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La ciclabile da Ponte Milvio a Labaro, un percorso off limits

ciclabile chiusaa Roma Nord, la lunga pista ciclabile che arriva sino alla diga di Castel Giubileo, a Labaro, quando venne realizzata fu ritenuta una delle più importanti iniziative del Comune di Roma, accolta con il massimo favore dai cittadini. Ma è stato un sogno durato pochi anni. Le sue vicende sono ben note. La realizzazione risale al 1990, in occasione dei Mondiali di Calcio: inizialmente si trattava di un percorso di alcuni chilometri ma poi nel corso degli anni la lunghezza è stata notevolmente implementata fino ad arrivare a circa 34 chilometri. Il tratto che va dalla diga sul Tevere fino a Ponte Milvio è stato realizzato sull’argine rialzato del fiume con un rivestimento, della sede calpestabile, di colore rosso. Lungo il percorso vennero create anche delle piccole aree di sosta con panchine in legno mentre nei pressi della stazione ferroviaria, tra Viale Tor di Quinto e la Via Flaminia, fu costruito un piccolo ponte metallico che scavalcava il profondo impluvio creato da un fosso.

La pista ha consentito a migliaia di romani di poter praticare attività quali il ciclismo, la corsa e il pattinaggio in un ambiente di particolare bellezza: il tratto iniziale attraversa infatti alcuni lembi di quella che era la bella campagna romana. La lunga pista consentiva anche, a chi voleva svolgere attività meno impegnative, di poter passeggiare tranquillamente lungo il Tevere che in questo tratto scorre placidamente tra alti pioppi e vasti canneti. Ma la pista ciclabile ha avuto vita difficile sin dall’inizio: priva di vigilanza e con poca manutenzione è andata degradandosi rapidamente.
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Il rivestimento rosso con il tempo ha cominciato a cedere e lunghissime crepe si sono aperte dovunque; qualche tratto è stato rappezzato ma i danni oggi sono ben evidenti. Le erbacce e le canne hanno invaso la pista mentre sono state danneggiate segnaletica e panchine in legno. Le staccionate di protezione, in alcuni tratti, sono state asportate per essere utilizzate come legna da ardere mentre il ponticello con il piano in tavolato è stato chiuso al transito perché pericolante, spezzando in due il percorso. Ma un decisivo colpo, che ne ha decretato la scarsa sicurezza, la pista lo ha ricevuto nel 2007quando un ciclista fu aggredito e ridotto in fin di vita.
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La pista ciclabile, vanto del Comune di Roma, oggi si presenta in uno stato di grave abbandono: incuria e assenza di controlli la fanno assomigliare ad un colorato nastro di rifiuti e spazzatura. Qualcuno la usa come parcheggio mentre in alcuni punti è stata trasformata in alcova della prostituzione.
Gran parte degli insediamenti abusivi realizzati da clandestini sono stati sgomberati ma sul terreno restano baracche sgangherate e montagne di rifiuti. Il paradosso è che costeggia quello che è uno dei più grandi depuratori di Roma e il laboratorio di ricerche dell’ ACEA. Avventurarsi oggi sulla pista richiede lo stesso spirito che occorre per la pratica degli sport estremi.
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La pista di Roma ha circa la stessa lunghezza della ciclabile che da San Candido (Pusteria) raggiunge Lienz, in Austria: 40 chilometri tra paesaggi idilliaci fatti di prati e grandi boschi. Migliaia di persone ogni anno la percorrono fermandosi nei numerosi punti di ristoro: la bici viene affittata presso la stazione italiana mentre il viaggio di ritorno può essere fatto comodamente in treno. Chi ha percorso entrambe le piste, quella di Roma e quella che porta a Lienz, si è domandato sicuramente perché esista questa grande differenza tra le due ciclabili: la prima pulita, ordinata, con numerosi punti di assistenza e dunque sempre praticabile. La seconda sporca, danneggiata e in alcuni tratti addirittura chiusa per le numerose inefficienze. Mancanza di fondi oppure stiamo parlando di due modi diversi di gestire il denaro pubblico?
Lasciamo la risposta a ciclisti e pattinatori “no limits” che ancora oggi si arrischiano a frequentarla.
Francesco Gargaglia

*** riproduzione riservata ***

 

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8 COMMENTI

  1. La pista ciclabile ridotta ad una latrina, le strade invase da cartelloni come mai prima, la privatizzazione del parco pubblico di Tor di Quinto, la cancellazione della metroC nel tratto clodio-grottarossa, la costruzione delVillaggio Olimpico a Tor di Quinto, il trasferimento dei nomadi a via Tiberina………

    Ma se parlassimo di questo e non dei delegati ai calabresi?

  2. Basta con questi nomadi in pianta stabile nei campi.Sono nomadi? e allora che incominciassero a praticare ciò che la loro cultura suggerisce…il nomadismo!

