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Roma – Quanto costa un Municipio ai romani?

interrogativo.jpgA Roma vi sono 19 Municipi e per ognuno di essi 24 consiglieri, 4 assessori ed un presidente. In totale 551 soggetti politici deputati a gestire il territorio. Il Municipio viene anche chiamato governo di prossimità, perché rappresenta il primo livello politico nel quale i bisogni dei cittadini devono trovare dignità e risposte. Ma quanto costa ai contribuenti romani un Municipio, inteso come organo politico?

Andiamo con ordine precisando innanzitutto che la materia è abbastanza complessa ma che essenzialmente è riconducibile ad un solo documento, il TUEL, ovvero il testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (DLgs 267 del 18.8.2000). Sulla base dello stesso, di alcune Delibere Comunali e di alcune norme interpretative emesse in tempi successivi dal Segretariato Generale del Comune di Roma, i 29 rappresentanti politici di un Municipio percepiscono i seguenti emolumenti nelle seguenti modalità.

I Consiglieri.
Ognuno dei 24 consiglieri di un Municipio viene retribuito sulla base di un “gettone di presenza” del valore di poco meno di 50 euro, per un massimo di 15 presenze effettive e quindi 15 gettoni al mese. In termini economici ciò si traduce in un importo netto di circa 730 euro al mese. Per presenza si intende la partecipazione ad un consiglio municipale o ad una commissione e la si certifica con la firma apposta sul foglio presenze.
La firma non esplicita per quanto tempo un consigliere ha presenziato ai lavori, dunque la presenza è valida per un minuto di permanenza in aula quanto per l’intera durata della sessione.

Nel caso un consigliere sia un lavoratore dipendente ovvero lo sia diventato anche dopo l’elezione, le assenze dal lavoro per svolgere l’attività politica in Municipio, per presenziare al Consiglio o ad una commissione, sono considerate permessi regolari ed essendo tali vengono  comunque retribuite dal datore di lavoro. Lo prevede l’articolo 79 del TUEL specificando inoltre che per la partecipazione ad una seduta di consiglio il consigliere ha diritto ad un giorno intero di assenza, a prescindere dalla durata della seduta stessa, mentre per partecipare ad una commissione ha il diritto di assentarsi dal posto di lavoro per tutto il tempo della riunione più quello per il viaggio di andata e ritorno.

Ma il datore di lavoro paga dunque l’impegno politico del suo dipendente? Certo che no. A fine mese egli contabilizza il costo lordo di tali permessi retribuiti (retribuzione lorda, oneri sociali, 13ma ed altri trattamenti previsti dal contratto di lavoro applicato al consigliere-dipendente) e lo ribalta al Municipio, e per esso al Comune di Roma, che glielo rimborsa nei 30 giorni successivi. Lo prevede l’articolo 80 del TUEL.

In sintesi, a carico delle casse pubbliche assistiamo ad un doppio esborso. Per ogni presenza in consiglio od in commissione il consigliere riceve un gettone pagato dall’amministrazione (cioè dalla collettività) ma contestualmente per l’assenza dal lavoro viene comunque retribuito, retribuzione  che viene anticipata dal datore di lavoro ma poi allo stesso rimborsata dall’amministrazione (che è la stessa che ha già pagato il gettone).

Ma non è tutto. Una terza voce contribuisce alla valorizzazione degli emolumenti di un consigliere municipale ed è quella del rimborso spese auto, a condizione però che risieda, o da prima o anche dopo essere stato eletto, fuori dal Comune di Roma.
Quanti ricadono in questa fattispecie?  Ad esempio, nel XX Municipio, ad oggi sono il 12,5%.
Al totale mensile dei kilometri dagli stessi percorsi (andata+ritorno) per partecipare ai consigli ed alle commissioni viene applicata una tariffa unitaria, legata al tipo di auto usata, mutuata dalle Tabelle ACI (mediamente 0,40 euro per km).
In questo caso però non si applica il tetto delle 15 presenze, più è alto il numero delle partecipazioni e più è alto il rimborso mensile che a volte sfiora l’importo dell’emolumento complessivo relativo ai gettoni.

