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Roma, segnali di fumo futuristi rosso Trevi contro le Olimpiadi di Pechino

Azione Futurista tornerà a colpire domani per i diritti umani in Tibet, contro le Olimpiadi in Cina. Evento top segret. Protagonista Graziano Cecchini l’artista che colorò di rosso Fontana di Trevi (di Emanuela Micucci)

graziano-cecchini.jpgI segnali di fumo si intensificano. A Roma, domani 9 Agosto, daranno vita a una grande manifestazione artistica contro l’occupazione del Tibet, per i diritti umani e della libertà di stampa in Cina. Una vera pacifica protesta contro le Olimpiadi di Pechino. Vedrà protagonista Graziano Cecchini, l’artista futurista che tinse di rosso l’acqua della Fontana di Trevi e che lanciò 500mila palline lungo la scalinata di Trinità di Monti. Ancora top segret luogo, orario e tipo di azione. Per tutti come sempre c’è la consegna del silenzio. Ma l’annuncio è stato dato due giorni fa e il secondo segnale di fumo anche. Ieri pomeriggio, infatti, Cecchini ha liberato dal terrazzo di un balcone di Roma vicino al Vaticano un pallone rosso gonfiato a elio, accompagnato da un fumogeno arancione per unire nella sua azione di protesta anche la liberazione del popolo Karen in Birmania. Ma è al Tibet ed alle Olimpiadi di Pechino che Azione Futurista guarda.

Cecchini sottolinea “l’importanza dell’occasione dei Giochi Olimpici per attirare l’attenzione sul governo di Pechino”. Su un’altra faccia della Cina, lontana dagli stadi e delle medaglie. E questa volta non è solo nella realizzazione della sua opera d’arte, accanto a lui la Comunità solidarista Popoli, Reporters Sans Frontiers, Laogai Reserch Fondation Italia, CdIP Casa d’Italia Prati e Rosso Trevi. “Ci stiamo preparando a scendere in campo, come gli atleti delle Olimpiadi. La differenza è che noi lottiamo per la giustizia, non per un pezzo di martello”, spiega Cecchini. “Assegnando a Pechino i giochi – continua – si nasconde la realtà dei laogai. Domani non potrete dire IO non sapevo”.
Successivamente, sono stati lanciati in aria altri cinque palloni di grandi dimensioni e fumogeni di colore arancione allo scopo di “risvegliare le menti addormentate”, ha spiegato Cecchini. Del resto, “la nostra estasi. Il nostro delirio innovatore trovano forza nella battaglia per i diritti umani”, si legge nel testo in prefetto stile manifesto futurista con cui è stato dato il primo annuncio dell’azione artistica.
Ma “non finisce qui – ha già annunciato Cecchini – Seguite i segnali di fumo”.

rosso-trevi.jpgDomani, dunque, un grande evento di protesta si alzerà dal cielo di Roma per abbattere la coltre di silenzio creata dal governo cinese. “Una macchia di colore vi tumulerà”, chiosa l’appello di Azione futurista.
“Siamo qui per esprimere la nostra solidarietà al popolo tibetano oppresso”, spiega Toni Brandi, presidente di Laogai Italia, l’associazione che prende il nome dai campi di concentramento del regime comunista cinese, dove per 18 ore al giorno sono costretti al lavoro forzato sia uomini che donne. Una barbarie istituzionalizzata.
“I cinesi hanno occupato i nostri territori – racconta il monaco tibetano Gesce Lobsan Wang Du, scappato in India nel 1949 e in questi giorni a Roma – sono 50 anni che denunciamo la nostra situazione, ci sentiamo ignorati dal mondo”.
E Silvia Benedetti, responsabile dell’ufficio italiano di Reporters sans Frontieres, ricorda che in Cina “giornalisti si trovano al momento in carcere, così come circa 50 cyber-dissidenti”. Spie delle tante violazioni dei diritti umani perpetrate dal governo centrale di Pechino che la manifestazioni di domani intende portare in primo piano.
Emanuela Micucci

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2 COMMENTI

  1. Finiscono oggi le Olimpiadi della vergogna, paragonate, non a torto, a quelle di Berlino nel 1936, trasformate in una manifestazione di propaganda a favore di un regime tirannico.

    Il CIO, il comitato internazionale che soprassiede all’organizzazione dei giuochi, quando, nel 2001, Pechino fu scelta per ospitare l’evento di quest’anno, assicurò che gli stessi giochi sarebbero stati assegnati ad un’altra città, qualora la situazione dei diritti umani in Cina non fosse migliorata. Invece, malgrado, come è sotto gli occhi di tutti, la tirannide di questo regime comunista sia diventata ancora più feroce (maggior numero al mondo di sentenze capitali, sistematico ricorso alla tortura ed all’arresto senza processo, espianto di organi senza alcun consenso dei parenti, negazione assoluta dei diritti sindacali, censura su tutti i mezzi di informazione, feroce sfruttamento del lavoro minorile ecc.) la comunità internazionale, sportiva e non, fa finta di niente e ficca la testa sotto la sabbia, al punto che lo stesso CIO non ha fatto alcun pronunciamento ufficiale al riguardo, nè per la libertà dei cinesi, nè per quella dei tibetani. Invece, ad esempio, ha emesso un comunicato ufficiale per stigmatizzare l’atteggiamento di Bolt, accusato di esultare troppo dopo le sue vittorie!

    Non meno vergognoso è stato poi l’atteggiamento Italiano, visto che il Governo ha inviato un suo esponente di rilievo, nella persona del Ministro degli Esteri Franco Frattini, a fare da festante testimone alla cerimonia di apertura. D’altra parte parliamo dello stesso Ministro che, al contrario dei suoi colleghi tedeschi e francesi, a suo tempo si è rifiutato di incontrare il Dalai Lama per non infastidire “gli amici cinesi” (testuale).

    E allora viva la faccia di Clemente Russo e Josefa Idem che hanno dedicato le loro medaglie ai cinesi che soffrono.

    Le olimpiadi sono finite. E’ finita una grande occasione per cercare almeno di far conoscere a tutto il mondo la reale situazione in cui è costretto a vivere un miliardo e mezzo di persone. E allora facciamo almeno che non finisca la memoria. E continuiamo a parlare della schiavitù del Tibet, e della ferocia dei laogai. Servirà anche quello perchè dal logos nascono i fatti.

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