Home AMBIENTE Al Parco del Pineto un’urban experience che non andava persa…

Al Parco del Pineto un’urban experience che non andava persa…

pineto120.jpgGiovedì 4 aprile, grazie all’associazione di promozione sociale Urban Experience e al suo progetto di escursioni radioguidate all’interno del Municipio XIX intitolato Teatri della memoria, ci siamo concessi una gita di un paio d’ore nel cuore della nostra città. Anzi, in uno dei suoi polmoni dal momento che l’itinerario della visita prevedeva un walk-show ecologico lungo i sentieri boschivi del Parco del Pineto, a Roma Nord, tra Balduina e Pineta Sacchetti, con partenza prevista da Largo Maccagno, a due passi dalla stazione Balduina della FR3.

L’appuntamento è alle 10, noi arriviamo un po’ in anticipo – hai visto mai – vestiti di tutto punto con tuta e scarpe da trekking. Sul luogo troviamo già i nostri futuri compagni di viaggio, tra i quali spiccano per rumorosità i bambini della quinta B della scuola elementare S.Antonio che, nell’attesa e in evidente fermento per la gita all’aria aperta, si divertono a tormentare una fila di processionarie sul selciato.

Finalmente (e con gran sollievo delle processionarie) dopo pochi minuti arrivano gli organizzatori e l’attenzione dei partecipanti si sposta sulla consueta distribuzione di cuffie e radioline, dopodichè ultime istruzioni e pronti via, il plotone si mette in marcia.

Le gambe fremono, i muscoli sono caldi e la voglia è tanta. Siamo elettrici all’idea di lasciarci alle spalle – anche se per poco – l’asfalto, il cemento, lo smog, gli ingorghi di traffico, i clacson sonanti e tutto quello che ci avvelena l’animo ogni giorno, per addentrarci in questa magnifica oasi verde dove regna il silenzio e dove gli unici rumori sono quelli della natura.

Il tempo di un amen ed eccoci catapultati in un regno da fiaba che nemmeno decenni di prepotenza e speculazione edilizia in questa parte di città sono riusciti a scalfire, un angolo di paradiso dove dominano il fruscio del vento, il gorgoglio dell’acqua, l’odore dell’erba. Pace, silenzio. Non esistessero PC e televisione rischieremmo di dimenticarci pure come sono fatti.

Lungo il cammino la voce in cuffia della guida ci illustra le particolarità della natura del luogo. Ci viene spiegato delle “pupazzette”, pietre dalla media grandezza che in passato venivano ribattezzate così dalle bambine del quartiere perché avevano forme strane spesso simili a bambole; ci viene detto che nel piccolo ruscello che scorre ai nostri piedi la massiccia presenza di girini e tritoni è indice di acqua pulita e incontaminata.

E in effetti quello che colpisce di questo splendido parco è la totale mancanza di sporcizia, benché ci si trovi nel bel mezzo di un’area urbana. Ti guardi intorno e non trovi la minima traccia di una bottiglietta gettata tra gli arbusti o una cartaccia lasciata lì per terra. L’unica nota dolente – ci dicono – sono di tanto in tanto le scorribande di bici e moto cross. Segno che tutto sommato il presidio posto dagli abitanti della zona funziona bene, anche perché gli stessi residenti hanno in passato combattuto vere e proprie battaglie a difesa del parco contro progetti edilizi che, evidentemente, davano al concetto di riqualificazione del territorio un significato tutto loro.

Ma torniamo a noi. Dopo una breve camminata giungiamo nel mezzo di una radura di sabbia che la mattina – ci dicono – in virtù della luce solare assume colorazioni davvero spettacolari. Avete capito bene, sabbia. Già perché qualche milione di anni fa il Lazio era completamente sommerso dal mare e i segni sono ancora ben visibili qui.

All’interno del parco vi sono due riserve integrali: la collina mediana e la sughereta Balduina

Lungo il cammino all’interno di questa macchia mediterranea ci imbattiamo nella flora più varia: querce da sughero, piante di ginestra, erica arborea, mirto (sì quello del liquore), arbusti di cisto, cicoria, ciclamini e licheni, che sono incroci tra funghi e alghe nonchè indici di aria salubre.
Alcune di queste piante posseggono una straordinaria capacità di resistere al calore, quindi al fuoco e agli incendi, che spesso – seppur di origine dolosa – hanno la funzione non secondaria di riattivare la natura, in quanto a seguito di essi la flora si “resetta” e risorge a nuova vita. Una tra le prime piante a rinascere dopo un incendio sono quelle di asfodelo, che proprio per questo vengono chiamate pionieri.

