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Cassia – L’INRCA rischia la chiusura

Rischia la chiusura la sede romana di via Cassia 1167 dell’Inrca, l’istituto Nazionale di Ricovero e Cura per gli Anziani, un istituto pubblico – la cui sede legale è ad Ancona ed è a tutti gli effetti “istituto di ricovero e cura a carattere scientifico a rilevanza nazionale” – nel quale, al di là del nome, tutti possono ottenere le stesse prestazioni che si effettuano negli ospedali romani.  Si tratta infatti di una struttura sanitaria che offre la propria attività ambulatoriale di tutto rispetto all’intero versante di Roma Nord.

Alla base del rischio chiusura problemi legati ai vincoli di bilancio della spesa sanitaria. Ma anche una situazione di collasso finanziario dovuto al mancato riconoscimento da parte della Regione Lazio delle remunerazioni dovute per le prestazioni sanitarie effettuate negli anni passati. Un debito che la Regione, commissariata nell’ambito della Sanità, non vuole riconoscere perchè derivante da prestazioni sanitarie non ritenute equiparabili a ricoveri appropriati e/o congrui. Stando a AgenParl, l’Agenzia Stampa Parlamentare, tra gli addetti ai lavori si vocifera che si tratta di una cifra intorno ai 9 milioni di euro. Una parte del debito della Regione Lazio è stato assorbito dalla regione Marche, ma evidentemente si è giunti ad una punto di non ritorno. Da Ancona non ne vogliono più sapere di accollarsi altre passività di bilancio.

Auspicabile a questo punto – denuncia il personale dell’Inrca – una soluzione trasversale che impegni le regioni Marche e Lazio, ed i rispettivi responsabili, il Prof. Giuseppe Zuccatelli, direttore generale dell’Inrca nonchè presidente dell’Age.na.s, Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali ed il Prof. Roberto Bernabei, membro del Consiglio di Indirizzo e Verifica in rappresentanza della regione Lazio.

L’art.2 comma 7 precisa infatti, che “Le sedi periferiche dell’Inrca operano nel rispetto della programmazione e della normativa sanitaria delle Regioni territorialmente competenti” ma la linee strategiche e di indirizzo dell’attività dell’Inrca – si legge nell’art.4 – sono determinate dal Consiglio di Indirizzo e Verifica la cui maggioranza dei componenti è composta da membri designati dal consiglio regionale delle Marche il quale nomina anche il direttore generale”.

Punta il dito su una certa indifferenza, da parte delle istituzioni, nel cercare di trovare una soluzione, Giovanni Branca, infermiere professionale dell’Inrca e Segretario Aziendale Nursind.
“Nonostante le varie proposte formulate e presentate attraverso le OOSS – riferisce all’AgenParl – e nonostante si continui a fornire costantemente servizi di qualità all’utenza con professionalità e impegno costante prosegue lento e inesorabile il clima di ambiguità e di silenzio da parte delle istituzioni. Il personale della struttura sono mesi che avanza proposte e chiede notizie certe sul futuro della nostra sede, desidera semplicemente chiarezza e trasparenza ed un maggiore impegno per evitarne la chiusura se non altro per rispetto nei propri confronti ma soprattutto per rispetto nei confronti di tutti coloro ai quali verrà a mancare un importantissimo punto di riferimento per proseguire un percorso di prevenzione e cura delle problematiche cardiologiche geriatriche oncologiche ed endocrinologiche”.

“La nostra proposta è quello di stringere dei rapporti seri con l’ospedale Sant’Andrea, abbiamo già con loro delle convenzioni, alcuni studenti e specializzandi del Sant’Andrea vengono qui, abbiamo quindi già un buon rapporto e si potrebbe delineare una sinergia che preveda uno scambio di personale per un migliore utilizzo delle risorse”, spiega all’AgenParl, Sergio Mariani, tecnico sanitario di laboratorio dell’Inrca di Roma e rappresentante sindacale della Cgil evidenziando i propositi avanzati dal personale medico e paramedico per trovare una soluzione ottimale che riesca a contemperare esigenze di bilancio e salvaguardia di posti di lavoro ed assistenza sanitaria territoriale.

