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Ponte Milvio – inaugurato Villa Bau Village

Inaugurato ieri alle 18 Villa Bau Village. Una piscina ed un arenile per cani di 2 ettari sulla sponda del Tevere fra Ponte Milvio ed il viadotto di Corso Francia nell’area che l’Autorità di Bacino Fiume Tevere aveva definito “Oasi Naturale ad alta valenza ecologica”.

Pur in presenza del divieto disposto dalla Soprintendenza Archeologica di Roma e pur in assenza del dovuto nulla-osta da parte dell’Autorità di Bacino Fiume Tevere – come da quest’ultima messo per iscritto ad Italia Nostra – ieri alle 18 Villa Bau Village ha aperto i battenti accogliendo un centinaio di visitatori accompagnati dai loro amici a 4 zampe.

A fare gli onori di casa i titolari di Villa Bau in una struttura ancora da finire. Una piscina per cani di circa 50 metri, alcuni campi per il beach volley, un paio di punti di ristoro, il tutto su un terreno spianato che ha preso il posto dell’Oasi Naturale, con buona pace degli ambientalisti, di Italia Nostra e del Comitato per il Tevere che si sono battuti per evitare che un’iniziativa privata a fini di lucro prendesse il sopravvento su una flora spontanea, tipica dell’ambiente umido fluviale, e su una ricca avifauna che contava sulla presenza documentata di specie rare.

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L’accesso all’area è da ieri inibito a chi voglia passeggiarvi liberamente. La prima scala che porta sulla riva del Tevere è infatti transennata e l’unico accesso è quello che porta all’interno del Village.Ed è così che, grazie alla manifestazione Ponte Milvio Estate a destra di Ponte Milvio, e grazie a Villa Bau Village a sinistra, un semplice cittadino che voglia godere del Tevere non potrà più scendervi perché l’intero tratto di sponda che va dal cavalcavia di Corso Francia a Ponte Duca d’Aosta non ha più liberi accessi.

All’inaugurazione era presente il Presidente del XX Municipio, Gianni Giacomini, con alcuni consiglieri della maggioranza.

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Una presenza che ha lasciato perplessi, perché il fatto che rappresentanti delle istituzioni si complimentassero di un’iniziativa che, stando al divieto della Soprintendenza Archeologica di Roma ed alla copiosa documentazione prodotta da Italia Nostra e dal Comitato per il Tevere, non pare avere tutti i crismi per poter essere avviata, è sembrato contraddittorio con il ruolo ufficiale ricoperto. (red.)

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La Soprintendenza Archeologica di Roma blocca l’iniziativa
Italia Nostra: basta con le privatizzazioni del Tevere

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73 COMMENTI

  1. per STEFANIA:
    POSSO ERIGERE UNA TUA STATUA AL CENTRO DELLA PIAZZA A PONTE MILVIO!?!?!
    finalmente…
    grazie per aver espresso anche il mio pensiero in modo così chiaro!
    Buona giornata!

  2. 10-100-1000 villa bau!!!!Altro che storie!!!Lasciateci dei posti vivibili per i nostri amici a 4 zampe, saremo tutti in grado di ospitare un amico, i canili si svuoterebbero e non ci sarebbe più il commercio di cani di razza provenienti dai paesi dell’est!!! Guardate in faccia la realtà!

