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Quei scivolosi marciapiedi fai-da-te di via Flaminia

Pioggia o non pioggia, sui marciapiedi fai-da-te di via Flaminia è possibile scivolare. Tranquillizziamo i passanti, ci riferiamo allo scivolone politico nel quale è incappato oggi il PdL del XX Municipio che a dibattito di Consiglio iniziato, a seguito dell’allontanamento dall’aula di alcuni suoi consiglieri – rimasti solo in cinque – ha fatto cadere il numero legale causando il rinvio della seduta al prossimo mercoledì 6 giugno.

Nella seduta odierna era infatti prevista la discussione di un documento presentato dal gruppo PD con il quale si chiede la revoca della direttiva, emessa a marzo 2011 dalla Presidenza del XX Municipio, sulla base della quale sono stati poi concessi e realizzati i due allargamenti dei marciapiedi in via Flaminia, pochi metri dopo piazza Ponte Milvio, battezzati ormai dalla stampa come “fai-da-te” in quanto effettuati da soggetti privati.

Ma prima del dibattito due vivaci interventi dall’area del pubblico hanno dato il via alla giornata.

Per prima ha preso la parola Giovanna Marchese Bellaroto, presidente di AssoCommercio Roma Nord, associazione di categoria che rappresenta un bel numero di operatori commerciali fra Ponte Milvio e Vigna Clara, che nel fare riferimento alle azioni intraprese dinanzi al TAR per far annullare la direttiva e relativi effetti indotti, ha dichiarato: “non ci fermeremo davanti a nulla, quella disposizione è errata, lo confermano gli atti di cui siamo entrati in possesso, lo confermano i pareri negativi espressi dal VII Dipartimento Capitolino e dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali, lo dimostra il fatto che nuove richieste di allargamento dei marciapiedi sono state negate dal Municipio perché avrebbero sottratto posti auto.”

“E allora perché i primi due si e gli altri no? Ciò significa – ha aggiunto – che anche i primi due non hanno motivo di essere, con l’effetto che creano danno alla viabilità locale e favoriscono oltre modo l’attività di somministrazione con tutto ciò che comporta in termini di sicurezza e di disturbo alla quiete dei residenti di via Flaminia. Quando l’aula fra poco voterà chiedo che lo faccia per appello nominale, così tutti i cittadini potranno sapere quali sono i consiglieri che supportano queste scelte errate e discriminatorie!”

E le ha fatto eco Bruno Rosi, portavoce del comitato Abitare Ponte Milvio, chiedendo non solo la revoca della direttiva ma anche il ripristino dello stato ante quo. “Quei due strapontini di cemento devono essere rimossi, vogliamo soluzioni organiche per il territorio – ha dichiarato – non decisioni episodiche basate sul nulla e prive di una visione strutturata dell’urbanistica del quartiere”.

Ad ambedue, abbastanza piccato, ha ribattuto il presidente Giacomini. “La mia direttiva non aggiunge e non toglie nulla alla delibera capitolina che disciplina la materia – ha sostenuto davanti al pubblico rumoreggiante – se la Polizia Municipale inizialmente ha dato il suo ok io non avevo motivo di oppormi. Ma dico di più – ha aggiunto brandendo alcuni fogli – uno dei due operatori, il primo partendo da Piazza Ponte Milvio, ha realizzato l’opera e successivo manufatto in modo del tutto irregolare tant’è che a suo carico è stato emesso un provvedimento di rimozione”.

Con ancora qualche scaramuccia verbale si è poi aperto il dibattito ed il consigliere PD Alessandro Cozza ha illustrato la proposta del suo partito.

La richiesta di revoca della direttiva prende le mosse dal fatto che la stessa prevede la possibilità che gli allargamenti vengano fatti “su basi cementizie” (come poi è accaduto), soluzione invece non prevista dalla delibera capitolina che parla di “pedane mobili”. Ma non solo, quest’ultima prescrive che tali soluzioni possono essere adottate solo in aree pedonalizzate o soggette a limitazioni del traffico, cosa che non è certo per via Flaminia, dove le uniche limitazioni vengono adottate solo d’estate per effetto della ZTL e solo di venerdì e sabato.

“Ed infine – ha dichiarato Cozza – come non prendere atto del fatto che nello scorso marzo, nell’analizzare una nuova analoga richiesta, il VII Dipartimento , l’Ufficio Tecnico municipale ed il XX Gruppo di Polizia Municipale hanno espresso parere negativo per motivi di viabilità e di urbanistica. Se questi motivi sono validi ora non potevano non esserlo allora, ed è per questo che chiediamo di votare la revoca (ndr: poi mutata in modifica con un auto-emendamento) della direttiva Giacomini”.