Non di sole piante però pullula il parco, ma anche funghi. Ve ne sono di moltissime specie, da quelli commestibili tipo il clitocibe (detto anche imbutino), a quelli parassiti che crescono sui tronchi degli alberi sia vivi che morti o in agonia per accelerarne la decomposizione. Tipico esempio di come dalla putredine nasca la vita.
Ma anche dalla vita nasce vita. La selezione della specie, legge crudele ma affascinante della natura. Perché qui le leggi dell’uomo non valgono, anche se a volte sono utili per difendere la natura stessa, basti pensare che per raccogliere funghi è necessaria una sorta di patentino che viene rilasciato dopo il superamento di un apposito esame.

E gli animali ? Possibile che lungo i tortuosi e impervi sentieri della selva oscura non si facciano incontri ravvicinati con specie viste solo in cartolina ? Sì. Anche perchè gli animali, pur non essendo stupidi come gli umani, hanno in comune con noi il fastidio per gli ospiti indesiderati, quindi non c’è da stupirsi se non ci stendono il tappeto rosso quando entriamo nel loro territorio.

Tuttavia, lungo il cammino ci imbattiamo per terra in un curioso bastoncino marrone dalla sezione pari a quella di una penna che la guida ci spiega essere il pelo di un istrice. Tranquilli però, perché la leggenda che questi animali lancino i loro aculei all’indirizzo di qualsiasi cosa percepiscano come una minaccia è totalmente infondata. Al massimo possono perderli, come noi perdiamo i capelli. Quindi venite pure tranquillamente al Parco del Pineto, per questa volta non verrete infilzati.

Rinfrancati nell’animo ci avviamo così verso la conclusione del percorso. Dopo due ore di sentieri scoscesi, salite e discese al limite della praticabilità, torniamo alla civiltà con un piccolo bagaglio di conoscenze in più. Per carità, non saremo pronti per scrivere un trattato di botanica, ma per oggi va bene così.

Abbiamo pure imparato che le spore sono per i funghi quello che i semi sono per le piante, che per degli ignoranti come noi è una conquista. Non basterà a farci prendere il patentino, ma intanto ci ha fatto venir voglia di una bella frittata coi porcini.

Teatri della memoria è un progetto di Urban Experience realizzato con il sostegno di Roma Capitale-Assessorato alle Politiche Culturali e la collaborazione del XIX Municipio di Roma.

Valerio Di Marco

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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2 COMMENTI

  1. Tutto molto bello…e non sai quante altre cose, piante e animali popolano il Parco del Pineto!
    Ma mi stupisce che chi ti ha parlato delle “note dolenti” del parco ti abbia elencato come elemento di disturbo le “scorribande in bici” assieme a quelle delle moto da cross!! Personalmente vado in bici ormai da anni al Parco del Pineto e il nostro gruppetto si è occupato e si occupa di mantenere quel luogo pulito, agibile (pensi che i tronchi e i rami caduti durante le nevicate del febbraio 2012 si siano tolti da soli?), cerchiamo di mantenere i sentieri aperti nonostante all’interno del parco non si possa toccare neanche un filo d’erba, denunciamo la pericolosità di tronchi pericolanti, la presenza di accampamenti, etc. Di immondizia purtroppo ce ne sta fin troppa…te lo assicuro. E per concludere quel luogo è teatro di prostituzione durante le ore serali! Ma la persona che ti ha illustrato i lati negativi del Parco del Pineto non ha trovato di meglio da “denunciare che le persone che ci girano in mountain bike? Personalmente ho ripreso già due volte il tizio che ci viene a gironzolare con la mini moto da cross (una volta pure a brutto muso)…ma detto questo sinceramente mi suona come pretestuoso e disonesto accomunare i ciclisti all’interno di un parco con i MOTOciclisti…cosa profondamente diversa!!
    Mi dispiace di aver letto solo oggi questo tuo articolo perchè a suo tempo lo scambio avrebbe potuto essere sicuramente più fruttuoso!
    Detto questo ti lascio allegandoti un piccolo racconto che a suo tempo feci in altro luogo mediatico!

