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Kayak e canoe sotto le arcate di Ponte Milvio

Non siamo sul Ticino e neppure in Valle Aurina, più semplicemente ci troviamo sulle sponde del Tevere, a Ponte Milvio, dove sabato 21 e domenica 22 luglio si disputa il Campionato italiano ragazzi e “master” di discesa sprint e il Campionato Nazionale specialità “slalom olimpico”. Parliamo ovviamente del coloratissimo mondo del kayak e della canoa che per due giorni si è trasferito sul “fiume di Roma”.

Con il patrocinio del Comune di Roma e dell’assessorato allo sport del XX Municipio, il campionato è stato organizzato dalla Federazione Canoa e Kayak in collaborazione con il Centro Remiero dello IUSM (che ha un bellissimo impianto a monte di Ponte Duca d’Aosta); una recentissima collaborazione con un reciproco scambio di tecnici e strutture.
Alla manifestazione aderisce anche il Circolo Canottieri Tirrenia Todaro, uno dei circoli storici della capitale, che ha anche approntato il campo di gara.

Duecentosessanta atleti, per la maggior parte giovanissimi, appartenenti a 25 Società per lo più del Nord Italia (ma non mancano squadre del sud come quella di Policastro che si allena sul fiume Bussento) dove i fiumi con le acque mosse sono più frequenti.

Ma un tratto di acqua mossa lo possiede anche il Tevere che a valle di Ponte Milvio ha un bel tratto di rapide su cui da anni si cimentano i canoisti di Roma, primi fra tutti i “pionieri” della Sezione Canoa del Circolo ATAC. Tra gli organizzatori anche “Gravità Zero”, un centro che oltre alla vendita di imbarcazioni ed equipaggiamenti organizza corsi di canoa, kayak e rafting: a loro l’onere della sicurezza.

Anche se la canoa può essere considerato uno degli sport più sicuri gli atleti indossano tutti il caschetto di protezione e il giubbetto salvagente. Ai margini del campo di gara sono pronti ad intervenire, in caso si vada in acqua, gli addetti alla sicurezza in kayak.
Ma qual è la differenza tra la canoa e il kayak?

La canoa, di origine nord-americana, è una imbarcazione con le estremità più aguzze che garantiscono maggiore velocità; può essere ad uno o due posti e il rematore, che può stare seduto o in ginocchio, si aiuta con una pagaia con una sola pala.

Il kayak è più panciuto per una maggiore stabilità ma anche un minor pescaggio così da consentire una buona manovrabilità e poter zig-zagare tra la corrente; il rematore sta seduto e impugna una pagaia con due pale. Per quanto riguarda le gare generalmente ogni atleta affronta due passaggi e si tiene conto del tempo migliore.

Il campo di gara di Ponte Milvio (dove canoisti e Comitati da anni chiedono una più idonea sistemazione) ben si presta a questo sport che a Roma non offre altre alternative; per trovare acque mosse bisogna andare sull’Aniene, sul Corno o il Nera o più a Nord.

Ad assistere alle gare purtroppo un pubblico risicato, ma si sa che lo sport della canoa a Roma è poco conosciuto e praticato e poi nei cittadini continuare a rimanere una atavica diffidenza per il Tevere, un fiume bello ma assai maltrattato.

Tra una allegra confusione incontriamo proprio al di sotto della Torretta Valadier, Vladi Carlo Panato, quattro volte Campione del Mondo nella specialità canoa. Un grandissimo atleta che ritiratosi dall’agonismo oggi allena sull’Adige i giovani canoisti di Pescantina, un paese vicino Verona.

Panato ha in gara 16 ragazzi e a lui chiediamo cosa ne pensa di una campionato sul Tevere: “E’ un campo interessante” ci dice “ottimo per i giovani che trovano difficoltà non superiori al 2° grado…. peccato la sporcizia” conclude.

Le parole di Carlo sono la nota dolente di questa bella manifestazione; tutta l’area attorno al campo di gara è sporca e trascurata; l’erba è stata tagliata ma i rifiuti non sono stati rimossi. Sporchissime anche le rive dove tragicamente affiora lo scheletro di una moto.

Sul lungotevere, eccezion fatta per qualche gazebo dei club e colorati striscioni, non c’è altro: perfino la discesa al fiume è una ripida e terrosa scarpata dove si fatica non poco per portare in spalla la canoa.

Per fortuna l’animo di un canoista è sempre allegro: un massiccio ragazzo del nord ci dice che non vede l’ora che finisca la gara per fare una “vasca” al centro di Roma.

Francesco Gargaglia
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