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Tiberina – Alemanno e il sindaco di Bucarest al campo nomadi Roman River

Sulla Tiberina, nei pressi di Prima Porta, nella mattina di giovedì 16 giugno Gianni Alemanno ha accompagnato il primo cittadino di Bucarest, Sorin Oprescu, al campo nomadi Roman River per mostragli uno dei campi attrezzati della Capitale. Nell’insediamento, un ex campeggio sulle rive del Tevere, risiedono attualmente circa 500 Rom. “Abbiamo voluto mostrare un campo autorizzato al sindaco Opescu, gli ho spiegato che a Roma non ci sono solo gli insediamenti regolari, ma anche quelli abusivi, dove la situazione è profondamente diversa” ha detto Alemanno.

Accompagnati dall’assessore alle Politiche sociali Sveva Belviso, dal delegato per la sicurezza Giorgio Ciardi, e dal presidente del XX Municipio, Gianni Giacomini, i due sindaci hanno visitato passo passo l’ex campeggio fermandosi ad ascoltare i residenti, compresi alcuni che si sono lamentati delle case troppo piccole per le famiglie e l’assenza di spazi dove far giocare i bambini. Ma il problema più grande, secondo altri, è l’acqua.

A far rientrare le proteste ci ha pensato il sindaco Oprescu spiegando ai romeni “che il sindaco Alemanno si dà da fare moltissimo per offrire loro condizioni civili di vita e che la sola risposta corretta è rispettare la comunità italiana e integrarsi. Qui ci sono condizioni molto più civili che nelle zone non autorizzate di Bucarest” ha aggiunto Sorin Oprescu invitando i presenti a “mettersi in regola e trovare lavoro, perchè quando chiedi l’elemosina non risolvi il problema”.

A margine dell’incontro, a chi gli chiedeva conto dei ritardi sull’applicazione del Piano Nomadi della capitale, Alemanno, nel ricordare che ci sono già stati più di 150 sgomberi di campi abusivi, ha dichiarato: “Il piano nomadi ha subito dei rallentamenti. L’obiettivo resta però quello di completarlo entro la fine dell’anno. Dall’inizio del programma degli sgomberi – ha sottolineato – il numero dei rom in città è diminuito, perché alcuni di loro hanno deciso di andare via”.

E per quanto attiene al campo attrezzato de La Barbuta, dove pare che saranno destinati gli ultimi nomadi ancora residenti in via del Baiardo, a Tor di Quinto, il sindaco ha spiegato che “Ci sono stati problemi di organizzazione, per difficoltà legate a rilievi archeologici e bonifiche. Quando quel campo sarà pronto, inizieremo a sgomberare tutti gli accampamenti tollerati”, fra i quali appunto quello di via del Baiardo.

E non sono mancate le polemiche. Numerosi residenti della via Tiberina hanno inscenato una protesta lamentando la situazione di degrado e di illegalità derivata secondo loro dalla presenza dei Rom ed hanno chiesto l’immediata chiusura del campo ed il trasferimento altrove dei 500 occupanti.

Sul tema, Gianni Giacomini, presidente del XX Municipio,ha dichiarato: ” E’ evidente che qui la convivenza con i residenti è difficile” dopo di che ha ipotizzato il trasferimento del campo in uno dei siti sequestrati a Roma alle mafie, argomento del quale si è parlato non troppo tempo fa in un convegno organizzato da Gioventù Attiva (leggi qui).
“Sono 19 i terreni sequestrati alle mafie nel XX Municipio, tutti lontani dalle abitazioni, in cui sarebbe possibile spostare il campo” ha infatti dichiarato Giacomini impegnandosi a presentare al Sindaco, nei prossimi giorni, la lista dei siti in questione.

Fabrizio Azzali

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3 COMMENTI

  1. Condividiamo il commento di Sergio Gaudio, responsabile del Forum Immigrazione :

    Come mai Alemanno porta il sindaco di Bucarest al Camping River, piuttosto che in qualcuno dei campi abusivi sorti sotto la sua amministrazione come conseguenza di politiche miopi e inefficaci? Non solo il camping river e’ ben oltre la propria capienza, ma altri campi ‘regolari’ mancano dei servizi piu’ elementari anche perche’ il Comune, da tempo, non paga piu’ i gestori’. E’ quanto dichiara Sergio Gaudio, coordinatore del Forum Immigrazione del Pd Roma. ‘Ha un bel dire che il numero dei Rom sia dimunito in citta’- continua Gaudio -, a noi risulta esattamente il contrario, cosi come abbiamo visto con i nostri occhi, che molti dei campi si sono riformati, com’era da aspettarsi, peraltro in condizioni ben peggiori. Cio’ che e’ vero e’ che dei campi che il sindaco aveva promesso in campagna elettorale non v’e’ traccia, le situazioni di disagio permangono e, anzi, peggiorano. Il piano piu’ che rallentato, non ci sembra sia neanche partito, visto che gli unici lavori sono a La Barbuta, dove si e’ fermi per motivi noti, anche in passato: sono partiti sgomberi che hanno provocato le reazioni di tutti’. ‘Del resto ci faccia capire Alemanno, perche’ la cosa ci sembra estremamente grave, ha per caso intenzione di creare un enorme ghetto Rom, mettendo le migliaia dei campi tollerati e irregolari, tutti nel medesimo campo? Sarebbe una prospettiva allarmante e vergognosa’.

