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Grottarossa, alla ricerca di tesori nascosti

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Provate a chiedere a chi abita a Roma Nord qual è la prima cosa che gli viene in mente parlando di Via di Grottarossa: il traffico, dirà sicuramente. Quello infernale che ogni giorno congestiona quel lungo tratto di strada tra la Cassia e la Flaminia e che fino ad ora nessun espediente è riuscito ad eliminare. Ma identificare Grottarossa con il traffico è quantomeno riduttivo perché ci troviamo invece in un territorio affascinante e ricco di storia.

Noi di Vignaclarablog.it ce ne siamo occupati più volte parlando della sua area archeologica, della Tomba dei Nasoni, di Monte delle Grotte e di quell’insediamento rupestre che affaccia su Via della Crescenza.
Un territorio così interessante da volerci tornare; ma questa volta lo abbiamo fatto in compagnia di Antonio, un anziano originario di Mazara del Vallo ma romano di adozione e profondo conoscitore di Grottarossa.

Antonio ci parla a lungo di ville, cisterne e lunghe gallerie scavate nel tufo che a suo dire mettevano in comunicazione le due consolari; sembra che il materiale asportato dalle gallerie sia servito per la costruzione del Colosseo che in effetti ha la platea e i muri radiali in blocchi di tufo.

tesori grottarossa 4Non è escluso invece che nell’antichità si sia fatto ricorso alle cave a cielo aperto che ancora oggi è possibile osservare tra la vegetazione e le grandi ville.

Abbiamo cercato in qualche modo una conferma alle tesi di Gaetano scovando sul web un documento di Gaetano Messineo (“Ville a Tor di Quinto e nelle Tenute di Grottarossa e Acquatraversa”) dove si parla dell’esplorazione di una vasta area dell’altopiano di Grottarossa compreso tra i fossi della Crescenza e della Valchetta con “risultati sorprendenti”.

In una mappa a corredo del documento si individuano ben 22 siti che fanno riferimento a ville, piccole necropoli, cisterne, impianti termali e muraglioni.

Con Antonio ci siamo messi in cerca di questi tesori partendo proprio dalla parte centrale dell’altopiano coincidente con la Torre Molinario; in prossimità di un grande collettore in cemento armato siamo scesi all’interno di un’ampia fessura scavata nel tufo, quella che a suo dire, portava all’imbocco di una delle gallerie.

L’acqua proveniente dal collettore (in apparenza pulita) si mischia ad una quantità impressionante di rifiuti e detriti e il movimento è reso difficile dalla presenza di rovi e alberi caduti.

Eppure ad appena 50-70 metri dall’imbocco troviamo quello che cercavamo: due vecchie colonne in blocchi di pietra che secondo Antonio erano poste all’ingresso della galleria; della galleria non c’è però traccia (che la volta con il tempo abbia ceduto?) mentre quelle due colonne farebbero quasi pensare ai piloni di un antico ponte.

Proseguire non è possibile e allora cerchiamo di emergere da quell’umido putridume per ritrovarci in aperta campagna tra lunghe recinzioni, campi coltivati e i filari di una vecchia vigna.

Raggiungiamo la cima di una collinetta dove sotto un piccolo rilievo Antonio giura si nascondano i resti di una villa romana; mi fa notare, tra la terra lavorata, la presenza di numerosi frammenti di antichi manufatti che confermerebbero la sua tesi.

tesori grottarossa 3Davanti a noi, in lontananza, l’alta torre della Telecom e alle spalle la recinzione che delimita i campi di un esclusivo circolo del golf.

Torniamo sui nostri passi per osservare la bella Torre Molinario che svetta isolata sulla campagna; difficile dire se ci troviamo su terreni privati perchè gli unici cartelli che vediamo sono quelli del Parco di Veio.

tesori grottarossa 1La tenuta Molinario si estendeva un tempo per più di 480 ettari e comprendeva, oltre alla torre, anche l’omonimo casale che con quei colori bianco e rossastro ricorda gli edifici della laguna veneta; il casale, costruito alla fine dell’ottocento intorno ad un’ampia corte, ha un ingresso con campanile e orologio di gusto barocco.

La torre, alta una trentina di metri, era una torre “piezometrica” con la funzione di regolare, nelle ore di maggior utilizzo, il flusso dell’acqua nelle condotte; perso questo compito oggi ospita taccole e colombacci e con la sua forma elegante e slanciata si oppone all’imponente mole dell’Ospedale S.Andrea.

La presenza di cancelli e recinzioni ci impedisce di proseguire e così torniamo su Via di Grottarossa, all’altezza di Quarto Peperino; notiamo con disappunto che il terreno tutto intorno è formato da terra mischiata a cemento, mattoni, maioliche e frammenti di ogni genere.
Sembra quasi che la zona sia stata utilizzata per anni per disfarsi di calcinacci e detriti.

La nostra lunga passeggiata è al termine e non ci ha fruttato alcun tesoro se non una piccola e bianca pallina da golf proveniente sicuramente da uno dei tanti e sofisticati campi da giocio.
Poco male: se non altro per un paio d’ore siamo rimasti lontani dal terribile traffico di Grottarossa.

Francesco Gargaglia

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