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Tor di Valle vs. Tiberina, il derby degli stadi

pallone-calcio_0.jpgObsoleto l’Olimpico, inadeguato il Flaminio, chissà, si vocifera che presto diventeranno ospizi per vecchi, anzi come piace dire a molti “cattedrali nel deserto”, perché già è difficile riempirli quando giocano a pallone la Roma e la Lazio, figurarsi con gli altri sport. Sì, certo, osserveremo il pienone per i due, tre match annuali del Sei nazioni di rugby e uno stadio parzialmente gremito in occasione del Golden Gala. E poi?

Ecco, Roma e Lazio – meglio tardi che mai! – s’affidano all’idea dello stadio di proprietà, fermo restando il fatto che in Italia si convive con una legge nel merito da tempo in dirittura d’arrivo (ma che non riesce a tagliare il filo di lana, chissà poi perché!) e con una burocrazia che regna sempre più sovrana.

E’ indiscutibile, c’è da restare attoniti all’indomani della conferenza stampa di presentazione dello stadio griffato Roma, per il quale sono intervenuti gli yankee col passo prorompente ma che comunque subirà ritardi d’inizio lavori perché minimo – parola di Alemanno, sindaco della capitale – serviranno otto mesi per le prime autorizzazioni. Scartoffie e autorizzazioni, con la sensazione che se il burocrate di turno si alzerà con la luna di traverso, si rischierà di allungare i tempi in maniera inesorabile.

Bei tempi quando gli stadi in Italia li costruiva Costantino Rozzi, presidente del miracoloso Ascoli di metà anni Settanta, un genio dell’edilizia che spesso affermava: «Se devo costruire uno stadio vado a parlare con i giardinieri e con i muratori, non con gli architetti e i politici». Altri tempi, altra mentalità, meno teste pensanti a ragionare sul nulla ma tante braccia pronte a lavorar di vanga prima e di rastrello poi.
Costituirà retorica sottolineare che l’ex “Partenio” di Avellino (oggi stadio Lombardi), costruito da Rozzi nel 1971, rimase fermo lì dov’era pure durante il terremoto del 1980?

Dunque, Roma avrà due stadi, uno sorgerà a Tor Di Valle, con l’augurio e la speranza che non si creino spiragli di speculazione edilizia in una zona per ora dimenticata dagli dei dell’Olimpo, dove il traffico è caotico sette giorni su sette e c’è un depuratore che rappresenta l’emblema del degrado romano.
L’altro, su idea accennata dal Delegato allo sport di Roma Capitale Alessandro Cochi, potrebbe essere tirato su a nord… di Roma nord.

«Lo stadio che ha in mente la proprietà della Lazio – ha dichiarato Cochi via etere – mi permetto di dire, è un un progetto ben più ampio rispetto a quello della Roma, che proprio ieri ha ufficializzato l’area di Tor Di Valle in cui sorgerà, in attesa della presentazione del progetto e della cubatura. La società giallorossa quindi è più avanti dei dirimpettai biancocelesti, i quali hanno scartato l’ipotesi dello stadio Flaminio. La possibile soluzione? Al momento l’unica è la Via Tiberina, che da romantico del calcio mi sembra un po’ troppo fuori dal centro e da Roma nord, zone in cui la Lazio è nata e cresciuta insieme ai suoi tifosi».

Massimiliano Morelli

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1 commento

  1. Caro Direttore, innanzitutto auguri di Buon 2013 a tutta la comunità di VCB…

    venendo poi allo specifico… non le pare un po’ grottesco il fatto che ci sia bisogno di una “legge” per potersi costruire uno stadio? Non basta avere il terreno e seguire le “solite” procedure per le urbanizzazioni che tutti i cstruttori seguono? No?

    E poi, se la dobbiamo dire tutta, vogliamo ricordare che lo stadio in quanto tale è un mero accessorio strumentale a ben altre operazioni edilizie e di “rivalutazione” dei terreni?

    Lo stadio Flaminio rimarrà ad imperitura memoria di come, pur di mantenere la specificità dell’opera di Piacentini, detta opera verrà lasciata andare in malora… abbandonata ed inutilizzabile. Ci sarebbe piuttosto da domandarsi come sia stato possibile che un manufatto altrettanto importante con lo Stadio Olimico pre-mondiale’90, sia stato stravolto e ridotto nelle condizioni in cui è oggi.

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