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Prima Porta, tutte le contraddizioni della periferia romana

Prima Porta è uno dei tanti satelliti che circondano il pianeta Roma ma a differenza di altre zone o borgate ha al suo interno alcuni siti di interesse archeologico e una “memoria storica” che si è creata nel corso degli anni. A nord della città e a ridosso del fiume Tevere, Prima Porta non nasce come quartiere dormitorio perchè il suo sviluppo è legato alla trasformazione dell’area da zona agricola a zona semi-industriale con l’apertura delle grandi fornaci di laterizi sulla Via Flaminia e la realizzazione dieci anni dopo della diga di Castel Giubileo.

Il borgo, inizialmente costituito da casali e case rurali, a partire dagli anni ’30 si è andato lentamente trasformando fino agli anni del boom economico quando si è cominciato a costruire autonomamente e al di fuori dei piani regolatori.
Tra i tanti villini e le piccole abitazioni realizzate con fatica dagli operai che lavoravano alla fornace sorgono oggi palazzi e condomini che contribuiscono ad aumentare il disordine urbanistico.

Eppure accanto ad abitazioni ed edifici moderni è facile imbattersi in manufatti architettonici di rilevante interesse come la piccola chiesetta di San Lorenzo de Obra eretta all’inizio del XII secolo; appoggiata in origine ad un antico arco romano oggi la parte posteriore è stata demolita e al suo posto e stata costruita una brutta chiesa in cemento titolata ai Santi Lorenzo e Urbano.

A Prima Porta siamo arrivati percorrendo la Via Flaminia e attraversando le gallerie in direzione di Terni; sullo stato di queste gallerie già nel passato avevamo documentato quale era la condizione di abbandono e l’assenza di sicurezza dovuta alla presenza di cataste di vecchi pneumatici.

Anche se ci sono stati degli interventi di pulizia la situazione non è certo migliorata perché le piazzole di sosta all’interno delle gallerie continuano ad essere usate per scaricare materiali di ogni genere.
Complice l’assenza di illuminazione gli slarghi sono ingombri di rifiuti e vecchi elettrodomestici oltre a cataste di vegetazione proveniente evidentemente dalla manutenzione di parchi e giardini.

Si tratta di una gravissima situazione di degrado perché in caso di incendio la presenza di questi materiali provocherebbe fumi tossici in grado di saturare rapidamente le volte delle gallerie; eppure per scongiurare questi atti di inciviltà basterebbe una illuminazione più efficiente e la presenza di una telecamera indirizzata nel senso di marcia.

Lasciate le gallerie siamo tornati indietro sulla Flaminia costeggiando il Cimitero Flaminio più noto come “Cimitero di Prima Porta”; lungo la strada non ci sono piazzole eppure la situazione di degrado è simile a quella documentata nel sottosuolo.

Lungo i bordi della consolare per centinaia di metri c’è una vera e propria discarica costituita da cartoni e fogli di plastica utilizzati per il trasporto dei fiori.
A quanto pare sembra essere prassi comune disfarsi degli ingombranti contenitori gettandoli al di là della strada e questo nonostante la presenza di numerosi cassonetti.

Un lungo nastro di cartone, cellophane e rifiuti marca la consolare tra l’indifferenza di tutti: evidentemente gli affari d’oro non contemplano la raccolta e lo smaltimento di rifiuti.

Lasciata la Flaminia siamo scesi lungo la Via Villa di Livia finalmente riaperta dopo 14 mesi; scomparse le barriere di cemento ora è possibile entrare a Prima Porta anche da questo lato.
La strada, che costeggia i resti della villa, si incrocia con Via della Giustiniana e porta alla piazza che è il fulcro di questa frazione che ha una superficie di 60 kmq e una popolazione di oltre 15.000 abitanti.

E’ in questa piazza dal parcheggio impossibile che confluiscono oltre alle numerose arterie stradali anche le contraddizioni più stridenti; oltre alla bella chiesetta e al romantico fontanile, sul piazzale in asfalto, capolinea dei bus, affaccia la grande lastra di marmo di Pio X.

Ci siamo fermati a parlare con gli esercenti di alcuni esercizi commerciali che al solito lamentano l’intenso traffico, la presenza dei bus ma in compenso giudicano la zona sufficientemente tranquilla.

