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Pillole di sicurezza – Gated communities 1

pilloleIl nostro primo appuntamento e’ stato oltre un mese fa. Oggi riprendiamo queste brevi note dopo un periodo di tempo segnato da episodi di cronaca che ci hanno fortemente coinvolti e che hanno riguardato proprio i nostri temi sulla sicurezza delle citta’ e delle comunita’. Le nostre riflessioni infatti non possono che registrare quanto la cronaca purtroppo ci propone, ma devono, per cercare di capirne le origini, tentare di scavare un po’ di piu’, andare piu’ a fondo, trarre degli elementi per interpretare le linee di tendenza del nostro modello di societa’ e di convivenza.

La sicurezza è una delle cartine di tornasole più efficaci e dense di significati, e gli episodi di cui parlavo all’inizio ci interrogano anche sulla necessità e validità delle cd. gated communities, letteralmente “comunità recintate”. Ma cosa sono? Da dove nascono e perché?

Facciamo un breve viaggio indietro nel tempo e andiamo negli Stati Uniti tra la metà degli anni 50 e i primi 60, quando le angosce maturate e cresciute durante la seconda Guerra Mondiale si alimentavano delle teorie “sulla fine del mondo” originate dalla minaccia nucleare, del maccartismo contro i nemici della patria, annidati nella casa del vicino che tagliava l’erba accanto a noi, dei primi episodi di violenza da parte delle bande giovanili, attribuite al nascente rock, delle rivolte nei ghetti neri, della diffusione delle droghe associate all’affermarsi della controcultura libertaria e radicale.(*)

Bene, questo mix di angosce e ansie (che, detto per inciso, era la cifra caratteristica di un periodo di snodo della storia del Novecento –  dopo sono stati Berkeley e il Free Speech Movement, la rivolta contro la guerra in Vietnam, il 68, il movimento femminista,etc.. – così come quello attuale è un periodo di locandina-un-volto-nella-folla.jpgpassaggio dal novecento ad una nuova storia ancora da scrivere) ha provocato, tra le altre conseguenze, una progressiva decomposizione del tessuto sociale, con il fallimento dei progetti di integrazione razziale, bruciati  nell’agosto del 1965 dai roghi di Watts, ghetto nero di Los Angeles. Ad aggravare drammaticamente la crisi, le difficoltà economiche degli organi pubblici locali con drastiche riduzioni dei budget e della fiscalità locale fino a rendere difficile anche la gestione delle infrastrutture di base e dei servizi. Città attive e dinamiche si sono presto trasformate in luoghi semiabbandonati e degradati (la sola Detroit è passata da poco più di due milioni di abitanti a meno di un milione, con migliaia di edifici abbandonati, strade semideserte, pochi passanti). Oggi circa il 60% della popolazione urbana americana vive nei cd. suburbs o Edge cities (città marginali) o Gated Communities appunto.

Questa enorme espansione di edilizia residenziale tra l’altro è una delle basi socio-economiche della crisi dei mutui, ma questo è un altro discorso. Comunque li si voglia chiamare sono degli insediamenti formatisi sull’assunto di interessi comuni per i quali si ritiene di possedere il diritto di organizzarne la tutela, sottraendosi quindi a quegli aspetti della vita urbana percepiti come pericolosi e fonte di insicurezza per gli individui. Oggi più di 8 locandina-the-manchurian-candidate.jpgmilioni di cittadini americani vivono nelle gated communities ( ce ne sono di diverse tipologie) protetti da guardie private, tecnologie di video sorveglianza, sbarramenti e dissuasori architettonici. E sono in continuo aumento… La privatizzazione dello spazio pubblico che ne deriva, il concetto di provvedere autonomamente alla difesa dei propri interessi, primo dei quali la sicurezza di se e della propria famiglia, trae la sua origine dalla sempre più diffusa sfiducia verso la capacità degli organi di governo locali e centrali di affrontare e risolvere i problemi posti dalle complessità gestionali dei trasporti, della viabilità, dei servizi, della sicurezza, difficoltà provocate spesso da scarsità crescente delle risorse economiche da destinare a politiche di lungo periodo.

Questa breve e necessariamente succinta premessa ci introduce ad uno sguardo alle nostre città e alle nostre paure che svilupperemo nel prossimo intervento di domani, domenica 26 aprile, alle ore 17. Appuntamento su VignaClaraBlog.it
PierLuigi Tedesco

(*) Per chi fosse interessato, il cinema americano ha prodotto decine  di bei film su questi fenomeni, cogliendo gli aspetti di drammatica trasformazione che stava subendo la società, gli individui e la famiglia. Alcuni titoli per chi è curioso: quasi tutti i film di Elia Kazan da Un volto nella folla a Splendore nell’erba a Fronte del Porto a la Valle dell’Eden a Un Tram chiamato desiderio,e poi Manchurian Candidate, Come Eravamo (The way we were) del 1973, splendido film sul passaggio d‘epoca, l’Invasione degli Ultracorpi, fino ai più recenti Il Prestanome, Indiziato di reato, Pleasantville, Good Night and Good Luck, American Beauty, Revolutionary Road e molti altri.

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