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    Come un cane che si morde la coda

    Gli editoriali di VCB. Provate a riguardare i post dei social network di un anno fa, anche di due o tre anni addietro. Sì, andate a ritroso nel tempo, tanto e comunque lo sforzo di memoria è minimo, del resto è facile ricordare che ancora doveva finire l’anno e già lo “mandavamo” al rogo, anticipando i festeggiamenti del nuovo speranzosi di qualche rivincita, personale o comunitaria. Gli altri anni, come stavolta. Nulla è cambiato.

    Messaggi di auguri che si sprecavano, e si dilapidano pure adesso, tutti col comun denominatore della rabbia di chi si sentiva deluso dal Paese, dalle istituzioni, dal lavoro, dagli amici, anche dagli affetti. Siamo fatti così, puntiamo sempre al meglio salvo poi ritrovarci sulle ortiche senza neanche accorgercene.

    Ora al di là dei festeggiamenti e dell’ipocrisia di chi – nessuno escluso – si manda a quel paese tutto l’anno salvo poi farsi gli auguri di buon Natale e felice anno nuovo, potremmo fare tante altre cose, cercando di dimenticare la rabbia. Che c’è, ed è innegabile.

    Giusto qualche giorno fa la tv ci ha proposto su Canale 5 l’intervento d’una ragazza che, nel salotto di Barbara D’Urso, ha preso il microfono in mano e fra le lacrime ha dichiarato “piango perché questo è un Paese di merda”. Diventa inutile intuire se la ventenne di turno sia stata scritturata per dire quella frase o meno, rimane il fatto che il sentimento è comune a tanti e davvero basta dare una sbirciata alla Rete per rendersene conto.

    Non servono buonismo né pietismo, serve capire perché si è arrivati a questo punto, che basta una frase detta in malo modo per far saltare i nervi a chiunque. Chiedono tutti qualcosa al nuovo anno, basterebbe un po’ di calma per stare meglio. Poi per puntare il dito contro i politici e i disservizi, il nepotismo e la mancanza di meritocrazia, c’è sempre tempo. Tanto la crisi continua a imperare ed è inutile gridare “aiuto” quando i buoi sono scappati.

    Perchè, come si dice a Roma, si fanno due fatiche: quella d’arrabbiarsi e quella di farsela smaltire, la collera. Beh, a Roma si dice incavolatura, ma mantenere toni edulcorati, per una volta, potrebbe tornare d’aiuto anche a noi.

    Massimiliano Morelli

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