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Comitato via Gradoli e Giorgio Ciardi ai ferri corti

Dal Comitato per via Gradoli, insoddisfatto per come alcuni organi di stampa locali hanno trattato l’evento, riceviamo e pubblichiamo questa nota che, nelle intenzioni, vuole fare chiarezza su come effettivamente si è svolta, mercoledì 19 ottobre, la conferenza dal titolo “Sicurezza sul territorio” tenutasi presso la parrocchia Sant’Andrea in via Cassia ed alla quale, tra gli altri, erano presenti il Presidente del XX Municipio, Gianni Giacomini, il delegato del Sindaco alla sicurezza, Giorgio Ciardi, il consigliere del XX Municipio Giuseppe Calendino.

Il Comitato esordisce sottolineando che invece “non hanno partecipato il Comandante del XX Gruppo di Polizia di Roma Capitale, il Comandante della stazione dei Carabinieri, il Dirigente del Commissariato Flaminio ed il Questore.”

“Il Presidente Giacomini – continua la nota – ha illustrato le ultime novità in materia di viabilità del Municipio, mentre il consigliere Calendino ha invitato il delegato del Sindaco a emettere nei confronti del Dirigente del commissariato una nota volta a stigmatizzarne l’assenza.
Dal canto suo, il Comitato ha innanzitutto ricordato al delegato Ciardi il mancato adempimento della promessa da lui stesso pronunciata, proprio in quei luoghi, il 14 ottobre 2010, circa l’emissione entro il successivo dicembre di ulteriori ordinanze di sgombero. Inoltre, richiamando l’incendio e la deflagrazione avvenuti in Via Gradoli nel 2009, è stato evidenziato il gravissimo pericolo che ancora oggi incombe nella via a causa delle centinaia di bombole GPL presenti nei piani interrati situate anche nei pressi di una scuola.”

“Il delegato – sottolinea la nota – dopo aver accusato il Comitato di fare demagogia, ha dichiarato che, per responsabilità esclusiva dell’ASL RME, allo stato degli atti non è prevista l’emanazione di alcuna misura”  al che “il Comitato con fermezza ha ribadito l’inderogabile necessità di adottare ogni possibile misura per ripristinare nella via la legalità e per contrastare l’abusivismo edilizio e l’illegale sfruttamento economico delle cantine, preannunciando nuove attività volte a sollecitare l’emissione delle necessarie misure amministrative.”

Fin qui la versione dei fatti del Comitato per via Gradoli che, con l’occasione, approfitta della nota per ringraziare e salutare  “il vicequestore dott. Domenico Sannino, già dirigente del commissariato “Flaminio Nuovo”, per l’impegno speso e per l’insostituibile supporto concesso agli altri Uffici della P.A. nell’attività di verifica e di controllo in Via Gradoli, e gli porge affettuosi auguri per il nuovo incarico.”

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7 COMMENTI

  1. Il settimanale “Zona” sul numero apparso venerdì 28 ottobre 2011, ha pubblicato un resoconto a firma di Lucia Magliocco; in detto articolo si omette la circostanza dell’assenza del Comandante del XX Gruppo di Polizia di Roma Capitale (sostituito da un delegato), il Comandante della stazione dei Carabinieri, il Dirigente del Commissariato Flaminio ed il Questore.
    Inoltre l’omissione ha riguardato anche le gravi dichiarazioni del consigliere municipale Giuseppe Calendino e, soprattutto, le puntuali e serrate contestazioni che alcuni membri del Comitato, tra i numerosi residenti della via presenti alla conferenza, hanno rivolto a Giorgio Ciardi, delegato del Sindaco alla sicurezza.

    Come noto, l’informazione, oltre che libera, deve essere veritiera; più precisamente, il cittadino ha il diritto di ricevere non solo informazioni vere, ma anche opinioni corrette.
    In proposito, l’art. 2 della legge 3 febbraio 1963, n. 69, impone al giornalista l’obbligo inderogabile di rispettare la verità sostanziale dei fatti, in applicazione dei canoni della lealtà e della buona fede; inoltre questi non deve omettere fatti o dettagli essenziali alla completa ricostruzione dell’avvenimento.
    In caso contrario il giornalista ha il dovere di rettificare le notizie che risultino inesatte e di porre riparo agli eventuali errori, oltre a consentire la possibilità di replica al fine di non incorrere in una grave violazione del codice deontologico.

    L’omesso riscontro dei fatti sopra indicati ha indotto una falsa e ampiamente distorta rappresentazione della realtà fattuale.
    Il Comitato ha pertanto invitato la redazione di “Zona” a rettificare l’articolo secondo verità.
    In mancanza, sarà adito il competente ordine professionale affinché adotti le opportune misure.

