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Multe pazze a Roma, atto terzo: indagine della Guardia di Finanza

copertina_rm_locali_w540.jpgSpicca la notizia sulle prime pagine delle cronache romane dei quotidiani di oggi: sulla base dell’ipotesi di reato di truffa la Guardia di Finanza ha aperto un’indagine sul caso delle “multe pazze”, risalenti anche a dieci anni fa, notificate dalla Gerit SpA negli ultimi mesi a migliaia di cittadini romani.

Ne abbiamo parlato anche noi nell’articolo del 18 Ottobre e poi in quello del 2 Novembre nei quali abbiamo ricostruito i fatti e l’avvento (un po’ disastroso) della Gerit nel sostituire il precedente Ente riscossore dei tributi per conto del Comune di Roma; ma oltre alla nostra ben altre più autorevoli voci si erano levate, a partire da quella del Difensore Civico per giungere a quella del Prefetto di Roma, perchè, cosa ancor più grave, le ingiunzioni di pagamento erano accompagnate dalla minaccia di sequestro dei beni immobili e mobili o addirittura dalla notifica di prossima vendita all’asta dell’appartamento di proprietà del presunto moroso.

Il caso è stato trattato anche nella trasmissione “mi manda Rai 3” del 2.11 nella quale sono state presentate alcune situazioni limite: un cittadino ha ricevuto in poco più di un anno iscrizioni a ruolo per multe elevate ad automobili che non ha mai posseduto; ad altri sono arrivate multe per vetture immatricolate in diverse parti della penisola; ad un altro cittadino in un primo momento è stato inviato il preavviso di fermo veicolo per un pagamento sbagliato e poi, pochi giorni dopo, gli è stato pignorato il conto corrente, lasciandolo al verde; un altro ancora si è visto recapitare una cartella da 32 euro a fronte di 4 centesimi pagati in meno per la tassa di possesso di un autocarro.

Numerose delle ingiunzioni inviate in questi mesi riportavano poi, un po’ subdolamente, l’avvertenza che ”…la presente lettera non costituisce atto autonomamente impugnabile e non si applica quindi l’articolo 7 della Legge 212/2000 che impone l’obbligo di indicare il termine, l’organo giurisdizionale o l’autorità amministrativa cui è possibile ricorrere in caso di atti impugnabili…” . il significato ? una diffida od un sollecito non sono provvedimenti giuridici e pertanto non trattandosi, in senso tecnico-legale, di un atto impugnabile il cittadino non ha diritto a presentare alcun ricorso e, in teoria, non ha alternative: deve solo pagare.

Insomma, dopo tutte le proteste dei cittadini, gli autorevoli interventi di cui sopra, le diffide delle Associazioni dei Consumatori, la mozione con intenti normalizzatori del Consiglio Comunale di Roma, era inevitabile l’avvio di una indagine ed in tal senso si è attivata la Guardia di Finanza. Sia chiaro, come riporta La Repubblica, al momento ” … non ci sono certezze su eventuali reati….. gli investigatori dovranno però comprendere se dietro gli avvisi di pagamento esistano solo grossolani errori oppure comportamenti dolosi per incrementare le entrate in modo illecito“.

Non ci resta che attendere l’atto quarto, la fine dell’indagine. Nel frattempo registriamo una singolare ed apprezzabile proposta dell’Onorevole L.Ciocchetti che lancia un appello a tutti i colleghi parlamentari romani chiedendo l’impegno comune a presentare un emendamento alla finanziaria per porre fine a tale a vicenda.

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3 COMMENTI

  1. Se si trattasse anche “solo” di grossolani errori, in che modo verrebbero risarcite le vittime di questi errori ?
    Come minimo occorrerebbe che risarcissero alle vittime il tempo perso e in alcuni casi più gravi anche danni morali.

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