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Morì al S.Pietro dopo 6 interventi: “imperizia dei medici” per consulenti del PM

ospedale san pietro 2

Accadde negli ultimi mesi del 2010. Ricoverato all’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli, sulla Cassia, per una nefrectomia (asportazione di un rene sede di tumore), un uomo di 52 anni morì il 23 settembre dopo 36 giorni di agonia e dopo aver subito sei interventi, cinque dei quali causati da un errore avvenuto in sala operatoria. I familiari presentarono una denuncia alla Procura della Repubblica di Roma che dispose l’ autopsia sul corpo.

Gli avvocati della famiglia, Francesco Lauri e Giovanna Zavota, parlarono subito di “un incredibile errore chirurgico”  (leggi qui) e quanto reso noto ieri, martedì 19 aprile, sembra dar loro ragione.

La morte fu causa della condotta “imperita”dei medici. A questa conclusione sono infatti giunti i consulenti nominati dal Pubblico Ministero che ieri hanno depositato la loro perizia secondo la quale il paziente morì a seguito di un processo necrotico irreversibile, causato dalla chiusura di un’arteria sbagliata.

Nella relazione, resa pubblica sempre nella giornata di ieri, si legge che “si rilevano elementi di censura nella condotta dell’equipe chirurgica che ha sottoposto Virgilio Nazzari – questo il nome del deceduto – a intervento di nefrectomia laparoscopica la quale, per imperizia, ha prodotto la sezione del tronco comune celiaco-mesenterico, e che successivamente non ha correttamente diagnosticato e trattato la complicanza occorsa. La condotta dei sanitari che ebbero in cura il Nazzari – si legge nella perizia – è in rapporto di causalità con l’evento morte”.

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