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Auditorium – Pochi spettatori per i Los Lobos, ma ne valeva la pena!

loslobos.jpgProseguono a ritmo serrato i concerti all’aperto nella cavea dell’Auditorium Parco della Musica: dopo il grande successo dell’Orquestra Buena Vista Social Club (leggi qui), sabato è stata la volta dei Los Lobos. Folk messicano, rock and roll, blues, rhytm & blues, i componenti del gruppo fondato a Los Angeles nel 1973, hanno dato vita ad un performance notevole davanti ad un numero esiguo ma appassionatissimo di spettatori.

A causa di problemi legati al trasporto della strumentazione, lo show inizia con quasi quaranta minuti di ritardo e solo alle 21.38 le luci si spengono e dai microfoni viene annunciato “from East L.A.: the Los Lobos!”. I componenti del gruppo fanno il loro ingresso in scena in modo sommesso e prendono posto su un palco assediato da miriadi di insetti che, attirati dai riflettori, decidono che ronzare intorno ai membri della band è la migliore delle soluzioni possibili. La tribuna è semideserta, il parterre presenta diversi sedili vuoti: il numero dei presenti non supera, stimiamo, le 800 unità.

Si comincia con Come On, Let’s Go!, un pezzo travolgente e pieno di energia, un classico del rock and roll americano della fine degli anni cinquanta, il 45 giri con il quale esordì Ritchie Valens e che ebbe un clamoroso successo nell’estate del 1958 arrivando a vendere mezzo milione di copie. Ritchie, nato da una famiglia povera ed allora appena diciassettenne, aveva davanti a sè una carriera scintillante, ma la sua vita fu stroncata da un incidente aereo il 3 febbraio 1959, ricordato da tutti come il giorno in cui la musica morì, dato che a bordo del velivolo privato che si schiantò in un campo di grano si trovavano, oltre al giovanissimo cantante, Buddy Holly e Big Bopper. Come sapete, la breve vita di Ritchie Valens fu raccontata attraverso il film La Bamba, uscito nel 1987, nella cui colonna sonora i Los Lobos reinterpretano con grande intensità ed efficacia le canzoni di questa stella della musica scomparsa davvero troppo presto, comparendo in otte tracce su dodici.

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E’ sempre un piacere per noi venire in Italia, soprattutto nella vostra bellissima città“, dice il cantante Cesar Rosas prima che il gruppo attacchi la bellissima  Chuco’s Cumbia, primo assaggio di quella sonorità tex-mex che costituisce uno dei molteplici tratti distintivi di questo gruppo attivo ormai da quasi quarant’anni. E’ lo stesso cantante a ricordare i generi “coperti” dalla band: musica tradizionale messicana e americana, rock & roll e blues: “cosa volete?” , chiede Rosas, e qualcuno dal parterre gli urla “rock & roll!“. Ed è rock & roll: limpida, spumeggiante, dalla sonorità fresca ed accattivante arriva la splendida Evangeline per la voce dell’altro cantante David Hidalgo.

E’ il momento di lunghe tirate blues, durante le quali si apprezza la solidità della band, evidenziandosi la chitarra di David Hidalgo e il basso del sorridente e gioiosissimo Conrad Lozano. Il pubblico si diverte molto ed è assai coinvolto. Riconosce i pezzi, fa richieste, applaude con grande calore, mentre Rosas cerca di ricordarsi l’ultima esibizione della band nella città eterna: era forse il 1986? Qualcuno dal parterre grida: “io c’ero!”. Arrivano i travolgenti, incontenibili pezzi tex-mex, tutti cantati dallo stesso Rosas e tra i quali spicca la gemma Volver Volver. Una trascinante I Got Loaded, scatenato rhytm & blues cantato da Hidalgo, precede il momento che tutti aspettano, ossia l’esecuzione de La Bamba. La versione che ascoltiamo al Parco della Musica è davvero incontenibile – i piedi e le mani non possono restar fermi – essendovi altresì incluso Good Lovin’ , il classicissimo dei Rascals del 1966, che fa parte della colonna sonora de Il Grande Freddo e che troviamo anche nel recentissimo dvd che documenta il concerto che Bruce Springsteen e la sua E Street Band hanno tenuto ad Hyde Park lo scorso anno.

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I membri della band invitano, soprattutto le ragazze del parterre, a salire sul palco per ballare, ma gli addetti alla sicurezza dell’auditorium non sono d’accordo e le fanno repentinamente scendere. Una persona viene accompagnata al posto di primo soccorso, ci appare claudicante: forse nella concitazione la caviglia si è storta. Speriamo nulla di serio. La band ringrazia e alle 23.15, dopo un’ora e trentacinque minuti di grande musica, lascia il palco. Il pubblico chiede i bis. Che puntualmente arrivano, c’è n’è ancora per quindici minuti, durante i quali trova posto la richiestissima, ipnotica, ballata notturna Kiko and the Lavender Moon.

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Applausi scroscianti, luci accese, spettatori al limitare del palco: Cesar Rosas e David Hidalgo si avvicinano, stringono mani, ringraziano e si scusano per la mancata danza.

Davvero un ottimo show, questo dei Los Lobos, che per quasi due ore hanno trasformato la cavea dell’auditorium in una fiesta di nozze in stile messicano, in uno di quei banchetti all’aperto dove ci sono le tavolate festose, le lampadine rosse e chiassose e la band di mariachi che suona sul palco, illuminando la notte romana di quella luce sgargiante che sembra vincere il buio ed evocare gli sguardi invitanti, il sorriso aperto, i capelli lunghissimi e neri e le carni appetitose delle ragazze latine.

Giovanni Berti

© riproduzione riservata 

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1 commento

  1. sono uno degli 800 fortunati….era tempo che li aspettavo e finalmente ho potuto cantare a squarciagola e ballare le canzoni che mi anno accompagnato in mille modi,serate di sbornia allegre e festose con la loro grande musica travolgente e passionale,cantare “la pistola y el corazòn sotto al palco con loro che ti stringono la mano e ti invitano a salire non ha prezzo,e allora tutti sul palco pacificamente a ballare ma la sicurezza…serata indimenticabile è tutto vero giovanni ottimo articolo complimenti!!

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