  3. Concordo con quanti hanni scritto che in Italia non si fa altro che criticare nuove iniziative, pur non suggerendo alternative!
    Sono ormai 30 anni di zona a Ponte Milvio e non ricordo alcuna grossa discussione su come curare e gestire la riserva naturale, se non quando è uscita la notizia dell’aperutura di VillaBau!
    Per coloro che non fanno altro che criticare le iniziative altrui consiglio di rispettare tutti i padroni di cani in zona Ponte Milvio che frequentino VillaBau e di godersi le numerose alternative naturalistiche e non di zona: Parco di Monte Mario, Pista Ciclabile fino alla Diga, Villa Glori etc etc etc.
    Detto questo, sarebbe alquanto civile avere una discussione su come migliorare una eventuale seconda edizione di VillaBau, suggerendo magari che rimanga una passeggiata anche per coloro senza cani.
    Chiudo sottolineando quanto tutto questo sia il classico atteggiamento da Casta Italiana per le critiche su un’area come VillaBau (semplicemente spianata e con casette prefabbricate in legno smontabili)
    e quante poche critiche siano state fatte per le strutture permanenti di ampliamento di circoli sportivi lungo le sponde (naturalistiche???) dell’Aniene per i mondiali di nuoto…

  4. E’ paradossale di come si riesca ad invocare tolleranza ed apertura mentale all’interno di un becero commento di stampo schifosamente razzista, e c’è anche chi gli vorrebbe erigere una statua.
    Ci sarebbe da ridere, ma mi viene solo da piangere.
    I cani li amerete pure, ma di certo non avete imparato nulla da loro, i quali, al contrario di voi, sanno donare amore senza chiedervi se siete nati in Italia o da qualche altra parte, se siete ricchi o poveri, se siete stupidi o intelligenti, se siete clandestini o in regola, se siete persone civili o…se siete quello che siete.
    Michele G.

  5. caro riccardo, ma secondo lei ci devo pensare io a suggerire le alternative?? io continuo a versare diecimila euro l’anno in tasse a questi furfanti, e devo pure suggerirgli come fare a mantenere decentemente fruibili duecento metri di terra a bordo fiume? e che ci voleva, bastava mandarci qualcuno a pulire una volta al mese, e permettere a chi voleva scendere di passeggiarci il cane! ma non prendiamoci in giro!! lo sfacelo degli spazi pubblici è l’anticamera della svendita, ed è decisa a tavolino!! vada a vedere il parco di tor di quinto. secondo lei qual’è il prossimo passo? oh, meno male diranno questi babbei, che il privato l’ha sistemato. mi scuso per il tono ma ci si fa il sangue acido a sentire queste idiozie.

  6. Vado off-topic rispetto al tema dell’articolo, ma ritengo che i link che propongo sotto possano essere utili per qualche giusta riflessione.

    “Quando ci chiamavano clandestini o musi neri” – Gian Antonio Stella Corriere.it

    “Quando i clandestini eravamo noi” – Aldo Maturo Agoravox.it

    Per chiudere c’è questo articolo pubblicato sull’edizione di Parma di “La Repubblica.it”, che però purtroppo è impaginato male e risulta interrotto a metà; ne ho perciò visualizzato il sorgente ed incollato sotto il testo completo:

    Quando i rumeni eravamo noi… E le cose andavano più o meno come
    oggi, solo a ruoli invertiti. Gli italiani andavano a Bucarest in
    cerca di fortuna, per lavorare come falegnami, nelle miniere o
    nelle fabbriche. Avevano un permesso di soggiorno in tasca, ma alla
    scadenza restavano oltre confine. Clandestini appunto. Come erano
    molti rumeni in Italia prima del loro ingresso nell’Unione Europea.
    Non graditi, come lo sono oggi che vengono guardati con rabbia e
    sospetto.

    A metà del ‘900 non erano gli italiani a considerare i rumeni
    criminali, ma i rumeni a controllare le dogane per non essere
    invasi dagli italiani. I nostri connazionali creavano non pochi
    problemi: violenti, indisciplinati. La loro storia, fatta di
    stracci e pregiudizi, si è intrecciata con i tentativi italiani di
    evitare che gli indesiderabili lasciassero i confini nazionali e
    andassero a creare problemi alla dittatura amica del generale Ion
    Antonescu.

