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Ponte Milvio – alla scoperta di Villa Brasini

brasini.jpgIn tanti, in troppi associano la zona di Ponte Milvio solo alla mondanità e agli aperitivi. In realtà questa è una zona decisamente ricca di opere dall’alto valore architettonico che meritano di essere riscoperte oppure conosciute da chi ancora non ne abbia avuto l’opportunità. Parliamo di Villa Brasini.

Villa Brasini, cosiddetta Castello Brasini, è un’eclettica realizzazione di stampo neobarocco che prende il nome dal suo architetto – Armando Brasini – il quale in questa zona ha realizzato anche il “Ponte Flaminio”. Visse a Roma tra 1879 e il 1965 e fu uno degli architetti italiani più noti e attivi nel periodo fascista.

Il suo stile tendente al barocco, volutamente anacronistico, trova accoglienza in una Roma degli anni ’30 dove il gusto estetico imperante era dettato dalle linee nette e squadrate tracciate da Piacentini. Queste sue scelte estetiche decisamente fuori dal tempo lo hanno portato ad essere visto dai critici d’arte come una “anomalia”, un corpo estraneo avulso da una comune fucina culturale che attingeva a piene mani dal “movimento futurista”.

Come si può leggere in diversi trattati di autorevoli studiosi, quest’idea “monumentale” e “megalomane”che Brasini possedeva dell’arte, lo allontanava sicuramente dai razionalisti, “custodi” del gusto architettonico fascista; ma al contempo, lo accomunava alla concezione artistica di Albert Speer, architetto feticcio del Fuhrer e maestro indiscusso della trasposizione iconografica del potere tedesco del Terzo Reich.

Probabilmente Mussolini cercò in Brasini ciò che Hitler cercava in Speer; ossia di riuscire a creare un parallelo tra architettura e politica. Lo scopo era riuscire a traslare dalla pietra alla mente di chi guarda un’idea di magnificenza tale da impressionare. Una sorta di propaganda mediante impatto visivo.
Quello che veniva teorizzato da Speer era il valore evocativo delle rovine, un eredità lasciata dalla Germania al mondo, costituita da architetture che come fu per l’Antica Grecia o per l’Impero Romano, sarebbero state edificate in modo da lasciare ai posteri un retaggio di maestose rovine millenarie.

Tralasciando ora il travagliato rapporto collaborativo fatto d’amore e odio tra Armando Brasini ed il fascismo, soffermiamoci su villa Brasini, situata a poca distanza da Ponte Milvio (per la precisione in via Flaminia 489) che negli anni si è vista affibbiare (vista la forma) il soprannome di “castello” o “castellaccio”.

la villa è in realtà composta da due edifici: villa Flaminia e villa Augusta.

La prima è rivolta dal lato di via Cassia e venne completata nel 1925; la seconda (che trae il nome “Augusta” dalla moglie del Brasini) possiede l’ingresso che affaccia sul versante di Ponte Milvio e venne ultimata più tardi, nel 1933, essendo edificata su un lotto di terreno acquistato in seconda battuta.

L’acquisto di questa nuova porzione di terreno consentì all’architetto di apportare importanti modifiche alla villa originaria, come una sala da pranzo ottagonale e un ninfeo pensile adornato con sculture di Silvio Canevari. Brasini costruisce un edificio dalla struttura assai complessa e articolata che infonde uno spiccato senso di meraviglia nello spettatore il quale viene continuamente spiazzato dalle sofisticate trovate dell’architetto.

Villa Flaminia si sviluppa in maniera tale da regalare un effetto d’ imponenza e sontuosità, aiutato dalla geometria a più livelli adottata della struttura. Una scalinata porta al primo livello e da questo punto è possibile arrivare al salone e alla galleria; il secondo livello è adornato da statue, balaustre, fontane. Il tutto, con una cura nei dettagli quasi “maniacale” che ne rivela l’animo di decoratore e fine stuccatore ancor prima di quello di architetto.

Ciò è maggiormente visibile in Villa Augusta,dove gli stucchi e le decorazioni giocano un ruolo determinante nel risultato scenografico voluto dall’architetto. Villa Augusta appare come un castello di sei piani,con in cima una torre poligonale sorretta da maestose colonne abilmente decorate. Il cortile è adornato da inserzioni di statue e monumenti marmorei che provengono dallo smantellamento di Palazzo Torlonia.

Villa Augusta è il famigerato “castellaccio maledetto”; la costruzione si è guadagnata questo sinistro nomignolo sia per la forma inquietante sia per le numerose leggende che la riguardano.

Alcune di queste sostengono che la villa sia stata edificata da Brasini seguendo modalità ben precise dettate dalla sua passione per l’alchimia e l’esoterismo.

Una pratica in quegli anni (soprattutto in Germania) assai diffusa quella di nascondere simboli leggibili in chiave esoterica in complessi architettonici di una certa rilevanza. Un esempio su tutti: il castello di Wewelsburg in Westfalia, adottato come quartier generale dalle SS nel 1934 e modificato apposta dagli architetti tedeschi per assecondare i dettami dell’esoterismo e rendere possibili riti occulti ispirati al paganesimo.

Un’altra leggenda vorrebbe addirittura che villa Augusta venne sequestrata durante la seconda guerra mondiale da parte dei tedeschi che la adibirono a luogo dove la Gestapo conduceva gli interrogatori e perpetrava torture. Un filo conduttore, quello tedesco, che ritorna molto spesso in questo racconto ma queste sono solo leggende più o meno verificate, dicerie.

Oggi, gli appartamenti della villa, soprattutto nella blindatissima parte nord, ospitano numerosi vip, ed esiste perfino una parte adibita a ristorante per cerimonie, altro che fantasmi, presenze sinistre e tedeschi in divisa.

Quello che ci piace invece sottolineare è che a Ponte Milvio, a pochi passi dal caos dei negozi, dal traffico e dalle frivolezze della movida, esiste qualcosa di culturalmente affascinante ancora da scoprire o da approfondire.

Giorgio Ciocca

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4 COMMENTI

  1. Grazie per questo bell’articolo, molto interessante.
    Approfitto: cosa sappiamo invece di “Villa Vera”, affascinante (ed anche un po’ inquietante) villa al civico 74 di Via Cassia, con un bel parco ed un ingresso anche lato Via Ronciglione?

  2. ottimo articolo, mi associo ai complimenti, devo dire che non mi ero mai soffermata così a lungo ad approfondire la storia di questo castello. Fatene più spesso, è bello scoprire queste notizie del nostro quartiere.
    Ciao. Marina

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