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Dal Policlinico Gemelli primi risultati del centro per la cura dipendenza dal web

Boom di richieste all’ambulatorio dedicato all’Internet Addiction Disorder, nato ad inizio novembre 2009 (leggi qui) al Policlinico Gemelli per aiutare i cybernauti a dire addio alla dipendenza da social network, come Facebook e Twitter, ma anche dai blog e da tutto il pianeta Internet. Un mondo che, a suon di chat, amicizie e sesso virtuale, giochi di ruolo e d’azzardo online, rischia di rovinare la vita dei “sempre connessi”.

L’inchiesta di Adnkronos“Dai primi di novembre l’afflusso è stato consistente, anche rispetto a quello di quanti chiedono aiuto per problemi con eroina e cocaina, di cui mi occupo. Finora abbiamo seguito 50-60 persone”, spiega all’Adnkronos Salute lo psichiatra Federico Tonioni, coordinatore dell’ambulatorio. Due le tipologie dei pazienti: uomini di 25-40 anni, consapevoli di avere un problema, e adolescenti chiusi rispetto ai genitori e stregati dai giochi di ruolo sul web. I primi casi esaminati hanno infatti confermato le attese degli operatori: a sviluppare la web-dipendenza sono soprattutto i giovani adulti sotto i 40 anni. Ma non solo. “Si sono delineati due livelli di intervento distinti, relativi a due sottogruppi di pazienti con motivazioni e modalità di approccio sostanzialmente differenti” spiega Tonioni.

Il primo livello di intervento ha coinvolto un gruppo di pazienti consapevoli di avere sviluppato un rapporto patologico con il web, variegato per età (da 25 a 40 anni) e per sottogruppo di dipendenza: soprattutto sexual addiction, passione per il gioco d’azzardo e i giochi di ruolo. “Abbiamo notato una tendenza ad attivare dinamiche di controllo sulla fedeltà via web – segnala lo specialista – Non mancano, insomma, i casi di chi si finge un altro e, sotto mentite spoglie, contatta la propria fidanzata su Internet, le propone la propria amicizia e nei spia le reazioni per vedere cosa fa”.  Insomma, la gelosia corre sul Web. “Una forma di pensiero paranoide”, che può fermarsi qui, o aprire la strada ad ulteriori involuzioni. In generale, però, nel caso di 25-40enni “la consapevolezza di aver sviluppato un disagio agevola in questo caso la relazione terapeutica e l’adesione alla terapia”, spiega lo specialista.

Il secondo livello, molto più ampio numericamente, riguarda invece un gruppo di adolescenti e giovani da 13 a 20 anni, accompagnati nella maggior parte dei internetaddiction2.jpgcasi di genitori, fortemente preoccupati per una diminuzione netta della «performance» scolastica e della vita di relazione al di fuori della Rete. Si tratta dei giovanissimi stregati dai giochi di ruolo web mediati, nei confronti dei quali hanno sviluppato una dipendenza patologica. Ragazzi «intelligenti e razionalmente più maturi di altri – li descrive Tonioni – tendenti all’isolamento e con evidenti alterazioni nell’ambito dell’emotività». Caratteristiche comportamentali «tipiche dell’adolescenza, che – dice Tonioni – sembrano in questi casi più radicate, innescando una profonda angoscia tra i genitori che non riescono a entrare in contatto con loro». Un fenomeno che gli esperti del Gemelli intendono indagare più a fondo (per prenotare/contattare il servizio: 0630154122-4332).

Ma quali sono i sintomi della dipendenza? Solo per Facebook, il più famoso social network, si stima che circa il 10% degli iscritti sviluppi una dipendenza. Gli specialisti distinguono 5 sottotipi: la cyber-sexual addiction (sesso virtuale e pornografia), la cyber-relational addiction (social network), la net-compulsion addiction (gioco d’azzardo, shopping e commercio on-line), l’information overload (ricerca ossessiva di informazioni) e la computer addiction (coinvolgimento eccessivo in giochi virtuali o di ruolo). «Nel 1995 lo psichiatra americano Ivan Goldberg ha definito il concetto di Internet Addiction Disorder (IAD), individuandone -prosegue l’esperto- sette principali sintomi caratteristici: 1) il bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore ‘in rete’ per ottenere internetaddiction.jpgsoddisfazione; 2) la marcata riduzione di interesse per altre attività che non siano internet; 3) lo sviluppo, dopo diminuzione o sospensione dell’uso della rete, di agitazione psicomotoria, ansia, depressione, pensieri ossessivi su cosa accade on-line. E ancora: 4) la necessità di accedere alla rete con più frequenza o per più tempo rispetto all’inizio; 5) l’impossibilitá di interrompere o di tenere sotto controllo l’uso del web; 6) il dispendio di grande quantità di tempo in attività correlate alla rete. Infine: 7) il perdurare dell’uso di internet nonostante la consapevolezza di problemi fisici, sociali, lavorativi o psicologici collegati alla Rete stessa.
«I disturbi mentali caratterizzati da comportamenti estremi nella sfera dell’abuso da video – conclude spiega ancora lo psichiatra Federico Tonioni – possono condurre a un deterioramento del funzionamento fisico e psichico del soggetto fino a farla diventare una patologia». (fonte Adnkronos)

 

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