    Cancellati dalla memoria di un Paese, facile a rovesciare i
    pregiudizi su altri, i problemi dell’emigrazione italiana in
    Romania escono dalla polvere degli Archivi di Stato grazie alla
    mostra “Tracce dell’emigrazione parmense e italiana fra il XVI e XX
    secolo”. Oltre cento documenti, molti gli inediti. Tra questi una
    lettera con il timbro del ministero dell’Interno (Il
    documento.tif)
    inviata il 28 agosto 1942 a tutti i questori del
    Regno, al ministero degli Affari esteri, al Governo della Dalmazia,
    alla direzione di polizia di Zara e all’alto commissario di
    Lubiana. Diramava un ordine preciso: evitare che gli italiani
    espatriassero in Romania.

    Carmine Senise, uno dei partecipanti alla congiura del 25 luglio, l’uomo che propose di fare arrestare Mussolini a Villa Savoia, fu anche il capo della polizia che stigmatizzò il comportamento dei connazionali: “La legazione in Bucarest segnala che alcuni connazionali, giunti in Romania a titolo temporaneo, non lasciano
    il Paese alla scadenza del loro permesso di soggiorno provocando
    inconvenienti con le autorità di polizia romene anche per il
    contegno non sempre esemplare da loro tenuto e per l’attività non
    completamente chiara dai predetti svolta”. La situazione lo
    preoccupava non poco: “Stante il crescente afflusso di connazionali
    in Romania si dispone che le richieste di espatrio colà vengano
    vagliate con particolare severità per quanto riguarda in special
    modo la condotta morale o politica degli interessati ed i motivi
    addotti, inoltrando a questo Ministero, Ufficio Passaporti,
    soltanto quelle che rivestano carattere di assoluta e inderogabile
    necessità”.

    D’altronde che tra gli emigrati non ci fossero solo lavoratori in
    cerca dell’America, ma anche avventurieri con pochi scrupoli è
    storia risaputa e testimoniata, in questa mostra, da altre missive,
    denunce e lamentele. La più antica è una lettera del console
    italiano in India che nel 1893 informava la madrepatria come a
    Bombay tutti coloro che sfruttavano la prostituzione venissero
    chiamati “italiani”. Un’associazione di idee non certo lusinghiera.

    I nostri connazionali, come tutti gli emigranti, non
    rappresentavano solo un problema di sicurezza, ma anche una risorsa
    economica, tanto che Mussolini, come testimonia una delle circolari
    esposte, vietò l’espatrio alla manodopera specializzata. Potevano
    partire solo operai semplici, braccia che rischiavano di finire nel
    tritacarne dell’immigrazione clandestina. Che esisteva allora come
    oggi. La mostra documenta una serie di espatri irregolari avvenuti
    tra il 1925 e il 1973: gli italiani arrivavano in Francia e in
    Corsica, ma anche in altri paesi, con permessi turistici e poi si
    fermavano ben oltre la scadenza, altri entravano con in mano un
    visto di transito, ma non lasciavano il paese in cui erano solo di
    passaggio. Altri ancora ottenevano passaporti falsi o raggiungevano
    l’America tramite biglietti inviati, ufficialmente, da parenti e
    amici. In realtà, una volta dall’altra parte dell’Oceano, ad
    attenderli erano agrari che li costringevano a turni di lavoro
    massacranti perché ripagassero, senza stipendio, il costo di quel
    viaggio della speranza. Anche questo “racket”, documentato con
    materiale del 1908 (Ministero
    degli Esteri pag. 1
    /2/3),
    contribuisce all’affresco di un’epoca, non troppo lontana, in cui i
    rumeni – criminalizzati, non graditi o sfruttati – eravamo noi.