    Un anno fa a Roma, e in quasi tutta Italia, ha nevicato per due volte. L’accumulo di neve ha causato in parecchi (forse tutti) i parchi di roma la caduta di alberi, grossi rami e lo schiacciamento al suolo della maggior parte dei cespugli e dei canneti. Uno in particolare, il Parco del Pineto (o Pineta Sacchetti) fu interamente devastato: la parte alta, dove c’è la pineta, era un tappeto di rami inestricabile. La parte che riguarda la sughereta e la “valle dell’Inferno” era inaccessibile nel vero senso della parola, sia a piedi che ovviamente in bici. Io ed altri (pochi) volontari per circa 3 settimane abbiamo ripulito tutto riaprendo tutti i sentieri, riesumando vecchie tracce oramai andate in disuso per crolli di alberi precedenti alle nevicate, e agli inizi di Marzo il parco era nuovamente ed interamente agibile per tutti (..è stato costruito pure un piccolo ponticello di circa 2 metri che scavalca un rigagnolo d’acqua…). Nel frattempo nessun operaio, supervisore, attendente del comune, dell’assessorato o dell’ente parco si sono fatti vivi. Alla fine di Marzo finalmente sono arrivati gli operai ed hanno ripulito la zona della Pineta Sacchetti…per portar via i tronchi tagliati ci vollero altre settimane.
    Ma la cosa più interessante è la seguente: qualche giorno dopo la fine dei nostri lavori stavo li, con il mio cane, e passeggiavo tranquillamente per uno dei sentieri che avevo ripulito con le mie mani. Ad un certo punto inizio a vedere intere scolaresche passare per un sentiero parallelo al mio (molto più largo) che esattamente il giorno prima era ancora completamente chiuso dagli alberi e dai cespugli. Una roba che manco uno scoiattolo c’avrebbe provato gusto a passarci!! Io il giorno prima l’avevo speso interamente su quel sentiero dalla mattina alla sera e nessun sovrintendente di nessun ufficio venne a vedere se le condizioni dei sentieri e dei boschi era agibile…ma sapevano benissimo che il giorno dopo sarebbero venute in visita le scolaresche! Evidentemente seduti dietro una scrivania credevano che quello che era successo a villa Pamphili, a villa Ada, a villa Borghese, li al Parco del Pineto non fosse successo. E invece era il più disastrato assieme a Monte Mario. Ma tant’è!! E insomma, me ne stavo li e passavano sti ragazzi; io giocavo con il mio cane con un pezzo di legno e tutto andava tranquillamente (e certo c’era chi aveva predisposto tutto affinché tutti potessero usufruire del parco). Se non che, a fare da supervisori ai ragazzi e alle maestre, ci stavano due agenti del Corpo Forestale. Questi vedono me, vedono il cane e mi vengono a dire che IO IN MEZZO AL BOSCO NON CI POTEVO STARE!!! E allora gli ho fatto notare che non stavo mica in mezzo al bosco ma proprio su un sentiero. Ma loro NO! Li non c’è nessun sentiero!! Allora a quel punto gli ho nell’ordine:
    -fatto vedere il sentiero che loro non conoscevano e che invece stava li;
    -gli ho fatto vedere il cumulo di rami e tronchi spostati dalla traccia su cui loro stavano camminando;
    -gli ho fatto notare come sino al giorno prima loro e i ragazzini non sarebbero passati nel punto in cui avevano i piedi in quel momento;
    -ho posto l’accento sul campo ROM che stava li da circa un anno;
    -ho chiesto se la tizia che aveva una bella capanna giù vicino al fiumiciattolo fosse stata autorizzata dall’ente parco a costruirsi il suo rifugio;
    E poi gli ho augurato la buona giornata!!

    Questo è quello che fanno le persone che girano in mountain bike nel Parco del Pineto…!!!

  2. Caro Manuel strano che i “forestali” non ti abbiano contestato il fatto che te e i tuoi amici abbiate ripulito un pezzo di parco! Purtroppo quello che hai descritto è uno degli aspetti “sciocchi” dell’ambientalismo-parchi-riserve-enti di gestione: ci si accanisce su questioni di nessuna rilevanza e si trascurano invece faccende ben più importanti. E’ una delle ragioni per cui molti comuni non gradiscono la presenza sul loro territorio di Parchi. Continuate a frequentare il Pineto in bicicletta perchè è grazie a persone come voi che questi ambienti continuano a sopravvivere.Un caro saluto, RH.

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