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Piazzale Ponte Milvio: un suk o un salotto ?

piazzapontemilvio.jpgPiazzale Ponte Milvio: un suk quotidiano nel quale bancarelle, ambulanti, apette con fiori, restauratori improvvisati, venditori di chincaglierie spacciate per oggetti di modernariato e venditori con la merce (quasi sempre contraffatta) esposta su lenzuola stese a terra impediscono il passaggio ai pedoni, occupano il suolo pubblico, bloccano gli scivoli per i portatori di handicap, ostruiscono gli accessi ai negozi, sporcano e tutto questo sotto lo sguardo indifferente dei Vigili Urbani dediti, forse per specifica disposizione, solo al controllo del traffico.

Un suk che vede un quotidiana rotazione degli ambulanti che avviene in uno stato di ordine prestabilito: ma da chi ?

Ci piacerebbe sapere se vengano fatti sistematici controlli delle licenze, se presso il XX Municipio esista una regolamentazione del commercio su strada in questa parte del territorio, come mai non venga imposto agli ambulanti di pulire il posto occupato, perché alla chiusura dei banchi, verso le 14, la sporcizia, fatta da cartacce, scatole vuote abbandonate e stracci, regna sovrana.

 Ma consoliamoci, se pur serve a qualcosa consolarci, perché il problema è analogo in tante altre piazze e siti di Roma, che siano in centro storico od in periferia.  

Ed a tal proposito il Campidoglio informa che in questi giorni ha avviato una concreta azione per combattere l’assillante invasione di camion bar (già, non dimentichiamo la volgarità del camion con la porchetta  che staziona da aprile a settembre sotto la  Torretta Valadier !) bancarelle e venditori abusivi con merce contraffatta che ormai fa delle strade di Roma una Porta Portese perenne.

Per cominciare, il Comune di Roma ha inviato una lettera al Prefetto per chiedergli di fare in modo che carabinieri, polizia e guardia di finanza rafforzino l´attività di vigilanza e repressione in tutta la città. In secondo luogo è stata avviata la mappatura delle aree di pregio  dove la presenza dei venditori ambulanti autorizzati andrà diminuita, se non cancellata, cominciando dal centro storico per poi proseguire a macchia d’olio verso le periferie.  Altro passo sarà quello di subordinare il rilascio delle licenze all’autorizzazione delle sovrintendenze ai beni architettonici e culturali affinchè non si abbia più a vedere lo scempio di banchi e banchetti di magliette e souvenir da quattro soldi che, pur regolari, operano  a due passi da siti di rilevanza storico-artistica mondiale.

Insomma, qualcosa si muove. Attendiamo fiduciosi anche noi che il Comune di Roma e/o il XX Municipio restituiscano al Piazzale di Ponte Milvio tutta la dignità ed il decoro che si merita: quello del salotto buono di casa.  

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3 COMMENTI

  1. in tema di Ponte Milvio come salotto, ricordo che tempo fa su questo blog è stata pubblicata la notizia che sarebbe stato attivato un servizio di connessione wi-fi dalla torretta, gratuito e a disposizione di tutti. pero’ poi credo che non l’hanno più fatto perchè ho provato diverse volte a collegarmi senza trovare mai questa rete pubblica. ne sapete qualcosa ?

  2. è vero, si trattava di un comunicato stampa di giugno del Consigliere Molinari nel quale si anticipava la sottoscrizione di un accordo fra il XX Municipio ed il Consorzio Roma Wireless grazie al quale sarebbe stato installato sul tetto della Torretta Valadier un hot spot che avrebbe consentito ad un qualunque computer presente nella zona di collegarsi ad internet. eccolo:
    https://www.vignaclarablog.it/20070605225/wi-fi-a-ponte-milvio/

    a quanto pare non se n’è fatto più nulla.
    ma l’accordo è stato poi firmato ? e se si, come mai non s’è concretizzato ?
    gradiremmo lumi da parte del cons.Molinari o di altri suoi colleghi che fossero in grado di darci una risposta.

