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Trionfale, ciclofficinando nell’Ex-Lavanderia

ciclofficina.jpgD’accordo, la maggior parte di voi saprà – o quantomeno avrà una vaga idea di – cosa sia una ciclofficina e cosa vi si faccia dentro. Del resto, è l’etimologia stessa della parola a non lasciare adito a dubbi. Tuttavia sono in molti a credere che essa rappresenti per le due ruote quello che l’officina meccanica rappresenta per le quattro. Ed è quanto di più concettualmente sbagliato si possa pensare a riguardo, poiché la ciclofficina non è un posto dove tu porti la bici e qualcun altro te la ripara, ma è un posto dove tu porti la bici e impari a riparartela da solo grazie all’impegno dei volontari lì presenti, che mettono il loro tempo e le loro energie a disposizione degli altri al fine di trasmettergli le proprie abilità manuali e far sì che la meccanica del veicolo non nasconda più segreti per colui che di quel veicolo è il proprietario.

E’ possibile anche andare lì senza niente ed imparare ad assemblarsi una bici partendo da zero, scegliendo i pezzi tra quelli messi liberamente a disposizione dalla stessa ciclofficina.
Il tutto, non per denaro, non per amore né per il cielo – volendo parafrasare De Andrè – ma solo per promuovere l’utilizzo delle due ruote e rendere la città più vivibile, più a misura d’uomo e, soprattutto, meno inquinata.

Proprio per il loro carattere equo e solidale le ciclofficine fondano la propria ragion d’essere sul volontariato e sono coordinate, nella quasi totalità dei casi, da associazioni senza fini di lucro che mettono a disposizione i loro spazi appositamente per questo.

A Roma ve n’è più d’una e tra queste una menzione particolare la merita sicuramente quella appartenente all’associazione Ex-Lavanderia, di stanza nei locali del padiglione 31 del Parco Santa Maria della Pietà, sulla via Trionfale.

“Ciò che sottende la nostra attività e quella delle altre ciclofficine – ci spiega Chiara, una delle volontarie dell’associazione – è una filosofia pienamente aggregante ed inclusiva che si sostanzia in una continua trasmissione di conoscenze ed abilità artigianali tra le persone. Chiunque può portare qui la propria bici e imparare a ripararsela da sé o costruirsela da zero assemblando i pezzi che giornalmente, grazie all’aiuto dei nostri volontari, riusciamo a recuperare e mettiamo a disposizione di tutti.
Ma non è tutto, perché chiunque può, a sua volta, accettare di mettersi a disposizione dell’associazione e trasmettere ciò che ha acquisito ad altri che, come lui, avranno in futuro la stessa esigenza.
L’obiettivo è coinvolgere quante più persone possibili e creare una sorta di network che abbia come fine, tra le altre cose, quello di promuovere l’uso della bicicletta in città.”

Già, perché da tempo la ciclofficina della Ex-Lavanderia è schierata in prima linea nella battaglia a favore delle due ruote (quelle senza il motore, beninteso) affinché possano circolare liberamente per le strade della città senza essere relegate nei recinti obbligati delle piste ciclabili, che spesso costringono i loro utilizzatori a percorsi tortuosi e ai limiti della sicurezza per la loro stessa incolumità fisica.

“Non ha senso obbligare chi vuole andare in bici a percorrere stradine strette e pericolose, a strapiombo su una marana o senza sufficiente illuminazione la sera. – prosegue Chiara – Le biciclette dovrebbero poter circolare liberamente sulle stesse strade delle auto. Purtroppo, però, in molte città italiane non esiste ancora una vera cultura della convivenza tra automobili e biciclette.”

L’ideale, lascia intendere, sarebbe un’integrazione sul modello di Berlino, basata cioè sul rispetto reciproco tra automobilisti e ciclisti e sulla pianificazione ai più alti livelli di una viabilità urbanistica che favorisca la sinergia tra queste due categorie.

“Ma lì esiste una cultura completamente diversa e chi va in auto impara fin dalla scuola guida a rispettare il prossimo”, suggerisce Chiara, mentre – aggiungiamo noi – conosciamo benissimo la ben poco aggraziata “fauna” automobilistica nostrana che giornalmente popola le vie delle città italiane.

Tornando al discorso sulle ciclofficine, va detto, però, che la loro apertura verso l’esterno e il loro mettere a disposizione di tutti le proprie risorse non basta a metterle al riparo dal rischio di furti e rapine.

“Sabato 11 agosto abbiamo subito un furto nei nostri locali da parte di qualcuno che, evidentemente, ci conosceva bene, visto che per forzare il lucchetto della porta d’ingresso ha atteso il momento esatto in cui non c’era nessuno a presidiare l’officina. Tuttavia, nonostante il danno subito, non ci siamo fatti scoraggiare ed eccoci di nuovo qui, a distanza di una sola settimana, a lavorare di buona lena come se niente fosse accaduto”, afferma ancora Chiara, con una punta di fierezza.

Da parte nostra, non ci resta quindi che augurare ogni più rosea affermazione, sicuri che le iniziative previste per il prossimo autunno – e di cui vi daremo conto – si riveleranno un successone.

Il consiglio che vi diamo, intanto, è di provare a farci un salto e rendervi conto di persona. Anche perché, come recita uno slogan presente sul loro sito, la vostra bicicletta può aiutarvi a smettere di guidare.

La ciclofficina della Ex-Lavanderia è aperta il giovedì sera dalle 20:30 alle 23:30, il sabato pomeriggio dalle 15:00 alle 19:00 e la domenica mattina dalle 9:30 alle 13:30 (orari validi per tutto il 2012).

Sito internet: www.exlavanderia.it , E-mail: ciclofficina@exlavanderia.it

Valerio di Marco

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