  7. Gentile Sig. Michele,
    ma non pensa di trarre conclusioni troppo affrettate? Faccia come crede! I pensieri sono i suoi, ma le consiglierei di riflettere un pò prima di accusare di razzismo persone che neanche conosce e soprattutto in maniera indiretta!!! Io rispetto le sue idee e non sono certo offensiva nei suoi confronti, lei impari a rispettare quelle degli altri anche se non è d’accordo.
    Da qui a parlare di razzismo poi ce ne vuole ………
    Le ho risposto solo perchè l’ho ritenuto giusto, ma mi creda non intendo perdere tempo con persone come lei.
    Buona giornata.
    Stefania

  8. Salve a tutti , su indicazione di un nostro Socio che è anche membro attivo di questo blog , ho avuto l’invito di partecipare a questa discussione. Per prima cosa vorrei chiarire che la storia del Baubeach non è finita qui: lo scorso anno, dopo diversi contenziosi , peraltro vinti , contro il Comune di fiumicno , ci era stata assegnata una spiaggia, a Maccarese, direttamente dal TAR del Lazio. Questo è avvenuto in piena estate e quindi la organizzazione era relativamente improvvisata e approssimativa. Questo ha forse suggerito alla signora Francesca di definire la nostra come una struttura “orrenda” . Non mi soffermo sulla analisi del suo cattivo gusto ed evidente spirito non solidale con una operazioneche da dieci anni cerca di cambiare le legislazioni che penalizzano chi ha un cane, ma ci tengo a precisare che , all’ennesimo rifiuto da parte del Comune di Fiumicino( al quale avevamo chiesto di rinnovare la concessione per quest’anno) , il Tar ha sentenziato che i poteri del Comune relativamente alla elaborazione del Piano spiagge , passano alla Regione Lazio. Questo fatto ci fa sperare che nel prossimo futuro potremo finalmente tornare a pianificare la nostra attività ( in maniera decente e con tempi umani !) Inoltre sono personalmente riuscita a far inserire nel nuovo Regolamento Regionale di disciplina delle attività balneari, alcuni punti che ci faciliteranno sicuramente l’esistenza… Quindi Vi invito a registrarvi al nostro sito http://www.baubeach.it per essere informati in tempo reale sulle novità della prossima estate . E la Francesa stia molto attenta, perchè se ha le palle di identificarsi la diffiderò immediatamente !
    baci ai Vostri cani
    papi

  9. Mi unisco alla discussione, anche se dopo un mese, visto che la polemica non accenna a diminuire, anzi…
    Ho l’impressione però che si sia perso per strada l’oggetto del contendere, forse anche per la mole dei commenti. Penso che entrambe le sponde del blog abbiano detto più di una verità: mi sembra chiaro, vista la dettagliata informazione fornita dal sig. Bari, dalla sig.ra Di Castro, dallo stesso VCB, che di Oasi Naturale si trattava; è evidente pure che la maggior parte dei cittadini non ne era a conoscenza (compresa la sottoscritta). Non solo, pur venendolo a sapere in questa circostanza, ha espresso incredulità e sconcerto per le proteste, rivendicando l’esigenza sempre più crescente di aree per cani e l’affetto per i nostri amici a 4 zampe (e almeno su questo pare che la pace nel blog regni).
    Allora, scusate, il punto è che cosa intendiamo tutti per “area protetta” o “riserva naturale” e che cosa sia il degrado di un ambiente. Degrado su cui si è detto tutto e il contrario di tutto: c’era e non c’era, c’era ma poteva essere sanato a favore dell’oasi e non di una struttura privata, c’era ma è colpa degli stranieri, ecc.
    Credo che la percezione di “un’area protetta” sia fortemente alterata in un contesto urbano, ovvero non può essere la stessa che abbiamo rispetto per esempio ai grandi parchi nazionali: la gente non la vede e, soprattutto, non la vive in quanto tale. E questo vale probabilmente anche per altre aree verdi della città.
    Ecco che quindi questa sponda del Tevere agli occhi degli uni è una riserva naturale (con una ricchezza di fauna che io nemmeno immaginavo), agli occhi degli altri una semplice discarica con annesse baraccopoli.
    Se un insegnamento si può trarre da tutta questa storia, secondo me riguarda soprattutto la cura e il rispetto per tutti gli spazi pubblici che condividiamo, sostenitori e non del Bau Village. Il degrado di un luogo è l’anticamera della sua svendita. Perché chi ci amministra dovrebbe avere a cuore i luoghi, i giardini, i parchi, cui noi per primi, sporcandoli e trascurandoli, dimostriamo di non tenere affatto? Escludiamo pure da questo discorso chi è dotato di senso civico, ma gli altri che ne sono privi? Secondo voi sono pochi? Rimane difficile protestare poi se un’oasi viene trasformata in arenile per cani, un giardino in un parcheggio o un parco lottizzato. A quel punto ha la meglio il senso pratico, che in alcuni casi coincide anche col buon senso. E probabilmente è proprio così che la maggioranza ha considerato l’inaugurazione del Bau Village: una decisione di buon senso.
    Buon Ferragosto a tutti.