Se ci si sposta di qualche centinaio di metri si arriva alla stazione ferroviaria dove la situazione sembra essere molto più difficile: colpa, a dire di alcuni residenti, della massiccia presenza di extra-comunitari e di rom.

Eppure nelle parole dei residenti non abbiamo trovato nessun accenno di razzismo o di intemperanza: lamentano solo la sporcizia e il degrado conseguente alla presenza di insediamenti abusivi.

E in effetti l’area della stazione sembra essere il crocevia del degrado; nonostante i lavori per la pulizia delle sponde dei fossi e quelli per “l’efficientamento” della linea ferroviaria (che sarebbero dovuti terminare nel 2010) la zona si presenta sporca e trasandata.

L’edificio della stazione è imbrattato come sono imbrattate le carrozze ferroviarie che lentamente scavalcano il ponte in acciaio e cemento: sembrano provenire direttamente dal Bronx.

Se si percorre il dedalo di viuzze e i canneti che costeggiano il fosso è possibile individuare cumuli di rifiuti e baracche costruite nei luoghi più impensabili.

I residenti ci dicono che sono tanti gli sbandati che vivono sulle rive del Tevere e tra le canne e che utilizzano la stazione per raggiungere Roma; in effetti lungo i marciapiedi e alle fermate dei bus c’è una consistente presenza di slavi ed extracomunitari nella loro inconfondibile divisa: tuta ginnica, vecchio giaccone e tascapane a tracolla.

Ma poi basta svoltare un angolo e procedere in direzione della Veientana per ritrovarsi tra piacevoli villini e un ordinato Centro Culturale e Centro Anziani. Insomma tutte le solite contraddizioni della periferia romana.

Francesco Gargaglia
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5 COMMENTI

  1. Vi ringrazio di aver dato voce alla mia e-mail. Sono anni che inoltro segnalazioni ai vari organi competenti, ma solo in parte ho ricevuto delle risposte. Spero che si arrivi ad una risposta concreta e tempestiva, a nome di tutti gli utenti che utlizzano giorno per giorno le gallerie in entrambi i sensi di marcia. Chi sbaglia e chi sporca deve pagare, ma non con la vita degli altri. Grazie

  2. Mi fa piacere leggere questo articolo, infatti la situazione che si è venuta a formare dalle parti del cimitero è indecente. Una mattina sono stata costretta a chiamare la polizia del XX gruppo, in quanto nella nottata, sotto le gallerie, era stata abbandonata la scocca di un’autovettura. In questi giorni mi sono accorta che hanno lasciato un motociclo. Ho fatto presente della necessità delle telecamere, anche come semplice deterrente, ma finora nessuno ha preso provvedimenti; l’unico cambiamento che si è verificato negli ultimi anni è stato l’installazione del cartello divieto di discarica. Inoltre, altra nota dolente, le piazzole vengono anche usate come vespasiani. Spero che qualcuno si metta la mano sulla coscenza e provveda a mettere fine a questo scempio.

  3. Come vespasiano, è usato anche il Monumento ai Caduti di Prima Porta – in Piazza Saxa Rubra. L’AMA è in possesso delle chiavi del cancelletto…. il retro è competenza delle “Belle Arti”. Bene, nessuno interviene per un minimo di pulizia…. Puzza di urina e feci!!!! In attesa dei mezzi pubblici, al Capolinea 035.

  4. io sono arrabbiatissima perchè ci sono persone che sporcano , lasciano bottiglie ovunque, sacchetti della spazzatura…… . Perchè non organizzare una domenica dove puliamo prima porta …togliamo le bottiglie …… diamo il buon esempio a tutti!!!!!
    Si dai facciamolo, se vogliamo che le cose cambino siamo noi che dobbiamo cambiare per primi !!!!

  5. e’ possibile che nessuno fa niente per le luci che non sia accendono all’illuminazione pubblica a prima porta nella rampa di accesso a via del viadotto giubileo del 2000 direzione roma (la rampa per capirci che serve all’immissione per roma da piazza saxa rubra 3 anni che non funzionano ) e poi perche non ci sono piu i giochi nel parco villa di livia ….. eppure una volta c’erano……. grazie

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