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“Nun me posso move” in scena al Teatro Cassia

teatro.jpgAl Teatro Cassia, venerdì 22 e Sabato 23 febbraio, sarà di scena “Nun me posso move” una commedia scritta e diretta da Massimiliano Pazzaglia, un ironico spaccato sul traffico di Roma. Un flusso di macchine e di umori della gente; il respiro di una città. Due pizzardoni accerchiati da un milionenovecentocinquantamila automobili. E poi, un uomo del nord con un forte senso civico. E un posto auto riservato ai diversamente abili, occupato da qualcuno senza averne diritto.

Scintilla di un dialogo surreale (ma poi non tanto) fra due mondi: quello del “vivi e lascia vivere” e quello del “non si può girare la testa dall’altra parte”.

A complicare le cose una bella ragazza brasiliana, che non solo fa fermare il traffico ma pure chi lo dirige. Salvo poi incrociare le unghie con una vigilessa “con gli attributi”, per niente disposta a far turbare l’ordine pubblico (e anche quello privato).

E tutt’intorno, Roma e le sue strade, le stesse di duemila anni fa, quand’erano percorse a piedi dalle milizie romane. Percorse oggi, dai nuovi legionari del volante, in un periodo in cui se non hai almeno due macchine non sei nessuno.

Con Massimiliano Pazzaglia, Amedeo D’Amico, Fabio Farronato, Simone Tuttobene, Loretta Rossi, Priscilla Micol Marino.

“Ho cominciato a scrivere “Nun me posso move” – racconta Massimiliano Pazzaglia – partendo da un episodio al quale avevo assistito personalmente: un signore aveva parcheggiato la sua auto in un posto riservato ai diversamente abili senza averne diritto.
E’ vero che a Roma la mancanza cronica di parcheggi spinge a lasciare l’auto nei posti più impensati e in qualsiasi spazio uno possa trovare, ma l’ingiustizia di non permettere a un disabile di usufruire di un posto a lui assegnato mi indignava.”

“Intorno a questo episodio ho cominciato a costruire tutta la storia, creando i personaggi dei due vigili di guardia ad un varco della Z.T.L. come fossero in un avamposto militare in attesa dell’arrivo di un esercito invasore. E di fronte a loro scorre non solo un viavai continuo di auto, ma anche un modo di vivere al volante (un automobilista romano trascorre in media 21 giorni l’anno bloccato nel traffico).”

“Mentre scrivevo e la storia andava prendendo corpo – spiega l’autore – mi capitavano sempre più spesso sott’occhio, leggendo il giornale, notizie di cronaca riguardanti il locandina-nmpm180.jpgtraffico, la circolazione, la viabilità, i vigili, gli automobilisti e diventava irresistibile l’impulso di inserire queste notizie nella mia storia, aggiornandola di continuo.
Ma poi, forse nel desiderio di ammorbidire fatti e notizie reali che spesso tutto ispirano fuorché una risata, ho sentito il bisogno di dare un’angolazione ironica alla vicenda, e di rendere tutto, i vigili, gli altri personaggi e la scena stessa decisamente surreale.
Ma parallelamente a quello che succede sulla strada vediamo anche quello che succede nell’animo dei personaggi della commedia: il vigile Fra’, dal commovente “senso del dovere”, per il quale la strada è l’unico luogo dove non sentirsi solo dopo una scottatura sentimentale; il vigile Spa’, di modi spicci e robusti appetiti carnali; un turista del nord dotato di un accesissimo senso civico; un romano verace, troppo interessato alla sua auto e alla sua squadra.
Una bella ragazza brasiliana, divisa fra studi universitari, sfilate di moda e danze carioca, ma con una malinconia di fondo ed infine una vigilessa “con gli attributi”, la quale riserverà nel corso della storia molte sorprese.”

Nun me posso move è dunque una commedia brillante, che veicola (un linguaggio automobilistico è d’obbligo) anche dei contenuti più seri, sebbene serviti sempre con un sorriso.

“Il mio auspicio – conclude Massimiliano Pazzaglia – è che si possa uscire dal teatro di buonumore ma anche un po’ più consapevoli nei confronti di alcuni nostri comportamenti che meriterebbero, a volte, un colpo di fischietto.”

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1 commento

  1. Titolo intelligente e particolarmente adatto a questa assurda “strada dormitorio” che è la via Cassia! La zona più pretenziosa e disfunzionale di Roma!
    E destinata ad ulteriore peggioramento per via dei nuovi casoni dormitorio in costruzione sulla Braccianese. A proposito, ricordo le belle villette alla storta fatte demolitìre da qualche giunta “progressista”. Quelle NON davano fastidio a nessuno, mentre i palazzoni sulla Braccianese son un “pugno allo stomaco”. Ma a Roma il bene pubblico NON conta, contano solo i fogli di cartabolla debitamente bollati. Il burocrate romano è costituzionalmente incapace di vedere gli scempi ambientale, percepisce solo il “violato cartabollismo” e in quel caso punisce senza pietà.
    Cari saluti.
    Francesco

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