  10. Gentilissima Sig. Stefania,
    io non sto contestando le sue idee in generale, ma sue affermazioni ben precise […Ci vorrebbe solo un pò di tolleranza…… io preferirei avere la città piena di animali (esseri sicuramente più puri, leali e onesti) piuttosto che vedere in giro tutta questa gente che continua ad arrivare nel nostro paese portando violenza, stupri e perchè no anche malattie………………..] fatte su questo blog, certo si suppone che queste ultime siano frutto delle prime; il fatto che non ci conosciamo non vuol dire che io, o chiunque altro, non possa fare commenti su quanto da lei detto coram populo.
    Ho definito le sue parole come razziste in quanto tali sono secondo il corretto uso della lingua italiana; se la cosa le dà tanto fastidio, la prossima volta eviti di colpevolizzare, per di più assolutamente fuori contesto, di ogni male tutti i poveri disgraziati, senza distinzione alcuna, che vengono qui scappando dalla miseria (a volte anche dalla guerra) per trovare un lavoro con cui mantenere se stessi e la propria famiglia; certo tra loro c’è anche chi delinque, ma in quanto a criminalità indigena, ovvero di matrice italiana, non abbiamo nulla da invidiare ad alcuno, basta leggersi un po’ di cronache per sincerarsene.
    In sostanza, visto che non mi sembra che il concetto le sia chiaro, le faccio un esempio più banale: se lei scrivesse che Michele G. è uno str…, la sua sarebbe una affermazione condivisibile da più parti, se invece scrivesse, magari mentre si disserta di arte moderna, che lo sono tutti quelli che sono nati a Roma (come Michele G. appunto), la sua diventerebbe un’affermazione razzista.
    Per chiudere, si sbaglia profondamente quando dice di non avermi offeso: le sue parole offendono l’umanità intera, singolo essere umano per singolo essere umano, pertanto ne sono stato offeso anch’io.
    Michele G.

  11. Poiché i commenti proseguono e le polemiche hanno perduto il senso iniziale, mi limito a dire che in ogni caso a me piace molto la struttura di Villa Bau, con la piscina e i giochi per i cani. E credo che si debba sostenere chi si adopera per il benessere dei nostri animali.
    Sono tra quei fortunati che hanno la casa vicino Roma con un po’ di terreno intorno, e i miei cani sono sempre stati liberi, sciolti, felici (spero) e … in coppia. Detesto le restrizioni alle quali sono sottoposti i nostri poveri amici, meno fortunati dei miei, che sono penalizzati ovunque da una serie di divieti assurdi e sempre più riduttivi e fiscali (anche per colpa di alcuni padroni incivili).
    La mia campagna, dunque, non è mai stata contro Villa Bau come struttura o istituzione, ma contro il clientelismo politico, contro gli “amici degli amici”, contro il favoritismo verso il privato nei confronti del pubblico, ma soprattutto contro l’arroganza di un potere che si infischia della destinazione di un bene pubblico incurante delle norme, delle leggi da sé stesso emanate, delle proteste motivate.
    Avrei solo preferito che una benemerita “spiaggia per cani” fosse creata e gestita da un Ente pubblico, che fosse alla portata di tutti, anche di chi deve stare attento alla spesa per non far mancare le scatolette al suo amico fedele. E avrei voluto che il terreno pubblico destinato ad Oasi diventasse davvero un’Oasi, come nei progetti. Tutto qui.

