentemente infatti che nei vani della ex Banca Toscana troveranno posti altri tavolini e sedie per un’attività di ristorazione mentre di fronte, in quel palazzo strano dalle colonne svettanti dove l’Unicredit ha risieduto per diversi anni, pare che un locale con musica e somministrazione aprirà quanto prima i battenti.

Nel frattempo non è passata inosservata la chiusura di Gianfornaio che ha abbandonato la sua storica sede sulla piazza, all’angolo con via Flaminia, per spostarsi in Largo Maresciallo Diaz, davanti al quale almeno c’è un facile parcheggio. E nella sua ex sede? Provate a indovinare…

Sono ormai veramente pochi gli esercizi della Piazza non dedicati alla movida in senso lato. Restano a tenere alta la bandiera del servizio alla collettività la libreria, lo storico negozio di sementi, la famosissima farmacia, due negozi di ottica, un paio di cellulari, uno di abbigliamento.

Senza contare ovviamente le immancabili bancarelle di biancheria, chincaglieria, scarpe, frutta e verdura per scansare le quali occorre essere esperti di slalom. E senza contare l’ultimo arrivato. Ricordate quel chiosco che spuntò come un fungo nella notte nell’ottobre scorso? Quel grande chiosco che si aggiunge ai due già presenti rendendo ancora più complicato muoversi su quello spicchio di piazza? Bene, ha cominciato ad aprire mettendo in mostra abbigliamento usato.
Ponte Milvio cambia faccia ogni giorno di più.

Fabrizio Azzali

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10 COMMENTI

  1. La prima “autorizzazione” la da il mercato. Poi ci sono altri aspetti: i regolamenti, gli aspetti amministrativi sulle licenze e sul commercio in genere; ci sono occhi che si socchiudono, che si chiudono del tutto, ed orecchie che non sentono il rumore… ma non è (solo) questo che fa chiudere un afiliale di una banca.

  2. E’ proprio contro questa trasformazione devastante che non può essere classificata semplicemente di “destinazioni d’uso” ma viceversa sicuramente antropologica e che produce un costante, pervasivo, incontrollato degrado, che si batte il Comitato Abitare Ponte Milvio (http://www.abitarepontemilvio.com/).

    Spesso la nostra denuncia è stata ospitata in questo stesso VignaClaraBlog.
    Numerose sono state le iniziative che il Comitato ha intrapreso nei confronti della precedente Giunta Municipale, quella presieduta dall’ineffabile Giacomini che, non ancora pago del danno arrecato all’intero territorio, ha il coraggio di ricandidarsi alle prossime elezioni, al solito imbrattando, tra le altre, l’area di Ponte Milvio con i suoi manifesti elettorali.
    La trasformazione che sta imbarbarendo lo storico Piazzale e le strade limitrofe, trova origine da un coacervo di circostanze drammaticamente convergenti, che vanno dall’incultura dell’Amministrazione così attenta agli interessi di poche categorie di commercianti e mai a quelli della collettività, dalla costante “distrazione” delle Autorità preposte al controllo del rispetto delle regole di convivenza civile, alla perdita di un modello culturale condiviso.
    Ne discende lo stato di degrado nel quale versa l’area che diventa persino scenario di scontri violenti tra squadracce di teppisti sullo stesso storico Ponte, a causa della colpevole e inadeguata Amministrazione Comunale che permette lo svolgimento del derby cittadino in un giorno infrasettimanale, al solito dimostrando la propria incapacità e totale asservimento ad interessi che non rappresentano certamente il “bene comune”.
    Piazzale Ponte Milvio, come tutto il territorio municipale, necessita di una drastica inversione di tendenza affinchè sia restituito alla cittadinanza tutta e ai residenti, nella pienezza del suo valore storico e culturale, liberato quindi dai nuovi barbari che lo hanno progressivamente trasformato in una sorta di suk durante il giorno e in un enorme invasivo locale di mescita e rumore dal pomeriggio alla notte inoltrata destinato a giovani e giovanissimi ai quali si offre solamente questo squallido modello esistenziale.

    Il Comitato Abitare Ponte Milvio continuerà ad essere costantemente vigile e presente e pretenderà, con le sue azioni, di essere considerato interlocutore ineludibile dal nuovo Consiglio Municipale che uscirà dalle prossime elezioni, al quale, appena insediato, chiederà che venga immediatamente dato inizio al processo partecipativo che dovrà ispirare l’azione di governo sul territorio.

