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Pillole di sicurezza – la mixofobia

pills3.jpgSicurezza, nelle strade, nelle nostre case, per i nostri figli, nelle aziende in cui lavoriamo: qualcosa che sembrava appartenere fino ad una decina di anni fa al nostro vissuto quotidiano, di cui, fatte salve poche, clamorose eccezioni, non metteva conto neanche di parlarne. Ma oggi, niente e’ piu’ come prima: i nostri riferimenti quotidiani, le strade abituali, le persone che incontriamo, i mezzi di trasporto che utilizziamo, ci appaiono spesso come estranei e fonte di pericoli.

Eppure nella stragrande maggioranza dei casi quei luoghi cosi’ abituali non hanno niente di diverso rispetto al passato..forse qualche persona che incrociamo, una fisonomia non consueta, uno sguardo figlio di un’altra cultura.
E poi, quella vecchia casa disabitata all’angolo, era in vendita, ora e’ circondata da sterpaglia incolta, vetri e infissi rotti, mal frequentata; dicono che vi si riuniscono spacciatori..mio figlia passa spesso di qui prendendo la scorciatoia per il liceo. Ci sentiamo pero’ piu’ sicuri nella nostra casa, nel residence sorvegliato (ci sono le telecamere), chiuso, ben protetto. Queste erano le motivazioni del nostro acquisto, la’ fuori ormai succedono cose strane…Un pò di navigazione Internet ci rilassera’.. un po’ di facebook, gli amici, tanto VignaClaraBlog per vivere il nostro quartiere….ma non riusciamo a trattenerci dal dare un’occhiata alla nostra posizione in banca….ci mancava anche il phishing! Fammi cambiare la password, fammi aggiornare l’antivirus, i trojans, i worms, i dialers… Non ce la faccio piu’. Mi sento assediato!

Queste poche righe sono meno inverosimili di quanto si creda e ci trascinano al cuore del problema della nostra sicurezza, evidenziandone alcuni aspetti, che ne richiamano altri. La complessita’ e’ la cifra dei nostri tempi. la nostra sicurezza non fa eccezione.
Nel brano che avete appena letto si parlava di mixofobia, broken windows theory, microcriminalità, videosorveglianza, gated communities, web security, percezione di assedio e di insicurezza.
Sono tutte parole chiave che ci aiuteranno a capire meglio la complessita’ della sicurezza nella complessita’ del mondo che ci circonda e risponderanno, forse, insieme ad altre, a qualche perche’. E le risposte sono sempre l’inizio della consapevolezza.
Se volete iniziamo ora questo cammino parlando di Mixofobia.

Quante volte, in citta’ straniere o piu’ semplicemente in alcuni quartieri della nostra citta’ abbiamo avvertito una sorta di disagio interno, non ben qualificabile, folla.jpgche oscillava tra l’attenzione vigile e una sottile sensazione di angoscia. A ben vedere non sapevamo forse di cosa si trattava, ma sapevamo benissimo da che cosa era provocato: eravamo infatti circondati in modo piu’ o meno totalitario da “diversi” rispetto a noi, o perche’ di lingua e nazionalita’ diversa (tendenzialmente non europea) o perche’ non appartenenti al nostro consueto contesto sociale. E’ la paura che l’individuo avverte, nel proprio contesto abituale, quando viene messo a contatto con la diversita’. Le citta’, storicamente luoghi di protezione per il singolo e per la comunita’ che le abitava, oggi si rivelano dense di minacce e di pericoli.

La mixofobia si manifesta, scrive Bauman, nella spinta a ritagliarsi isole di similitudine. Il sentimento del ‘noi’, diventa un modo per isolarsi dalla diversita’, frequentando solo i ‘simili’, o i presunti tali. La globalizzazione, infatti,  ci ha sradicati, ci ha reso fragili, ci ha tolto punti di riferimento. Analizzare le reazioni e le modifiche che la mixofobia induce nel nostro comune sentire e‘ materia di piu’ approfondite disanime.

Per l’obiettivo che ci siamo posti nello scrivere queste righe (l’argomento è molto ampio e investe diverse discipline) è sufficiente indicare alcuni pericoli che 
gia’ si intravedono:
* le tendenze segregazioniste
* la creazione di comunità di simili
* la separazione territoriale (le “gated communities”)
* l’impoverimento culturale

Le strade possibili per entrare in un mondo nuovo, che sta cambiando sotto i nostro occhi, non passano pero’ per le nostre mani: soluzioni locali a problemi tante-strade.jpgglobali non sono praticabili.  Ma il lavoro che dobbiamo fare su di noi e’ comunque impegnativo, ma non evitabile: questo e’ il mondo che ci sara’, che ci piaccia o no. E quindi dobbiamo aumentare la nostra capacita’ di interpretare e capire altre culture e altre popolazioni, chiedendo in cambio che questo avvenga anche nei nostri confronti, favorire con opportuno politiche sociali ed educative inserimenti e integrazioni, ma mostrare la massima fermezza nel non permettere che in questo processo difficoltoso e lungo si inseriscano spinte criminali e di converso tentazioni di erigere barriere che il tempo e la storia si incaricheranno comunque di abbattere.    
PierLuigi Tedesco

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4 COMMENTI

  1. Ben vengano questi approfondimenti, ogni tanto è bene parlare di questi temi sociali e non solo di quello che succede nel municipio o delle buche nelle strade. La nostra vita di tutti giorni è fatta anche di percezioni e di tendenze impalpabili sulle quali non ci soffermiamo mai più di tanto, almeno io, finchè poi non arriva qualcuno che riesce a concretizzarle e a metterle nero su bianco. Bravo sig. Tedesco, spero di leggere ancora qualcos’altro di suo su questo tema.
    Anna Maria

  2. MIXOFOBIA … ora ci mancava anche questa!
    L’articolo è scritto bene: è il contenuto che mi sbalordisce. Mi fa molto piacere di essere aggiornato sull’attualità di Roma Nord, ma di queste “mixofobie” ne faccio volentieri a meno. Dopo la xenofobia e il razzismo, ora lasciamo intravedere pure tendenze segregazioniste con creazione di comunità di simili e separazioni territoriali con impoverimento culturale. Ma non fatemi ridere o piangere, per favore! Se non potete fare a meno di inviarmi cose analoghe … intellegenti pauca!

  3. Quanto clamore per nulla ! Di solito se su un giornale io trovo un articolo che non mi piace giro pagina e basta, mica mi metto ad inveire contro il direttore !
    Per me qusto articolo è interessante, neanche conoscevo il termine di mixofobia. Dico però che manca di una conclusione, fa pensare ma lascia degli interrogativi, sembra quasi una provocazione. Forse è voluto ? Ma in fondo è questo lo scopo di un blog, non solo dare notizie ma aprire un dibattito fra chi le legge. Saluti.
    Roberto Branca

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