    No, c’è dell’altro. Dissento fermamente dalle reazioni che ritengo esasperate verso chi la pensa diversamente. Come quelli, o quelle, che urlano le loro motivazioni in maiuscolo, arricchendole di improperi e di molteplici punti esclamativi (è un errore!).
    Inoltre, non credo elegante accusare di razzismo pretendendo di dare lezioni di lessico, o arrogarsi il diritto di giudicare se tutta l’umanità è stata offesa. Chi si sente in diritto di impartire lezioni di umanità, di socialità e di tolleranza dovrebbe averne le doti caratteriali, dimostrando di essere il primo tollerante del dissenso altrui.
    Infine, trovo ormai insopportabile l’attenta e puntuale denigrazione della nostra italianità, sulle orme della moda attuale, lanciata da scrittori che ne hanno fatto la bandiera vincente per acquisire meriti alla greppia di certa informazione e rubacchiare il titolo di “storici”.
    Costoro godono nel divulgare le loro interpretazioni lesive di qualunque valore nazionale, sviscerando diligentemente quanto di più perfido e infame la nostra Nazione abbia compiuto specialmente nell’ultimo secolo, e comunque interpretando i fatti della Storia secondo i loro comodi ed omettendo quelli scomodi.
    Costoro dimenticano che tra i rappresentanti di quella Nazione c’erano i loro padri, i loro nonni, i loro avi, gente che ha lottato e si è battuta, per la maggior parte, convinta di farlo per una Italia della quale i loro figli potessero essere fieri, quasi tutti e quasi sempre in buona fede.
    Costoro gioiscono nel dipingere gli altri tutti migliori di noi, come fossimo la feccia e la vergogna dell’umanità: assassini, stupratori, ladri, clandestini, mafiosi, sterminatori, razzisti, classisti, xenofobi.
    Costoro hanno anche i loro sostenitori e proseliti, come sempre accade, ai quali andrebbe il troppo facile consiglio di leggersi una paginetta del tanto vituperato libro “Cuore”.
    A costoro, intrigati nella loro dialettica e frementi dalla smania di sfogarla, dedico personalmente quello che più temono: il silenzio.

  12. Caro sig. Sandro Bari,
    concordo pienamente con la prima parte del suo commento, ovviamente molto meno con la seconda.
    Se lei non si sente offeso di fronte ad affermazioni che definiscono criminali delle persone solo perché non sono nate in Italia è un problema suo non mio; io mi sono sentito offeso, e come me tanti altri, nello stesso modo in cui mi sento offeso quando leggo i giudizi riservati ai nostri connazionali quando eravamo noi ad emigrare sia come essere umano in quanto tale sia perchè mi riportano alla memoria i trattamenti riservati a mia madre, ai miei zii e ai miei nonni quando nel 1935 emigrarono non in un altro continente ma da Napoli prima a Torino e poi a Milano in seguito al trasferimento di mio nonno che era cancelliere in tribunale (se vuole un giorno le presento mia madre, così se li fa raccontare di persona).
    Per di più io non ho mai scritto che noi siamo peggiori degli altri, più semplicemente ho scritto che non siamo migliori (a quel che mi risulta i criminali italiani esistono in abbondanza, e non credo che negarlo sia atto positivo nei confronti del nostro paese).
    Sinceramente poi mi sembra riduttivo (e antistorico) liquidare il ventennio semplicemente con la buona fede, ma a quanto pare è un atteggiamento oggi di moda.
    Non ritengo di avere lezioni da dare, ma vorrei capire perchè è “elegante” un intervento contenente affermazioni che io continuo a ritenere razziste (se secondo lei il mio giudizio è errato, le chiedo di darmi lei una definizione più appropriata di quelle affermazioni) e non lo è quello che le definisce come tali; che c’entra tollerare il dissenso altrui? A prescindere dal fatto che, sempre per il corretto uso della lingua italiana, sono stato io a dissentire (si dissente di fronte a qualcosa che è stato già affermato, non il contrario); quando io faccio affermazioni in pubblico, metto tranquillamente in conto di poter essere contestato, anche duramente; in genere lo si chiama confronto democratico.
    Per chiudere, sempre per il corretto uso dell’italiano, o si sta in silenzio o si parla e mi sembra che lei abbia, più che legittimamente, parlato, quindi a quale silenzio si riferisce? E perchè poi dovrei temerlo? Rispetterò, che non vuol certo dire che condivido, quello che lei afferma o affermerà così come rispetterò il suo silenzio, ma sinceramente può star sicuro che non mi straccerò le vesti qualora decidesse di scegliere questa seconda strada.
    Michele G.

