
Franco Russo vive e lavora a Roma Nord; è un collezionista ed un esperto e dopo un lunghissimo lavoro di ricerca ha dato alle stampe uno straordinario volume dal titolo “Forma Cultri” (forma del coltello). Il libro, 700 pagine, è di grande formato (20X30), racchiuso in un cofanetto rigido e decisamente elegante.
Il sottotitolo è: “Storia e forma dei coltelli a Roma nei secoli XVII-XVIII-XIX”, si tratta quindi di un libro per appassionati del settore ma anche per gli storici o tutti coloro i quali sono interessati alle vicende della città eterna.
Attraverso la storia del “coltello romano” emerge un ritratto inedito, interessante ma anche curioso della Roma nel periodo tra il 1600 e il 1800; la futura capitale d’Italia aveva meno abitanti della Roma Imperiale ed era governata con fatica dallo Stato Pontificio: i “birri” non riuscivano a tenere a freno le intemperanze del popolino.
In quei tre secoli furono realizzate straordinarie opere artistiche e ingegneristiche eppure la maggior parte della popolazione viveva in una situazione di grave indigenza; Papi e Cardinali navigavano nell’oro mentre i romani, specie nel ‘600, vivevano in una città degradata dove i fatti di sangue erano all’ordine del giorno.
I numerosi Editti promulgati ad ogni occasione e le pene durissime inflitte ai colpevoli (si andava dai tiri di “corda” a lunghi periodi di galera sulle treremi pontificie; dal carcere a vita allo “squartamento”) non ridussero minimamente gli episodi di violenza spesso generati dalla ubriachezza (il vizio dei poveri).
Nonostante i tantissimi divieti di detenzione e porto di “cortello” la maggior parte degli uomini (ma anche le donne) possedevano una lama a cominciare dalle spade che nel 1600 venivano portate sia dai nobili che da commercianti, artigiani e uomini del popolo.
Scrive giustamente l’Autore in “Breve notazione sull’uomo romano” che si potrebbe pensare alla gente romana come uomini violenti e dediti ad azioni efferate; in effetti non era così. Al di là del carattere impetuoso (il “bullo” romano) e della necessità di apparire in ogni situazione “abbastanza virili” le cause dell’alto tasso di criminalità sono da ricercare nella condizione sociale delle classi più basse. I contrasti che nascevano a causa di una vita miseranda e condotta in promiscuità sfociavano inevitabilmente in scontri all’arma bianca. A cui peraltro non erano estranee le donne (per loro però c’era il carcere e non la galera).
A partire dal ‘700 le cose a Roma un poco migliorarono ma non diminuirono affatto gli accoltellamenti; i divieti sull’uso e sul porto di coltelli ma anche di altri attrezzi erano così tanti (e spesso fumosi e contradditori) che gli artigiani riuscivano a lavorare con grande fatica. A Roma, in quell’epoca, erano attive non meno di 100 botteghe di “coltellinai” che producevano strumenti di vario tipo e varie misure (paradossalmente i maggiori divieti riguardavano le lame corte più facilmente occultabili).
I romani, per regolare le loro faccende, usavano “coltelli serratori” (coltelli a serramanico o folder) e “coltelli fermi al manico” (coltelli a lama fissa) di ogni tipo; il bel “coltello romano” aveva la lama molto acuminata, il manico in corno di bovino, nero, una molla che teneva fissa la lama una volta aperta e un anello per agire sulla molla.
Ancora oggi questo bel coltello regionale viene prodotto da noti coltellinai.
“Forma cultri” oltre ad essere bello da un punto di vista squisitamente estetico è anche un libro di straordinario interesse nato non soltanto da una grande passione ma anche da una lunghissima ricerca (durata quasi 10 anni) soprattutto negli archivi di stato. I verbali di una tempo, scritti a mano e con il disegno incerto della lama all’origine del delitto, ci riportano indietro nel tempo quando la Roma dei Papi tra splendori e straordinarie opere artistiche, era anche la Roma di uomini sanguigni, virili, violenti e decisamente “veraci”.
Il libro, il cui costo è di 68 Euro (73 con la custodia rigida) va richiesto direttamente all’autore: franchood@gmail.com.
Francesco Gargaglia
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