    Eduardo Micheletti r Paolo Salonia, Portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio

  3. Non credo che sia compito di un comitato di cittadini indicare come una persona dovrebbe spendere il suo tempo libero e non vedo perchè la giusta richiesta di più servizi per la comunità, della salvaguardia delle strutture pubbliche e dell’incolumità dei cittadini bedda essere alternativa al desiderio di chi vorrebbe usufruire di svago serale in un’area che non sia per forza il centro storico, Testaccio o l’EUR… un quartiere vivace non è sistematicamente un luogo abbandonato al caos, così come per avere un quartiere vivibile non è indispensabile farne un dormitorio (tipo Collina Fleming) o una landa desolata (come la via Cassia).

  4. basterebbe il senso della misura, dell’equilibrio prima di concedere licenze, permessi e non pensare solo a fare i soldi con le concessioni per poi usarli male e non a vantaggio dei cittadini

  5. Mio nonno ha fatto la storia di Ponte Milvio, la mia famiglia da sempre gestiva l’officna di balestraio a Viale Tor Di Quinto 31/F, se domandate ai vecchi residenti tutti lo conoscevano, io vi sono nata e cresciuta, è oggi un vero schifo fino a 10 anni fa era ancora vivibile, su via Flaminia Vecchia fino a Corso Francia se si percorre a piedi il tratto si può vedere il degrado nascono come funghi locali e sporcizia, vorrei conoscere l’assessore del XX Municipio che rilascio le licenze e il cambio d’uso dei locali. Grazie a voi per le denuncie e spero che non resteranno senza voce.

  6. Pochi giorni fa il sindaco Alemanno intervistato su la 7 a “l’aria che tira” sul problema tavolini selvaggi ….minimizzava dando la colpa alla crisi per la sua inattività politica.. . Io dico che i posti di lavoro purtroppo si perderanno lasciando degradare la nostra città da un turismo/commercio mordi e fuggi. Occorre cultura e lungimiranza, mi rivolgo anche al futuro governo del Municipio.

  7. Compito di un Comitato di Cittadini, tra l’altro, è di agire in difesa degli interessi della collettività e del bene comune.
    Quanto poi allo svago serale vs dormitorio, nella nostra visione non sono antagonisti, tutto è legittimo ma sempre nel rispetto della legittima quiete degli altri.
    Per farla breve, visto che siamo proprio a “Ponte Mollo”, diciamola come l’avrebbero detta i latini con la loro saggezza: “est modus in rebus”…….

    Paolo Salonia, Portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio

  8. Da residente sono abbastanza d’accordo con masotti, non sono pregiudizionalmente contrario al cambio di destinazione d’uso. Bisogna essere obiettivi, tutti i luoghi a vocazione turistica/movida subiscono questa trasformazione nel corso degli anni, basti vedere trastevere piazza navona o campo de fiori a roma, ma questo vale per qualsiasi citta’. Siamo un paese ad economia di mercato, decide il mercato.
    I problemi che insorgono in questa situazione a ponte milvio, per i quali spero che il Comitato vigili, sono fondamentalmente tre: quello del parcheggio, che va fluidificato tutelando i residenti magari con le benedette strisce blu, quello dell’armonia estetica (per ora disastri grossi non ne vedo a parte la bufala che pero’ e’ un po’ distante) e ovviamente quello della fedina penale di chi investe allegramente somme enormi in questo momento storico. A parte questo, abbiamo tutte le migliori pasticcerie di roma sotto casa… Un saluto