Gli Assessori
I 4 assessori della giunta municipale anziché gettoni percepiscono un’indennità fissa, una sorta di stipendio stabilito da una delibera del Consiglio Comunale (n.71 dell’agosto 2001) con la quale è stato deciso che l’importo dell’indennità di funzione per i Vice Presidenti e per gli Assessori dei Municipi sia in misura pari, rispettivamente, al 75% ed al 65% dell’indennità fissata per il Presidente del Municipio. Tradotto in numeri, circa 1600 euro netti al mese per ogni assessore e 1800 per l’assessore-vice presidente.

Tali importi vengono percepiti per intero qualora decidano di prendere l’aspettativa per la durata dell’incarico. La normativa prevede infatti che gli assessori possano mettersi in aspettativa ed ottenere dall’Amministrazione l’intera indennità prevista per la funzione.
In alternativa possono non andare in aspettativa percependo in tal caso solo il 50% dell’indennità; a tale importo si somma però il rimborso della busta paga percepita dal proprio datore di lavoro, comprensiva di contributi e pagata dal Comune. Pare evidente che la scelta di andare in aspettativa sia utilizzata solo da pochi virtuosi.

Il Presidente
La normativa prevede che anche il presidente di Municipio possa scegliere di mettersi in aspettativa, rinunciando a svolgere qualsiasi altra attività pregressa, percependo in tal caso solo l’indennità di funzione pari a circa 2.400 euro netti al mese per 12 mensilità.
In alternativa può invece chiedere di prendere solo il 50% dell’indennità ma ottenendo in più, anch’egli, il rimborso dal Comune per l’intero stipendio che percepirebbe dal proprio datore di lavoro. Quest’ultimo caso pare essere il più frequente ma anche il più oneroso per l’amministrazione perché la normativa non prevede alcun tetto.

I costi
Già deliberata all’interno del Comune di Roma per il consiglio e la giunta capitolina, ed in attesa che l’anagrafe degli eletti venga implementata anche nei Municipi (sulla base della quale saranno rese pubbliche tutte le informazioni relative allo status economico degli eletti, i rimborsi per le attività istituzionali ed i contributi ricevuti – nel XX Municipio una proposta in tal senso è stata presentata a Novembre 2009 dal gruppo PD  e giace in attesa di essere portata  in consiglio -) oggi non siamo ovviamente in grado di conoscere e poter quantificare i costi variabili, quelli cioè relativi ai datori di lavoro ed ai rimborsi spese auto.

Ci basiamo dunque solo sugli importi certi, anche se rappresentano il minimo,  per valutare il costo annuo di un Municipio. La spesa per i consiglieri è pari a circa 210mila euro (730x24x12); quella per gli assessori è di circa 58mila euro (1600x3x12); quella per il vicepresidente di circa 22mila (1800×12) e quella del presidente circa 29mila (2400×12) – nell’ipotesi poco reale che questi ultimi siano tutti in aspettativa -.
Ai contribuenti romani dunque un Municipio costa minimo 319mila euro l’anno di soli compensi agli amministratori. 19 Municipi oltre 6 milioni di euro l’anno.
Lo ripetiamo, sono cifre minime, ipoteticamente anche raddoppiabili in virtù dei costi tanto ignoti quanto variabili.

Conclusioni.
la politica locale, quella dei Municipi, costa ai romani minimo 6 milioni di euro, quanti, ad esempio, ne ha stanziati il Comune di Roma a dicembre 2009 solo per interventi urgenti a sostegno dell’edilizia scolastica, della manutenzione stradale e degli edifici comunali. Quali e quanti altri interventi potrebbero essere realizzati con 6 milioni di euro?  Ma questo approccio ci porterebbe ad atteggiamenti qualunquistici che non ci appartengono. Riconosciamo infatti la valenza e la necessità del governo di prossimità tanto da auspicarne spesso il potenziamento di responsabilità e competenze.

Avere indicato queste cifre e l’aver fatto questi conti non vuol dire dunque “aboliamo i municipi” ma solo pretendere che a fronte di tale tanto denaro i contribuenti romani, e nel nostro caso quelli del XX Municipio, abbiano un proporzionale ritorno in efficienza ed efficacia,  in serietà,  in concretezza, in  grande attenzione alle necessità del territorio amministrato. Più trasparenza, più etica, più capacità di azione con il massimo di risultato e con il minimo di spesa, di risorse e di tempo impiegati e meno giochi di potere e di politica spicciola. Ma ciò non sempre accade. (red.)

NdR: del tema “costi della politica locale romana” si è occupato lo scorso anno anche il quotidiano Libero con due inchieste pubblicate il 15 ottobre (leggi qui) ed il 16 ottobre (leggi qui).