  3. Difficile commentare questo articolo senza divagare su altri temi che si affacciano prepotenti. Proverò a sintetizzare.
    Ponte Milvio è tutto un mercato, come cento altri luoghi meravigliosi dell’Urbe, e lo è perché ormai “di moda”. Anni fa c’erano solo i residenti, ora vengono da fuori, attirati non certo dalla storia o dall’ambiente, ma dalla frequentazione giovanile e purtroppo dalla “lucchettizzazione”.
    Non mi meraviglio che non vengano fatti rispettare i regolamenti comunali sulle vendite ambulanti: mi meraviglierei del contrario! Vengono forse fatte rispettare le più importanti regole (volgarmente chiamate “leggi”) che vietano l’aggressione, la rapina, lo stupro, l’omicidio?
    La sporcizia regna sovrana, dite… Ma perché, tutte quelle bottiglie che ogni sera vengono frantumate sui sampietrini, sulle pareti dei muraglioni, sulle banchine del Fiume, cosa sono? Non basterebbe imporre la vendita delle bevande in bicchieri di plastica? E VIETARE LA VENDITA DI BOTTIGLIE DI VETRO! Quando due anni fa abbiamo organizzato la manifestazione della Protezione Civile con l’esibizione del Gruppo Cinofili, nonostante la più accurata pulizia tra i selci sono rimaste schegge di vetro che ferivano gli animali (purtroppo senza scarpe).
    Mi dà meno fastidio il porchettaro, se fa un onesto lavoro e se lascia pulito intorno al suo camion.
    Quei venditori di paccottiglia che lasciano per terra i loro rifiuti guardandoti pure con aria sprezzante, invece, andrebbero presi per la collottola e sculacciati, ma sapete bene che solo a dirlo per scherzo ti accusano di razzismo.
    Un discorso a parte merita la vostra affermazione che riporto:
    “subordinare il rilascio delle licenze all’autorizzazione delle sovrintendenze ai beni architettonici e culturali affinchè non si abbia più a vedere lo scempio di banchi e banchetti di magliette e souvenir da quattro soldi che, pur regolari, operano a due passi da siti di rilevanza storico-artistica mondiale”.
    Ma vi rendete conto che sono proprio queste “autorità” che, incuranti delle istanze, delle proteste, delle dimostrazioni, degli interventi di storici, architetti, ambientalisti, permettono che venga sventrato il PIncio, che si appongano ascensori e rosticcerie al Vittoriano, che venga distrutto quel che resta del Foro Italico, che si mandi in rovina la Fonte dell’Acqua Acetosa, che si sbanchi una fetta di Villa Glori coi suoi alberi centenari per impiantarvi un supermercato, che si costruisca una “pompa di benzina” intorno alla sacra “Ara Pacis” e che vi si organizzi una mostra di vestiti… Costoro dovrebbero proteggerci dal commercio ambulante e abusivo?
    Oppure dovrebbero pensarci quelle altre autorità che permettono l’occupazione privata del suolo pubblico, l’appropriazione del terreno golenale da parte di circoli di “raccomandati”, l’installazione di cantieri eterni che non rispettano scadenze o penali?
    Ecco, dirà qualcuno, il solito polemico che contesta e non propone! No, il fatto è che le nostre proposte sono TOTALMENTE INASCOLTATE, non solo, ma mentre una volta la pubblica amministrazione si degnava di risponderti almeno per cortesia, ora TI IGNORANO, alla faccia della famosa delibera 57.
    Ve ne potrei raccontare, di battaglie per la salvaguardia dei nostri beni culturali, storici e ambientali, finite nel SILENZIO!
    Ma se neppure Italia Nostra riesce a farsi ascoltare, cosa potremo fare?
    Sono ottimista e positivo per natura, ma mi stanno facendo ricredere…
    Sandro Bari

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