Una proposta già avanzata in tempi non sospetti ma “pare che non ci sia da parte degli amministratori dell’Inrca – fa notare Sergio Mariani – questa volontà di fare dei colloqui seri e costruttivi con i responsabili del Sant’Andrea e forse questa è la chiave di lettura di quello che hanno scritto i lavoratori (amministratori=vergogna n.d.r.) che appare sullo striscione appeso fuori dai cancelli. E’ ovvio, infatti che, in caso di un’eventuale chiusura o spostamento di questo presidio ospedaliero a Tor Vergata, che si trova molto distante da qui, ci saranno problemi di natura logistica per tutto il personale che opera da anni in questa struttura oltre che una lacuna sanitaria per la vasta area di Roma nord”.

Nel frattempo la crisi dell’Inrca è stata oggetto di un’interrogazione presentata da Luigi Nieri, consigliere SEL della Regione Lazio, al presidente Renata Polverini. Ed il personale dell’Inrca di Roma vuole indire a breve un’assemblea pubblica per salvaguardare l’esperienza di una struttura da sempre fiore all’occhiello delle malattie del metabolismo e nel campo della geriatria.
Ma non solo, è anche un fiore all’occhiello del territorio di Roma Nord, come VignaClaraBlog.it ha avuto modo di illustrare in un servizio di qualche mese fa (leggi qui).

Fabrizio Azzali

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5 COMMENTI

  1. E’ davvero sempre più umiliante la situazione sanitaria nella regione lazio….si potrebbe chiedere all’onorevole ex magistrato Antonio Di Pietro, che ha fatto pubblicare,a sue spese certo, sull’eco di Bergamo, i suoi complimenti per l’ottimo lavoro svolto dalla equipe degli Ospedali Riuniti di Bergamo che prontamente e con professionalità lo hanno curato ottimamente…. Tanto di cappello ai medici e paramedici TUTTI, non solo quelli della struttura presso la quale il nostro Di Pietro è stato curato, anche al policlinico Umberto I, o al Sant’Andrea ci sono professionisti (medici e paramedici infermieri e portantini) che lavorano ottimamente con professionalità e dedizione, ma in condizioni a dir poco da ospedale da campo! Caro onorevole, lei è entrato in quel pronto soccorso come signor Di Pietro (e si legga signor pincopallino?) o come onorevole ex magistrato salito alla ribalta per mani pulite….Caro onorevole, sono estremamente contenta per la sua salute, che va migliorando grazie al buonissimo lavoro di quelli che, lo ribadisco, sono certamente ottimi eccellenti professionisti, ma un minimo di vergogna l’ha provata, pensando che invece una signora X è stata tenuta a un pronto soccorso di un nosocomio romano legata in barella svariati giorni in attesa di un letto dove poter cercare di riprendersi e dove poter essere DIGNITOSAMENTE CURATA (e non si dica che comunque i familiari hanno ringraziato per il lavoro fatto dai medici perchè ripeto i medici italiani, quelli che vivono questa trincea, sono molto più dei professorotti incravattati che si prendono 500 euro a visita solo per il nome magari ereditato da nonno o papà!).
    Caro onorevole Di Pietro, sentire ieri sera la notizia che la riguardava, e leggere l’articolo sull’INRCA, provo solo tanta umiliazione, che voi onorevoli continuate imperterriti a sputare sul popolo italiano, quello che state spremendo fino all’osso, e che probabilmente si ritroverà a giacere su una barella di un pronto soccorso di chissà quale città o paese d’Italia, e solamente perchè, al triage, non sarà scritto “bianco, tot anni, Antonio di Pietro onorevole ex magistrato” ma si troverà scritto “biano, tot anni, cipputi qualunque per cui, una barella va più che bene… anzi, se il codice è verde o giallo, anche una sedia può bastare !!!!

  2. Roma nord è sempre più penalizzata (vedi traffico inaccettabile sulla Cassia e mezzi di trasporto insufficienti), e anche la chiusura INRCA rientra in questo triste quadro di servizi carenti per cittadini di seconda( o terza) classe( che pagano le tasse come quelli dei Municipi più fortunati).Giusi

  3. Una struttura estremamente valida dal punto di vista professionale, organizzativo e umano. Folle lasciar chiudere una struttura così. Senza parole….

  4. Possibile che le forze politiche della xx circoscrizione non sappiano farsi valere e mantenere aperta una struttura cosi valida ? Ma hai cittadini chi ci pensa? E i lavoratori che fine faranno?
    Vergogna tutti a casa dovreste andare………………………………………

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