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10 COMMENTI

  1. Devo trattenermi dal lasciarmi trascinare da una deriva qualunquista… e non posso che sottoscrivere in pieno quanto affermate: se i cittadini vedessero un ritorno dei “loro” soldi…, forse sarebbero anche disponibili a spenderne di più.

    efficienza ed efficacia, serietà, concretezza, attenzione alle necessità del territorio amministrato. Più trasparenza, etica, capacità di azione con il massimo di risultato e con il minimo di spesa, di risorse e di tempo impiegati e meno giochi di potere e di politica spicciola.

    Etica della responsabilità.

  2. Il consiglio comunale non poteva non prendere in esame ed approvare l’anagrafe degli eletti perchè è stata presentata con un’iniziativa popolare firmata da circa 8000 cittadini. Non farlo sarebbe stato un grosso schiaffo agli strumenti di partecipazione diretta, comunque visti sempre con fastidio da chi governa perchè tendono a disturbare il manovratore. Ma chi crede che al municipio 20 o in un altro qualsiasi municipio possa essere approvata solo perchè presentata da un gruppo politico si illude. Immaginare così tanto autolesionismo da parte dei politici, pensare che siano cosi’ disposti a mettere in piazza tutti i loro introiti in nome della trasparenza o dell’etica della responsabilità, come l’ha chiamata Sor Chisciotte, è una pia illusione. Mi starebbe pure bene non sapere nulla di quanto guadagnano se mi sentissi bene amministrato e se vedessi il loro tempo speso bene, ma quando vedo scene come quella che si sta verificando nel nostro municipio dove per cacciare un prsidente del consiglio sgradito fanno sedute di consiglio una dopo l’altra pagate DA NOI, allora divento “un tantino” diffidente e prevenuto. Sbaglio ? Saluti.

  3. anche a me piace fare i conti. Diamo per scontato che ogni seduta duri mezza giornata lavorativa, cioè dalle 4 alle 5 ore, che è veramente tanto. Di conseguenza le 15 presenze pagate corrispopndono a 7,5 giornate lavorative.
    In qualsiasi posto di lavoro in un mese i giorni lavorativi sono 20 o 21.
    Quindi prendere 730 euro netti per 7,5 giorni lavorativi è come prendere uno stipendio di 2190 euro netti in un mese. Niente male pero’ come retribuzione !! Senza contare i rimborsi…

  4. Il fatto che il consigliere abbia diritto al permesso retribuito e contemporaneamente al gettone di presenza mi sembra sacrosanto, perchè non utilizza il permesso per suo tornaconto ma per pubblici uffici.
    Non concepisco paragoni sulle retribuzioni perchè altrimenti dovremmo andare a sindacare cosa guadagnano molti manager pubblici.
    Il problema, come correttamente da voi sostenuto, non è quanto costano ma il risultato che otteniamo da questa infrastruttura.
    Infrastruttura che pero’ ha pochi poteri ed ancora meno soldi da gestire.

  5. la riunione dei capigruppo di questa mattina ha deciso di calendarizzare la discussione in aula della delibera da me presentata sull’Istituzione dell’anagrafe degli eletti e della trasparenza amministrativa per il Consiglio di lunedì 18 Gennaio. Ore 10.30.

    Marco TOLLI

  6. Visti i risultati del Consiglio, ho sperato che nella finanziaria fosse conservata la soppressione dei Municipi, come in una stesura… Noi del XX non avremmo a vuto nulla da perdere,….Il Governo ha avuto paura di cancellare poltone.

  7. Ciao,
    secondo me i prezzi della politica cosi indicati sono irrisori.
    Un qualsiasi professionista affermato e capace sia IT sia un legale sia un financial se chiamato come consulente ha tariffe che vanno dagli 6-800 euro al giorno fino a qualche migliaio (+ iva), quindi il rimborso di 730 euro per 7,5 giorni, ma fossero anche solo 3, più la menata di sbattersi per raggiungere il municipio è cmq irrisorio.

    Stessa cosa per i presidenti, vice,ass e cosi via.

    E’ chiaro però che anche se la paga è bassa, pur sempre di paga trattasi, quindi se qualcuno prende un impegno, questo impegno deve essere portato avanti con profitto, serietà e responsabilità.

    Detto questo, non posso che condividere quanto espresso nell’articolo ed unirmi agli altri commentatori nel pretendere di più da chi amministra.

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