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Tornano le rondini all’Insugherata

rondini-insugherata.jpgUna rondine non fa primavera, ma tante si, almeno nella Riserva Naturale dell’Insugherata. Riscaldamento globale, emissione di gas serra e scioglimento dei ghiacci con il rischio di innalzamento del livello dei mari: questi i gravi fenomeni che oggi minacciano il clima e provocano disastrosi fenomeni naturali. Tra le tante minacce una inversione nei flussi migratori preoccupa i naturalisti tanto da ipotizzare che le rondini con il tempo non raggiungeranno più il nostro paese.

Minaccia in parte scongiurata perché questa mattina alcune coppie di balestrucci (la piccola rondine con il ventre bianco) volavano gioiose sull’Insugherata, nella Valle della Rimessola. Anche se con qualche giorno di ritardo le rondini sono dunque tornate  nei nostri cieli nonostante il tempo continui a fare le bizze.

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La rondine è un uccello migratore che ogni anno, provenendo dal Nord Africa, percorre un tragitto di alcune migliaia di chilometri per raggiungere i paesi del centro Europa dove nidifica e depone le uova per ben due volte: le stesse coppie per anni utilizzano il medesimo nido.

Uccello insettivoro, la sua caratteristica principale è il volo rapido con improvvisi scarti, tanto da consentirgli di catturare in aria insetti e zanzare di cui è vorace. Uccello mitico e molto amato dalle popolazioni contadine che ritenevano la sua presenza, che annuncia la fine dell’inverno, beneauguratne; quando le abitazioni avevano i tetti con le tegole, i nidi sotto gli spioventi venivano custoditi e protetti ed era una gioia per tutti vedere rondini e rondoni sfrecciare rapidi sulle aie.
Nel nostro paese sono diffuse tre specie di rondini: la rondine comune, riconoscibile dalla lunga coda biforcuta, il balestruccio e il rondone, più grande e con le caratteristiche ali a forma di falce. Le rondini sostano nel nostro paese da fine marzo fino ad agosto quando dopo un lungo periodo di riposo riprendono il loro viaggio per tornare nelle regioni del Nord Africa.
Pericolo scongiurato? Almeno per quest’anno si direbbe di si.
Francesco Gargaglia

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