  3. questa è un’altra delle recenti meraviglie della zona… la rappresentazione migliore del disinteresse del comune verso tutto ciò che migliora la qualità della vita ma non fa cassa.
    un bel giorno, forse due anni fa, ci hanno transennato la pista, come se fosse urgente una sistemazione del ponticello, e poi l’hanno lasciata così.
    ovviamente le transenne vengono sistematicamente scavalcate da frotte di gente in bici, che rischia pure di farsi male.
    ma subito dopo le elezioni che bello vedere lo scooter col cartello vigilanza piste, ad impressionare le genti locali.
    ha fatto su e giù tre volte, poi hanno pensato che forse era più facile mettere le transenne e chiudere la pista, con la solita scusa della sicurezza e del degrado, i problemi IRRISOLVIBILI nel XX.
    con tanti saluti a tutti i fessi in bicicletta, ed ai biechi e ottusi naturofili.
    detto per inciso, anche qui, come per il parchetto di tor di quinto, mai visto, subito, o sentito parlare di aggressioni, a parte un paio di cani pastore nervosi.
    ma sicuramente sarò fortunato io.

  4. Tra poco ci saranno le elezioni regionali. Chi è il politico disposto a spazzare via le ridicole transenne sul ponticello lungo la pista ciclabile sistematicamente e pericolosamente scavalcate (come già segnalato con con grave pericolo per gli stessi ciclisti) ? Chi è il responsabile della chiusura senza un chiaro piano di ripristino e di riapertura? Spero che Vignaclarablog apra una campagna sulla riapertura con ampia segnalazione del nome e cognome del personaggio politico che realmente si impegni per la rimozione del blocco.

  5. Sono oltre 15 anni che percorro, con immenso piacere, con la mia bici da corsa, la pista ciclabile nel tratto Castel Giubileo-Ponte Milvio.
    Quest’anno, cosa mai successa in precedenza, ho bucato ripetutamente, ossia per ben SEI VOLTE, fino a rinunciare, anche per motivi economici, a questa opportunità che avevo fin qui sfruttato con grande entusiasmo e soddisfazione.
    Non sono stato il solo: difatti ho incontrato ogni volta numerosi ciclisti che hanno condiviso la mia stessa sorte !!!.
    Motivo: gli SPINI DI ACACIA che hanno invaso la pista (ho conservato tutti gli spini oggetto delle varie forature, nonché buona parte delle ricevute del riparatore di biciclette cui mi sono rivolto).
    Chiedo, anche a nome di tutti gli altri sventurati un intervento semplice da parte degli addetti alla manutenzione : il taglio di tutte le acace che si affacciano coi loro rami sulla pista stessa. In via subalterna chiedo il permesso di farlo io stesso, senza essere tacciato di rovinare il verde pubblico.
    Grazie
    Un ciclista amante della pista, come tanti altri

  6. Purtroppo penso che la MANUTENZIONE delle cose pubbliche, in particolare del verde, risulti di poca immagine (solo in Italia), quindi non ci investono e sopratutto è più difficile specularci su

  7. Cara Marina,
    considerando quanto affermi direi che dovresti finirla di lamentarti se poi certe aree pubbliche vengono affidate ai privati.
    Capisco l’amarezza che ognuno di noi può avere nel constatare che il servizio pubblico non funziona, ma allora è meglio stare nella sporcizia o avere la possibilità che qualche privato ci dia la possibilità di di stare meglio????
    Va bene fare ostruzionismo,ma non ritengo giusto farsi dell’autolesionismo, sarebbe da pazzi. Bisogna essere alla fine, consapevoli che questo tipo di” battaglie” sono perse in partenza in quanto quei pochi soldini che ci sono, se ci sono, non verranno mai impiegati per questo tipo di necessità.
    Se poi invece vogliamo il bene delle cose a cui teniamo anzichè lamentarci e basta, armiamoci di scope, secchi e quant’altro e settimanalmente andiamo a fare pulizie nel nostro slendido quartiere!!!!!
    inoltre se veramente ci teniamo alle cose del nostro quartiere, quando vedete qualcuno che distrugge le cose o sporca, prendetelo di petto e se non siete in grado di farlo personalmente, dovreste chiamare le forze dell’ordine che hanno la forza per tutelarvi.
    Cara Marina purtroppo questo è un modo dove ognuno si cura l’orticello suo.
    Ciao e buona giornata

  8. Una settima fa’ ho percorso la pista da ponte marconi fino a castel giubileo e con profonda tristezza ed indignazione devo dire quanto segue:
    La ciclabile sotto il tevere e’ un accumulo di sporcizia e vetri sparsi ( infatti ho bucato) ma , quello che piu’ mi ha fatto ribrezzo e’ nel tratto dove risiedono i nomadi a tor di quinto oltre ai vetri messi a posta sulla pista dagli zingari fa schifo vedere gli escrementi umani sparsi guarda caso prorio nel loro tratto e se non stai attento potete immaginare cosa puo’ succedere alla bicicletta e alla persona.
    Mi auguro che qualcuno possa prendere dei provvedimenti e porre fine a questo degrado.

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