  13. ooohhhh! Che pizza che sei Michele!!! Stavamo parlando di cani, e come al solito il discorso non fa altro che ricadere sulla politica, sul razzismo e quant’altro di noioso ci sia!! Volete perfavore suggerire proposte alternative interessanti a Villa Bau visto la vostra spiccata intelligenza?

  14. Caro/a Manu,
    che ti devo dire: per me non sono questioni noiose, poi ad ognuno decidere il proprio livello di gradimento e condivisione sulle stesse; farei anche notare che a deviare dal tema dei cani non sono stato io, ma, a quanto pare, se lo si fa per insultare ed accusare aprioristicamente di ogni male dei poveri cristi in condizioni di miseria estrema e di forte disagio sociale non dà fastidio a nessuno, se lo si fa invece per controbattere nel merito tali deviazioni dal discorso casca il mondo; solo questo fatto è secondo me indice di una società gravemente malata, ma tant’è.
    Per le proposte interessanti sulla vicenda VillaBau, come ho già scritto, mi sembra che le osservazioni contenute nella prima parte dell’ultimo commento di Sandro Bari (fino al “Tutto qui”, tanto per intenderci) sono le più sensate e condivisibili che siano state fatte in questa sede.
    E comunque anche parlare di VillaBau e dei cani è Politica, anche se la cosa ti annoia.
    Michele G.

  15. cani=politica????Non credo proprio! Cani è sinonimo di amore sincero, affetto incondizionato… prova a parlare a un cane di politica, forse è la volta buona che si mette a ridere pensando: “Ah! Questi uomini!!!!”

  16. Caro/a Manu,
    stai facendo confusione tra quella che è la Politica, ovvero la scienza del vivere insieme (materia sulla quale, concordo con te, avremmo molto da imparare dai cani) ed i politicanti da strapazzo che ci toccano in sorte (da una parte e dall’altra).
    Ciao
    Michele G.

  17. Nel parco cani di Via dell’Alpinismo i “signori” del Tennis hanno sottratto un pezzo di verde all’area pubblica dei cani.
    https://www.vignaclarablog.it/200908086963/area-cani-via-alpinismo-altro-pezzo-verde-pubblico-concesso-privati/

    Ma dai vari MAX, Francesca, Giovanna, Massimone, Pat etc, amanti degli animal che tanto hanno difeso lo spazio per i cani ed i loro padroni … silenzio assoluto.

    Forse perché non c’è il “business?

    Un poco di coerenza non guasterebbe.

  18. Caro Stefano G., a voler essere precisi, il business c’è eccome: solo che qui sono gli amici a quattro zampe e lì invece i campi da tennis; e infatti qui si difendono i diritti dei cani, lì i diritti di chi vuole praticare un po’ di attività sportiva; diritti sacrosanti in entrambi i casi, ma certo sembra strano che vengano tirati in ballo solo a danno del pubblico demanio e a difesa di affari privati, insomma la coerenza ci sarebbe pure, ma non quella che ti aspettavi tu.
    Come disse un vecchio (ma tuttora saldamente in sella) volpone della nostra storia repubblicana “A pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca.”.
    Ciao
    Michele G.