  9. Ben comprendo lo spirito che ha indotto il signor Masotti e altri cittadini nell’invitare il Comitato Abitare Ponte Milvio a esimersi dal dare giudizi o censure sui comportamenti dei frequentatori i locali di mescita.
    Una prerogativa della nostra civiltà è il rispetto delle differenze e la convivenza fra diverse culture e stili di vita.
    Il Comitato, ritengo, sia ben consapevole di questo valore, (anzi ne fa un preciso obiettivo programmatico) ma, ciò non può e non deve comportare l’abdicazione e la rinuncia a esprimere valori primari comuni a gran parte dei cittadini residenti ,intorno alla condivisione politica (nell’accezione di polis) e sociale del reale significato dell’Abitare.
    Riaffermare, come hanno fatto i portavoce del Comitato, Paolo Salonia e Eduardo Micheletti, il valore, irrinunciabile, dell’Abitare e della umana convivenza in una società avanzata è essenziale per avviare un’azione che intenda migliorare l’esistente. Come si fa a gestire un territorio senza l’impiego di processi democratici che evidenzino la priorità dei valori, che analizzino i bisogni, che prescindano da una visione urbanistica da una capacità di programmazione.
    Come altrimenti potrebbero essere formulate le norme che regolano la vita in quella comunità. I guai attuali dell’area discendono proprio dal fatto che è mancata questa attività e si sono solo rincorse le richieste, al momento più interessanti.
    Sorprende magari come non vi sia una maggiore ovvia condivisione intorno ad esse.
    Come si fa a non comprendere che esiste un’esigenza di misura, di massima occupabilità, (anche lo fogne, ora, evidenziano, con l’emissione di miasmi, l’inadeguatezza a smaltire i rifiuti degli esercenti) per consentire che la vita di relazione si sviluppi civilmente.
    Questi non sono paroloni ma principi che troppo spesso forse io o forse anche il signor Masotti tralasciamo di affermare. E con ciò abbassando sempre più l’asticella della civile convivenza.
    Avere contrastanti interessi è una condizione frequente, se non addirittura normale delle relazioni umane; è possibile quindi che il desiderio dei residenti cozzi contro il desiderio (come vedete non uso il termine interesse!) dei commercianti e degli esercenti la mescita. Quello che non è ammissibile è che il conflitto sia affidato alla legge del più forte e al lassismo delle istituzioni e delle amministrazioni. I processi di urbanizzazione e di trasformazione debbono necessariamente essere gestiti dalla comunità. Altrimenti ci si isola o si torna a comunità tribali in perenne lotta.
    Onde evitare di apparire teorico riepilogo, a titolo esemplificativo una delle tante lista e pie istanze, che il Comitato formulò l’anno scorso al Municipio per ottenere interlocuzione e avviare piani d’azione migliorativi per tutte le componenti dell’area, esercenti mescita compresi. Poco si fece, a nostro giudizio, perché il principale interlocutore, il Municipio, non seppe comprendere il proprio ruolo e l’esigenza di una visione sistemica delle soluzioni. E’ ora venuto un momento di resipiscenza.
    1. Il riconoscimento del valore dell’abitare
    2. Mantenimento della destinazione residenziale dell’area.
    3. Processi di urbanizzazione, programmazione e gestione delle nuove presenze.
    4. La sicurezza della transitabilità, nei marciapiedi e sulla carreggiata.
    5. Il contrasto alla sosta selvaggia
    6. Il ripristino della quiete notturna
    7. L’eliminazione di superfetazioni architettoniche fuori norma
    8. Il libero transito pedonale,
    9. Il decoro degli arredi urbani (pubblici e commerciali)
    10. Un reale contrasto all’inquinamento acustico
    11. Le vie non trasformate in latrine
    12. La lotta alle polveri fini e il loro monitoraggio
    13. Prevenzione nei confronti di pericoli di criminalità incombente
    14. Una pianificazione sulla destinazione dell’area
    15. Impedimento ad una presenza commerciale e di ristorazione senza misura ed equilibrio. Piani di massima occupazione.
    16. Misurazione certificata delle carenze dei servizi pubblici dell’area. E piani operativi, (in relazione a priorità e risorse) per la loro eliminazione. Misurazioni e monitoraggi.
    17. dal Municipio XV, primo destinatario delle nostre richieste, la revisione della condotta sinora adottata nell’area di Ponte Milvio e di svolgere, finalmente, la missione per cui è deputato per la tutela del Bene Comune.
    Ottenere attraverso il Processo Partecipativo dei Cittadini interlocuzione con le Istituzioni su punti come quelli sopra indicati, è forse una intromissione sul modo in cui i frequentatori Ponte Milvio dovrebbero spendere il proprio tempo libero? O è piuttosto il modo più naturale ordinato e urbano di affrontare i problemi in una moderna società?

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