  2. Nel merito, la linea attualmente tenuta dal Comune prevede l’adozione di una ordinanza di sgombero delle persone dai locali fuori legge ai sensi dell’art. 222 T.U.P.S.
    Tale provvedimento presuppone una serie di atti preordinati, tra cui il parere vincolante dell’ASL RME; quest’ultima, per una serie di ragioni, non ha alcuna intenzione di emettere parere positivo.
    Sembrerebbe che si sia entrati in un cd. “cul de sac”. Se l’ASL non emette il Comune ha le mani legate.
    Questo è ciò che si vuole far credere, ma in realtà così non è!
    Ma questa è un’altra storia che deve ancora dipanarsi e che dovrà essere ancora raccontata….

    In ogni caso, il Comitato ha sempre rilevato come non sia interessato allo sgombero delle persone, ma piuttosto alla demolizione completa degli impianti tecnologici (acqua, wc, cucine, impianti elettrici) che consentono la locazione ad uso abitativo delle cantine.
    Questa è la soluzione definitiva e finale che persegue il Comitato sin dalla sua nascita.
    Questo è ciò che chiediamo e che chiederemo nel futuro.
    Noi vogliamo e pretendiamo una sola cosa: il rispetto della legge!
    Perché, sarà pure lapalissiano, ma è semplice verità, le cantine non sono case.

  3. Solo una rettifica ai riferimenti normativi citati dal presidente del comitato:
    trattasi dell’art. 222 del T.U.L.S. (Testo Unico Leggi Sanitarie) e non T.U.P.S.
    Grazie

  4. Forse se in futuro verranno messe delle sanzioni pesantissime nei confronti di amministratori, politici, responsabili di istituzioni pubbliche, si riusciranno a vedere dei risultati. Nel privato se un amministratore non fa il suo dovere viene immediatamente mandato via, invece questi personaggi pubblici stanno sempre lì, incollati al loro posto, talvolta superbi ed arroganti al punto di non rispondere alle giuste osservazioni fatte dai cittadini, stanno in silenzio.
    Poi quando viene il momento delle elezioni tutto ad un tratto riacquistano la parola, si ricordano che i cittadini esistono,sanno come e dove raggiungerli, si ricordano indirizzi, email, telefoni, diventano improvvisamente attenti e premurosi.
    Noi del Comitato ci ricorderemo di chi si è impegnato per i residenti e chi ha fatto solo chiacchere sterili, ed a quel punto spero che questi “signori” ricevano tutto quello che hanno seminato. Appuntamento alle elezioni !

  5. Anche noi del Comitato, che numerosi abbiamo partecipato alla conferenza, abbiamo notato che sulla stampa locale non si fa alcun riferimento ai numerosi interventi dei cittadini che hanno segnalato gravi problemi di sicurezza persistenti nel quartiere nonostante le nostre ripetute segnlazioni a tutte le autorità interessate. Si tratta in particolare della zona di Largo Sperlonga, via Stasi, via Biroli, via Sinisi. Inoltre un gruppo di cittadini ha denunciato l’apertura, 24 ore su 24, di un pornoshop al nm. 196 di via Due Ponti, zona al confine con quella precedente già convolta nel fenomeno della prostituzione. Viene da noi inoltre segnalato, al presidente della Commissione Lavori Pubblici Quarzo, l’estrema pericolosità dell’incrocio tra via Della Crescenza, via Oriolo Romano, via Due Ponti e la mancanza di segnaletica adeguata nella rotatoria tra via di Grottarossa e la Strada di Fondovalle.
    Sarebbe utile per i cittadini che la stampa locale fosse più attenta alle molteplici richieste che gli abitanti della zona rivolgono alle autorità.

  6. Gentile Daniela,
    bisogna dare atto alla direzione dell’ASL RME e al XIV° dip.to del Comune preposto alla tutela della salute di aver accolto l’invito di chiarimenti rivolto loro.

    Altrettanto non si può dire per altri Uffici del Comune e per il Vicecapo di gabinetto del Sindaco, i quali hanno completamente ignorato la richiesta di un incontro.

    Il Comitato sta esaminando la disciplina in materia di illeciti edilizi; tra gli altri, l’obiettivo è quello di depositare circostanziate denunce presso la Procura della Repubblica per omissioni di atti d’ufficio e per altri reati che il P.M. vorrà rinvenire.

    Così come sotto altri versi è avvenuto in ambito del Municipio, verrà il momento in cui anche l’Amministrazione Centrale sarà costretta ad adottare tutte le misure del caso onde evitare responsabilità personali (penali e patrimoniali) dei destinatari delle istanze.

    Resti “in ascolto” su VCB

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