Altri consiglieri prendevano la parola, ma nel frattempo i banchi della maggioranza cominciavano a sguarnirsi fino a restare semi vuoti. Ed è così che – interrotto il dibattito e fatto l’appello – ci si è resi conto che i cinque PdL rimasti più i sei dell’opposizione (cinque PD ed Antonini del Gruppo Misto) non erano sufficienti a garantire il numero legale.

Quale che sia il motivo che ha spinto gran parte del PdL ad abbandonare l’aula non si è capito mentre è certo un fatto: quei marciapiedi sono proprio scivolosi.

Già a dicembre 2011, infatti, il PdL era scivolato sullo stesso argomento facendo mancare il numero legale (leggi qui) per poi tornare a discuterlo a distanza di una settimana, il 22, con un acceso dibattito tenuto in seconda convocazione (clicca qui).

E quindi anche quello di oggi è stato sì uno scivolone, ma di breve durata ed efficacia.
La seduta è stata infatti subito rinviata a mercoledì 6 giugno con la formula della “seconda convocazione”, vale a dire che basterà la presenza di soli 9 consiglieri su 25 per renderla valida e saranno sufficienti i voti della maggioranza dei presenti per approvare o respingere la richiesta di modifica della “direttiva Giacomini”.

Claudio Cafasso
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1 commento

  1. Perchè parlare di scivolata?

    La scivolata, infatti, è una circostanza casuale, che ci coglie alla sprovvista, senza coinvolgere la nostra volontà, anzi ci prende a tradimento.

    Viceversa, mi sembra che in modo particolare le decisioni comportamentali assunte relativamente al punto specifico del quale si tratta (marciapiedi-fai-da-te), rispondano pienamente a volontà consapevoli e le manifestino nella loro univoca natura.

    Semplicemente, temo, si tratta di un’ennesima dimostrazione di cattiva amministrazione, di scarsa se non nulla considerazione per i cittadini, di difesa di privilegi, vorrei dire di mancanza di responsabilità nei confronti della “res publica”.

    Mi si obietterà che il danno è minimo, che il punto all’o.d.g. verrà trattato già domani mercoledì 6 giugno, per di più votato con la formula della “seconda convocazione”.

    No, non è così, il vulnus rimane e proietta la sua ombra sullo scontato esito della votazione di domani.
    Se si presentano all’ordine del giorno, infatti, questioni di chiara emergenza – e tutto ciò che contribuisce al degrado non oltre tollerabile dell’area di Ponte Milvio costituisce emergenza – queste vanno affrontate e risolte, senza inutili perdite di tempo, senza teatrini desolanti.

    Ripeto quanto ho scritto nel commento all’articolo relativo all’intervento dei Carabinieri e alla conseguente sospensione della licenza di uno degli innumerevoli locali di via Flaminia: gli strumenti ci sarebbero e si chiamano “buona amministrazione”.

    Molto semplicemente, la maggioranza che, ahimè, governa nel XX° – e mi limito al Municipio, per carità di patria non estendo il commento al Comune – non svolge “buona amministrazione.
    Punto.

    Il fatto è che i comportamenti di cui quelli di ieri sono emblematici non fanno altro che aggravare la situazione e accrescono la separazione e la frattura con la cittadinanza.

    Ma non c’è da meravigliarsi più di tanto.
    Si aggiungono tessere di uno stesso mosaico, quello al quale appartiene, per esempio, la devastante decisione relativa alla realizzazione dell’”utilissimo” centro commerciale di Due Ponti, contrabbandato come riqualificazione di una stazione già ristrutturata.
    Tanto per citarne una, vicina in ordine di tempo.

    Senza poi nulla dire sulle modalità di svolgimento della scenetta di abbandono “liquido” della sala consigliare da parte dei membri della maggioranza (Presidente in testa, lo stesso che già dichiara la sua ri-candidatura), per fare mancare il numero legale.
    Spettacolo, ripeto, desolante, proprio perchè da pienamente la misura dell’attenzione e del rispetto che questi “cittadini rappresentanti” nutrono verso di noi “cittadini rappresentati”.
    E della responsabilità con cui svolgono il loro delicatissimo compito di amministratori super partes.

    Termino qui parafrasando Cicerone e chiedendomi “fino a quando abuseranno della nostra pazienza?”

    Non c’è che aspettare pazientemente la vera “scivolata”.

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