  2. Da decenni permane una permanente e difficile mediazione tra comune, municipi, prefettura, comitati di quartiere per decidere dove organizzare i campi autorizzati dove trasferire i Rom che vivono ora in spazi precari e illegali.
    Il tema è delicato e complesso. Da oltre trent’anni si ripetono le stesse parole da parte delle diverse amministrazioni (dal governo nazionale ai municipi) senza riuscire a pianificare strategicamente una soluzione.
    Si è sempre drammatizzata la situazione, si è strumentalizzata anche nell’ultima campagna elettorale, esasperando animi e creando contrapposizioni che non permettono di affrontare il tema in modo razionale e responsabile.
    Il Prefetto di Roma Pecoraro, Commissario Straordinario sull’emergenza Rom, ha chiarito che, nel quadro del nuovo Regolamento sui campi Nomadi, è prevista la costruzione nuovi campi nel territorio del comune di Roma e che solo a lui spetta l’ultima parola sulla scelta delle aree dove collocare i nuovi insediamenti.
    Ora si viene a sapere che questi nuovi campi sono spostati in zone periferiche dove la carenza di servizi (socio sanitari, trasporti, culturali, ecc.) è tale si ripercuote negativamente nella qualità della vita degli abitanti.
    La situazione delle comunità locali della via Tiberina (nel XX° Municipio) dove sorge il Camping River (uno dei luoghi prescelti) è una di queste : manca in tante case l’acqua corrente, le fogne, i trasporti verso il centro della città sono inadeguati.
    “Siamo già sofferenti, non si può fare un campo nomadi dove non ci sono servizi. Abbiamo già molti problemi legati alla sicurezza – ha ricordato tempo fa il presidente del XX Municipio – Giacomini. C’è il parco di Vejo dove ci si nasconde bene, il Tevere che e’ zona di degrado. Io non credo le autorità competenti poi sceglieranno di spostare il campo in questa zona. Sarebbe contraddire cioè che era stato stabilito, ovvero, di mettere i campi laddove ci sono i sufficienti servizi”.
    La maggioranza dei Rom e i Sinti che vivono a Roma non sono nomadi, ma stanziali (sebbene vittime di continui sgomberi) e aspirano ad una soluzione abitativa stabile. Ciò è dimostrato dalle centinaia di famiglie che sono in lista d’attesa nelle graduatorie per l’assegnazione di case popolari. Per giunta 5000 di loro vivono a Roma da più di trenta anni.
    Il Comune di Roma spende da alcuni anni circa 5 milioni di euro l’anno per la gestione di sette campi nomadi. Altri 8 milioni di Euro sono stati stanziati per i nuovi campi. La regione Lazio, la provincia di Roma, il governo nazionale e la Unione Europea stanziano e possono stanziare altre risorse. Perché non impegnare questi milioni di euro, già disponibili, per incrementare o avviare una politica della casa anche per Rom e Sinti nella Capitale, invece di utilizzarli per soluzioni che si sono manifestate fallimentari a tutti i livelli?
    E anche per i semi nomadi e per gli apolidi occorre proporre misure che aiutino a superare l’assistenzialismo e impostare logiche di medio termine, che permettano di riconoscere i diritti di cittadinanza e i diritti economici, sociali e culturali di queste popolazioni.
    Le culture non sono un’entità statica e data per sempre. Le culture si trasformano e si adeguano alle esigenze del tempo. La sfida è proprio quella di riuscire a creare le condizioni di libertà e di non urgenza in cui sia possibile realizzare ciò senza costrizioni umilianti.
    Partire dai bambini e dai giovani. Attivare misure concrete e decisive per la promozione umana dei piccoli, spesso prime vittime degli sgomberi che ne interrompono il faticoso processo di integrazione scolastica. E ai giovani dare lavoro e opportunità di inserimento e inclusione sociale.
    Il rispetto della legalità deve essere una conquista comune che nasce dal dovere dei singoli ma anche dal diritto delle comunità a veder riconosciute le condizioni per poterlo fare . E in questo è fondamentale il ruolo dello stato democratico e delle sue istituzioni.

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