  19. Sono circa 3 anni che frequento (non molto assiduamente,purtroppo) Villa Bau,siamo infatti nel 2011,solo oggi pero’ ho letto i vari commenti .Sono avvilita,perche’ pensavo che i tempi fossero cambiati,che ci fosse un po’ piu’ di apertura mentale, un po’ meno ipocrisia, in pratica forse speravo solo che ci fosse un po’ meno stupidita’!Mi rivolgo ai vari ecologisti che si riempiono la bocca di riserve naturali,di spazi pubblici tolti agli utenti.etc…etc…Per la maggior parte sono quelli che parlano tanto di ecologia,ma poi quando si tratta di parlare di animaletti se ne stanno bene alla larga,perche’,chissa’ li inquinano,non sanno niente di canili,portano i loro urlanti mostri partoriti con il consenso generale della societa’ cosidetta “normale”,nelle spiagge,nelle riserve,nelle oasi,dove la cosa,diciamo piu’ normale e’ quella di lasciare lee loro deiezioni sotto un cespuglio,neanche raccogliendola,perche’ tanto si sa’ e’ santa,il loro vomito puzzolente per aver mangiato quintali di merendine chimiche e coca cola,tanto fa’ da concime,nonche’ tirare sassate per vedere come fuggono gli uccellini dagli alberi! Cosa posso dire,non ci arrivano con il loro piccolo cervelletto tanto normale ed ecologista a pensare che salvaguardare gli animali e’ salvaguardare l’ambiente???? E per “salvaguardare” intendo far vivere bene questi esserini,per lo meno in modo dignitoso!Il mondo un tempo era loro,erano i padroni incontrastati di questo mondo,e noi gli abbiamo tolto tutto!Io vivo sul mare,a Civitavecchia,eppure non e’ possibile portare anche su spiagge pochissimo frequentate perche’ i famosi ecologisti ,che di solito frequentano quel tipo di spiagge,chiamano la guardia costiera,ed anche se sei lontano un Km. da loro temono chissa’ che cosa e quali malattie da esserini ben piu’ sani e vaccinati dei loro mostruosi figli.Non parliamo poi dei “nazionalpopolari”,che non capiscono niente ne’ di ecologia, ne’ di animali,ma solo per sentito dire ,visto che attivare le poche cellule cerebrali che gli vagano nel cervello e’ faticoso,hanno il terrore di temibili malattie,decisamente meglio una centrale nucleare o a carbone piuttosto che un canetto,o meglio ancora non pensare e preoccuparsi dell’ultima nomination del “grande fratello”,quello si che e’ importante!!!Solo un ultimo pensiero va’ anche a chi i canetti li ha,ma solo per far scena,quindi via ,a razze stranissime in cui ci son incroci assurdi che creano mostri,si mi dispiace dirlo, mostri, anche se loro non lo sono mai,con difficolta’ respiratorie,malattie alle ossa, aggressivita’ esagerata,ed ogni qualsivoglia di problemi,ma che importa e’ all’ultima moda!I veri mostri siamo noi!!Non saro’ simpatica a nessuno, ma la mia intenzione non era di esserlo,ho ribadito solo cio’ che continuamente dico,mi spiace solo sia giunto in ritardo, e quasi quindi senza senso,ma dal 2009 ad oggi niente e’ cambiato, e se permettete mi sono presa un sano momento di sfogo.Solo un’ultima cosa,non ho interessi di business con il bau village, vorrei solo un p’ pi’ di attenzione e di interesse per gli animali ed anche per chi per lo meno ci prova a fare qualcosa,anche se c’e’business,ditemi dove non c’e’!!!!! Ciao Mafalda

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